Italia
Omaggio a Piero Antolini, per non dimenticare
Ma il mondo dell'olio ha già colpevolmente dimenticato una figura di primo piano, che pure ha fatto tanto per il settore. Ha fondato e ricoperto la carica di presidente dei Mastri Oleari, dirigendo anche il bimestrale "Uliveto Italia"
09 maggio 2009 | Luigi Caricato

Nessuno lo ricorda più. Nessuno, tra quelli che si occupano di olio, che ne evidenzi la figura. Che vergogna assoluta!
Gli olivicoltori e i frantoiani, dove sono? Eppure hanno avuto in lui un grande sostenitore della nobile causa degli extra vergini di qualità e tipici, ma nessuno più che ne celebri la memoria. Che desolazione. Che irriconoscenza.
E' proprio vero che questo settore, caratterizzato dall'inedia e dall'indifferenza, si merita a pieno titolo la condizione di precarietà in cui versa da decenni.
La crisi dell'olivicoltura è tutta nella crisi di identità e di ruolo che attraversa il mondo olivicolo, e in particolare i produttori, sempre insensibili ai loro padri putativi.
Maria Gabriella Fogli, che con Antolini ha più volte collaborato, aveva tentato all'indomani della sua scomparsa, il 7 maggio 2001, di fare qualcosa, ma non è stata sostenuta da altri; e, si sa, da soli si può realizzare ben poco. Delle associazioni dei produttori, Unaprol in testa, nemmeno a parlarne, costoro pensano alle loro burocrazie, ai loro sguardi corti.

Ho voluto attendere prima di dedicare uno spazio di rilievo ad Antolini, in modo da verificare se qualcuno facesse parola in occasione dell'anniversario della sua morte, ma niente, e allora, eccoci a ricordarlo attraverso le sue stesse parole.
PIERO ANTOLINI: Siamo nel Paese dell'olio di oliva, in quell'Italia dove si consuma la maggior quota pro capite di olio di oliva, dove la cucina autentica, salvo qualche eccezione subalpina, è caratterizzata dal condimento a base di olio di oliva, dove si producono i migliori extravergini; siamo nel Paese dove ogni città è uno scrigno di tesori storici e artistici, dove tanti paesaggi appartengono alle "meraviglie del mondo" e dove il turismo ha un ruolo importante; abbiamo una notevole attrezzatura turistica e una vivace ristorazione... ma i nostri albergatori e i nostri ristoranti, salvo qualche eccezione che conferma la regola, non sanno presentare degnamente i loro oli e peggio ancora, i nostri albergatori, i nostri ristoratori, il loro personale di sala e di cucina (sempre salvando le eccezioni) non conoscono il prodotto o addirittura hanno dell'olio d'oliva, dei fattori che ne determinano la qualità , della sua versatilità culinaria, dei suoi effetti salutari, una immagine e delle idee distorte e spesso assolutamente falsate.
Ci pensate? Eravamo nel settembre 1999. L'editoriale di Piero Antolini pubblicato su "Uliveto Italia" potrebbe essere riportato tal quale ancora oggi, senza nulla modificare, nemmeno una virgola. E' un pensiero che potrebbe apparire proprio ora, come appunto abbiamo fatto ricavandone uno stralcio, e arrivare a concludere, con grande e irrisolta amarezza, che da allora proprio nulla è cambiato: ristoratori e albergatori (salvo rare eccezioni) sono ancora indietro, in attesa di essere alfabetizzati sull'olio di oliva.
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