Italia

C'è l'olio lucano per tenere accesa la lampada votiva sulla tomba di san Francesco

Oltre ottomila fedeli hanno presenziato ad Assisi lo scorso 4 ottobre. La nostra è una regione fortunata, ha dichiarato il governatore Vito De Filippo. Con questo gesto si apre un importante orizzonte di unità e indivisibilità del Paese

10 ottobre 2009 | Carlotta Baltini Roversi

L'unità spirituale si ritrova nel grande simbolo evocativo dell'olio che si ricava dalle olive. Una lampada votiva arde infatti in modo perenne presso la tomba di San Francesco ad Assisi.

Appena ascoltate le parole del Crocifisso in San Damiano, il santo assisate pensò bene di offrire quale immediato gesto di amore, del denaro a un sacerdote affinché comprasse dell'olio per far ardere una lampada di fronte a un'immagine così miracolosa.

Nella “leggenda dei tre compagni” Tommaso da Celano chiarisce le intenzioni di frate Francesco, il quale voleva che la sacra immagine non venisse mai privata dell’onore di una lampada votiva.

Un lume perenne, con il rito del dono dell’olio che vede coinvolte le diverse regioni d’Italia, in offerta al Santo Patrono del Paese, quale segno di gratitudine e riconoscenza. Dopo il Veneto, è toccato così alla regione Basilicata fornire il prezioso succo di olive.

L'olio è stato donato da aziende olivicolo-olearie delle due province lucane, Potenza e Matera. L’azione è stata predisposta tecnicamente dagli Uffici del Dipartimento agricoltura, coordinati dal dirigente generale Pietro Quinto, che hanno raccolto ben 26 quintali di olio extra vergine di oliva da circa 70 frantoi.

Il presidente della Basilicata Vito De Filippo ha espresso un sentimento di grande emozione: “La nostra sarà un pacifica occupazione della città di Assisi. Lla Basilicata - ha proseguito - è una regione fortunata a guidare questa speciale festa perché è orizzonte importante di unità e indivisibilità del Paese che si esprime nel Santo Patrono d’Italia”.

Non c'è stata soltanto l'offerta dell'olio. I doni che la Regione Basilicata ha offerto alle due comunità francescane, Sacro Convento e Porziuncola, consistono anche nel restauro di un arazzo cinquecentesco e del tetto della Porziuncola.

Il gesto della consegna dell'olio è stato molto sentito, l'emozione era palapabile. E’ dal 1939 che, ogni anno, il 4 ottobre si ripete tale gesto simbolico in occasione del quale di volta in volta una regione italiana è chiamata ad offrire l’olio che alimenta la lampada votiva posta nella cripta del santo nella Basilica d’Assisi.

“Chiediamo al Santo di sostenere con le sue spalle la nostra fede affiche diventi operosa e renda la Chiesa,che vive nel mondo secolarizzato, piena di vera testimonianza cristiana”. E’ questo il messaggio lanciato durante la messa solenne nella cappella papale di Assisi dall'arcivescovo di Potenza Agostino Superbo”.

“San Francesco – ha aggiunto Superbo - ci aiuterà ad essere veri cittadini della nostra Italia. Il cristiano vive sempre orientato verso la Patria celeste , ma assume con sapienza e amore la responsabilità di tutte le problematiche della città terena, affichè la divinità dell’uomo, dei poveri soprattutto, sia sempre al centro di tutte le legislazioni e delle programmazioni politiche”.

Anche le organizzazioni di categoria plaudono all'iniziativa dello scorso 4 ottobre ad Assisi. “La donazione dell’olio lucano che alimenterà la lampada votiva ad Assisi per San Francesco - ha sostenuto il vicepresidente della Cia della Basilicata Paolo Carbone - è sicuramente un atto di devozione popolare cristiana, ma può diventare anche un’occasione di promozione dell’olio di qualità della nostra regione, specie in una fase di grande difficoltà per i produttori e per contrastare l’assalto dell’ agropirateria che mette in vendita in tanti supermercati (anche in Basilicata) olio di oliva senza una chiara etichetta di provenienza”.

“Nel mondo agricolo lucano - ha aggiunto Carbone - la devozione cristiana rappresenta un valore fondamentale e si esprime in tante manifestazioni religiose e popolari. E’, infatti, molto diffusa la tradizione della benedizione delle olive appena raccolte e di specifiche funzioni religiose nei comuni del Melandro, delle Colline Materane e del Vulture dove sono più diffuse le aziende olivicole”.

L'operazione si spera dia frutti anche sul fronte dell'immagine. “Ci aspettiamo - ha tenuto a precisare il vicepresidente della Cia regionale Carbone- un ritorno per i nostri produttori". Non per una questione puramente di gretta opportunità commerciale, si intende, ma per ragioni più nobili.

Gli olivicoltori lucani si devono difendersi dalle speculazioni e dalla crisi di mercato. Carbone è chiaro: "un litro di extra vergine convenzionale (senza un marchio Dop) è mediamente venduto a 3,1 euro se sfuso e a 5,60 euro se confezionato, con una maggiorazione dell’82 per cento. Nel caso dell’extra vergine bio, sempre più richiesto dai consumatori, invece si registrano per il prodotto confezionato prezzi più che raddoppiati rispetto allo sfuso: 6,7 euro contro i 3,3 euro al chilo”.

“Se è vero che la qualità del prodotto deve contribuire a creare valore aggiunto, comunque -ha commentato il vicepresidente della Cia- non mancano casi di speculazione. Senza un’etichetta chiara e trasparente e soprattutto in mancanza dell’indicazione di origine, per l’olio d’oliva ‘made in Italy’, oltre al danno economico rilevante, significa avere pesanti ripercussioni anche per l’immagine del nostro prodotto sui mercati mondiali. Per questo occorre impegnarsi per ottenere, dopo la dop dell’olio del Vulture, la Dop unica per tutto l’olio extravergine prodotto in Basilicata, la costituzione del Distretto rurale dell’olio per preservare le vocazioni produttive dei singoli territori e offrire servizi agli agricoltori, misure per sostenere il giusto reddito agli olivicoltori, un Piano di settore olivicolo legato alla programmazione dei fondi europei Psr 2007-2013”.

Per chi non conosce bene l'olivicoltura lucana, va precisato che le aree in cui l’olivo è più presente sono il Vulture, il Melandro e il Materano con i comuni di Ferrandina, Miglionico, Grottole, ecc. Le cultivar più utilizzate sono Ogliarola del Vulture, Coratina, Frantoio, Leccino, ecc. Mentre nel Materano il comune con il patrimonio olivicolo più elevato è Ferrandina.

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