Italia
Olio d’oliva Made in Italy: fare fronte comune per consolidare l’export
I marchi italiani confermano un forte appeal sul mercato estero. Assitol ha presentato i risultati del suo monitoraggio che vede l’olio di oliva una felice eccezione nel panorama economico italiano
31 maggio 2008 | Duccio Morozzo della Rocca
LâItalia resta leader mondiale nellâexport degli oli da olive. Una posizione solida con tendenza in crescita grazie anche allâapertura ai mercati nuovi quali Russia, India e oriente.
à quanto emerge durante il convegno-tavola rotonda organizzato dallâAssitol, lâAsociazione Italiana dellâIndustria Olearia, il 23 maggio a Roma.
In Italia i consumatori hanno privilegiato gli oli vergini ed extravergini che hanno rappresentato il 63,5% dellâofferta complessiva. Con lâ89,3% lâextravergine convenzionale è stato il protagonista indiscusso delle vendite nella categoria mentre quello di origine dichiarata si è attestato sul 9%. Biologico, Dop e Igp hanno mantenuto un quota di mercato pari allâ1,8%.
Nel 2007 il mercato italiano si è ampliato del 3,3% e questo lo si deve esclusivamente alla crescita dellâextravergine.
Ma è allâestero che la commercializzazione ha dato i risultati migliori segnando un + 7,1% nelle vendite nel corso del 2007.
Il monitoraggio effettuato dallâAssitol ha evidenziato inoltre la sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori stranieri allâextravergine e, in maniera più contenuta, al vergine di oliva, mentre si è registrato un aumento record del biologico (+165%) che rimane tuttavia ancora una nicchia di mercato.
Nonostante lâeuro forte il 2008 si apre con ulteriori aumenti di vendite che fanno ben sperare i marchi italiani, soprattutto a fronte di un forte calo dellâexport spagnolo (tra il -22% e il -33%).
La tavola rotonda, moderata da Giorgio DellâOrefice di Il Sole 24 ore, è stata soprattutto una importante occasione di confronto tra i diversi rappresentanti dei comparti della filiera olivicola olearia.
Marco de Ceglie, direttore della business unit prodotti alimentari della Unilever, ha sottolineato come a fronte di 30 anni di crescita del mercato oleario, il settore olivicolo italiano non abbia saputo sviluppare la propria capacità produttiva andando, al contrario, ad indebolirsi e a diminuire.
Nel lungo periodo, dice de Ceglie, la leadership dellâimbottigliamento incontrerà molti problemi senza una produzione italiana che la sostiene.
Prendiamo spunto, conclude, da quanto hanno fatto di buono Spagna e Tunisia: il mercato non ci regala niente soltanto per il nome.
Gennaro Forcella, presidente della Federolio, sottolinea la tendenza del comparto commerciale a non voler investire in promozione e comunicazione sui mercati esteri. Questo per causa principalmente della cattiva abitudine acquisita negli ultimi decenni con gli aiuti dei fondi europei.
I competitors spagnoli hanno stanziato questâanno, di tasca loro, un fondo di 7 mln di euro solo per questo scopo.
Tonino Zelinotti, presidente della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse, sottolinea la mancanza di una strategia comune e un atteggiamento esclusivamente difensivo della filiera a Bruxelles a fronte invece di una agguerrita e ben congegnata offensiva spagnola che riesce a portare a casa ottimi risultati.
Carmelo Vazzana, presidente del Conasco, ha sottolineato lâesigenza di un punto di incontro tra il mondo della produzione e le industrie di confezionamento, auspicando una logica di filiera italiana forte e coesa.
Marino Melissano, vicepresidente di Altroconsumo, aggiunge infine un ulteriore tassello della filiera: il consumatore. Se si vuole dare un futuro allâolio di oliva italiano, dice Melissano, bisogna fare fronte comune. Soprattutto in vista dellâapertura del mercato del mediterraneo fissata al 2010: non si può pensare di vincere questa sfida puntando al ribasso dei prezzi ma bisogna lavorare su una qualità che le nostre produzioni devono saper garantire.
Una filiera forte e compatta che parta dagli agricoltori e giunga al consumatore finale passando per lâindustria olearia allâinsegna di qualità e quantità sembra essere dunque la prospettiva auspicata dalle diverse componenti presenti alla tavola rotonda.
Nella confusione che aleggia nel mondo olivicolo oleario italiano di questi ultimi anni comincia finalmente a farsi sempre più forte lâesigenza di un patto di filiera che faccia del Made in Italy non solo un nome ma anche e soprattutto una solida realtà .
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