Italia

L'agricoltura italiana deve vivere di reddito e non di sussidi

L'agricoltura italiana deve vivere di reddito e non di sussidi

La crisi del sistema agricolo nazionale non sta nei numeri prodigiosi dell'export ma in quello dei prezzi delle borse merci. Olio, latte, cereali, ortofrutta: non esiste settore del primario in Italia che non sconti quotazioni che affamano gli agricoltori

16 dicembre 2025 | 16:50 | C. S.

Alla vigilia della manifestazione del 18 dicembre a Bruxelles, è bene sottolineare che molti problemi sono europei e vengono dall'Europa ma una parte ha origine in Italia.

Ha origine perchè riguarda il prezzo all'origine delle più importanti filiere agroalimentari nazionali.

Ecco i dati raccolti da Altragricoltura: 

Il settore lattiero-caseario è uno degli esempi più drammatici, certificato dai dati freschissimi. L’ultima rilevazione CLAL del Lunedì 15 Dicembre 2025 mostra il Latte crudo spot nazionale crollare in una settimana con una variazione del -10,4%. Il prezzo minimo è precipitato a 37,50 €/100 kg (ovvero 0,375 €/litro), con un massimo di 40,00 €/100 kg. Questo valore è ben al di sotto di qualsiasi costo di produzione sostenibile per l’allevatore e certifica che ogni litro venduto oggi genera una perdita secca, trasformando l’allevamento in un’attività economicamente insostenibile. Analogamente, il prezzo del suino da macello pesante crolla di oltre il -12% rispetto all’anno precedente, strangolando la liquidità delle aziende di allevamento.

L’olio extravergine d’oliva, fiore all’occhiello del Made in Italy, non è immune. Le ultime quotazioni da Bari (08-12-25) mostrano l’Olio Extravergine (n.s.) e l’Olio DOP “Terra di Bari” entrambi attestarsi a 6,65 €/kg, registrando un calo settimanale del -5,0%. Nonostante la qualità e la reputazione internazionale, il prezzo scende, pressato da importazioni record, aumentate del 78% in un anno, che comprimono i listini e impediscono agli olivicoltori di coprire i costi reali di raccolta, frangitura e certificazione.

Il grano duro, simbolo della pasta italiana, registra quotazioni che restano drammaticamente insufficienti. Aggiornamento mercoledì 10 dicembre 2025 — Borsa Merci di Foggia: il grano duro Fino resta stabile tra 285 e 290 €/t. Rispetto alla stessa data del 2024 il calo è di 32 €/t (-9,94%), rispetto a due anni fa -24,68% (-95 €/t) e rispetto al 2022 la perdita supera il -43,69% (-225 €/t). Questi dati confermano la tendenza drammatica: con i costi di semina, raccolta e logistica che si attestano tra i 303 e i 318 €/t, la filiera cerealicola non garantisce reddito ai produttori. Anche il riso, con varietà diffuse come il Gallo, perde oltre il 5% rispetto a dicembre 2024, confermando l’assenza di redditività.

Anche frutta e ortaggi confermano la drammaticità della situazione. L’indice aggregato degli ortaggi segna un crollo tendenziale del -29,2% su base annua: zucchine, cetrioli e molti prodotti freschi vengono venduti all’origine a prezzi spesso inferiori a 1 €/kg, mentre l’uva da tavola può scendere fino a 0,50-0,60 €/kg. Numeri che non remunerano il lavoro agricolo e che spingono sempre più aziende verso l’abbandono delle colture.

Secondo l'associazione "a dicembre 2025 l’agricoltura italiana è di fronte a una crisi senza precedenti. Non esiste azienda agricola che, guardando i propri conti, possa dire che “va tutto bene”. 

Ed ecco l'appello:

"Non possiamo più tacere. È urgente ribaltare la narrazione ufficiale: l’agricoltura italiana non è in ripresa, è in ginocchio. La dignità dei produttori e il futuro del Made in Italy passano da una sola misura imprescindibile: garantire prezzi alla produzione che coprano i costi reali, permettendo a chi produce di vivere e lavorare senza perdere denaro ogni giorno"

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