Italia
Taggiasca, il futuro dell’olivicoltura ligure passa da ricerca e innovazione
Dieta Mediterranea, riconoscimento UNESCO, intelligenza artificiale ed economia circolare al centro del convegno promosso dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria e dall’Università di Genova nell’ambito di Olioliva Week 2026
06 novembre 2026 | 16:30 | T N
La cultivar Taggiasca è un patrimonio identitario della Liguria, ma anche una risorsa economica da valorizzare attraverso ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sostenibilità. È questa la prospettiva emersa dal convegno “L’olio ligure tra Dieta Mediterranea e cucina italiana: UNESCO e alta formazione”, organizzato il 5 novembre a Imperia dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, nell’ambito di Olioliva Week 2026 – Frantoio delle Idee.
L'iniziativa ha riunito mondo accademico, ricercatori e sistema produttivo per discutere le prospettive dell’olivicoltura del Ponente ligure, con l’obiettivo di superare una visione dell’olio extravergine esclusivamente legata alla tradizione e riconoscerne il potenziale come leva di competitività territoriale.
«La cultivar Taggiasca rappresenta un patrimonio straordinario del nostro territorio, che dobbiamo continuare a valorizzare non soltanto attraverso la qualità del prodotto, ma anche investendo nella conoscenza e nell’innovazione», ha dichiarato Enrico Lupi, presidente della Camera di Commercio Riviere di Liguria. La collaborazione con l’Università di Genova, ha aggiunto, consente di affrontare questioni strategiche come cambiamenti climatici, nuove tecnologie e sostenibilità delle produzioni.
Università e imprese per formare le competenze della filiera
Un ruolo centrale è stato attribuito all’alta formazione e al collegamento tra ricerca e attività produttive. Patrizia Perego, preside della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, ha ricordato la crescita del corso di laurea in Scienze e Culture Agroalimentari, che nel 2027 vedrà i primi laureati.
Il percorso formativo punta a preparare figure professionali capaci di rispondere alle esigenze del sistema agroalimentare, rafforzando il trasferimento delle conoscenze scientifiche alle imprese. Un investimento sul capitale umano che può contribuire allo sviluppo della filiera olivicola e alla valorizzazione delle produzioni territoriali.
Dieta Mediterranea, salute e cambiamenti climatici
Il confronto ha approfondito innanzitutto il ruolo dell’olio extravergine di oliva nella Dieta Mediterranea e nella tradizione gastronomica italiana, considerando anche il valore culturale del patrimonio alimentare riconosciuto dall’UNESCO.
Un secondo ambito di discussione ha riguardato il rapporto tra territorio, alimentazione e salute, attraverso l’analisi delle caratteristiche chimiche e nutrizionali dell’olio e delle trasformazioni storiche, economiche e sociali che hanno interessato l’olivicoltura del Ponente ligure.
Particolare attenzione è stata riservata ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze sulle produzioni, con la necessità di individuare strategie di adattamento capaci di tutelare la continuità produttiva e la qualità dell’olio.
Droni, intelligenza artificiale ed economia circolare
La terza direttrice del convegno ha guardato alle nuove tecnologie applicate all’olivicoltura. Tra gli strumenti considerati figurano i droni e l’intelligenza artificiale, potenzialmente utili per il monitoraggio delle coltivazioni e il controllo della qualità.
L’innovazione riguarda anche la gestione dei sottoprodotti della lavorazione delle olive. Il recupero e la valorizzazione degli scarti della filiera olearia rappresentano infatti un’opportunità per sviluppare modelli di economia circolare, ridurre gli sprechi e generare nuove occasioni di reddito.
La sfida per l’olivicoltura ligure consiste quindi nel coniugare identità territoriale e capacità di innovazione. La Taggiasca rimane il simbolo di una tradizione produttiva profondamente legata al paesaggio del Ponente, ma il suo futuro passa anche dalla ricerca, dalla formazione e dalla capacità delle imprese di confrontarsi con le nuove esigenze dei mercati e della sostenibilità.
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