Italia
Oltrepò Pavese, export del vino in crescita del 60% in quattro anni
Le vendite all’estero della provincia di Pavia sono passate da 25,2 a 40,2 milioni di euro tra il 2021 e il 2025, con un tasso medio annuo di crescita del 9,5%, contro l’1,6% nazionale. Pinot Noir, spumanti Classese ed enoturismo sono le leve su cui puntare per rafforzare il posizionamento del territorio
01 novembre 2026 | 10:00 | C. S.
L’Oltrepò Pavese accelera sui mercati internazionali e rafforza il proprio ruolo nel panorama vitivinicolo lombardo. Le esportazioni di vino della provincia di Pavia sono aumentate di quasi il 60% in quattro anni, passando dai 25,2 milioni di euro del 2021 ai 40,2 milioni del 2025. Il tasso medio annuo di crescita ha raggiunto il 9,5%, a fronte dell’1,6% registrato dalle esportazioni italiane di vino nello stesso periodo.
È quanto emerge da Visione Vino 2026 – Deep Roots, Long View, il rapporto strategico realizzato da The European House Ambrosetti Group per il forum Community Visione Vino. I dati confermano il dinamismo di un distretto che punta a consolidare il proprio posizionamento in Italia e all’estero, valorizzando la specializzazione produttiva e rafforzando il legame tra vino, territorio e turismo.
L’Oltrepò Pavese, situato a sud di Milano, rappresenta il principale polo vitivinicolo della provincia, dove il 99% delle imprese del comparto delle bevande è costituito da produttori di vino. Il territorio si distingue soprattutto per il Pinot Noir, una varietà che costituisce uno dei principali elementi della sua identità produttiva.
Pinot Noir, una specializzazione strategica
Con oltre 11.500 ettari di vigneti, l’Oltrepò Pavese è la più estesa area vitata della Lombardia e contribuisce per il 48% alla produzione vinicola regionale. Il suo peso è particolarmente rilevante nella coltivazione del Pinot Noir: circa 3.000 ettari, pari al 29% della superficie nazionale dedicata a questa varietà.
Una base produttiva che rappresenta un vantaggio competitivo, ma che richiede una strategia di valorizzazione capace di trasformare la disponibilità di materia prima e le competenze delle aziende in un riconoscimento più forte sui mercati.
Negli ultimi anni si è rafforzato anche il comparto degli spumanti. Secondo il rapporto, la produzione è passata da 10.000 a 19.000 ettolitri nel 2025. A sostenere questa evoluzione ha contribuito anche l’aggiornamento del disciplinare dello spumante DOCG prodotto con il metodo classico, che ha favorito il rilancio del nome storico «Classese» e una più marcata identificazione con il Pinot Noir dell’Oltrepò Pavese.
La sfida è trasformare la notorietà in valore
La crescita delle esportazioni costituisce una base favorevole, ma non esaurisce le opportunità di sviluppo. Una delle criticità individuate dal rapporto riguarda infatti la distanza tra la conoscenza del territorio e quella dei suoi vini.
Un sondaggio condotto su un campione rappresentativo di consumatori italiani rileva che l’83% degli intervistati dichiara di conoscere l’Oltrepò Pavese, mentre soltanto il 58% afferma di conoscerne i vini. La differenza, pari a 25 punti percentuali, evidenzia uno spazio significativo per rafforzare la comunicazione delle denominazioni e delle caratteristiche produttive locali.
Secondo Benedetta Brioschi, partner e responsabile del settore alimentare e retail di TEHA Group, il territorio dispone già di una base industriale e di un andamento delle esportazioni favorevoli. Per consolidare questi risultati, tuttavia, è necessario migliorare il coordinamento tra imprese, istituzioni, promozione turistica e comunicazione delle denominazioni.
«I dati dimostrano che l’Oltrepò Pavese dispone di una base produttiva e di un dinamismo delle esportazioni che possono favorire un salto di qualità nel posizionamento», ha dichiarato Brioschi. «Il punto decisivo, però, è fare sistema: avvicinare imprese, territorio, turismo e racconto delle denominazioni, trasformando la notorietà del nome Oltrepò in conoscenza e valore per i suoi vini».
Enoturismo, un'opportunità ancora da sviluppare
Tra le leve individuate per rafforzare il rapporto tra territorio e consumatori figura l’enoturismo. Il sondaggio evidenzia un interesse potenziale rilevante: il 72% degli intervistati si dichiara interessato a visitare l’Oltrepò Pavese attraverso un itinerario enogastronomico e culturale.
All’interno di questo gruppo, il 23% prenderebbe in considerazione una visita nei successivi 12 mesi, mentre il 49% si dichiara interessato a farlo in futuro. Un ulteriore 18% degli intervistati vorrebbe ricevere maggiori informazioni sulla destinazione.
Il turismo del vino potrebbe quindi diventare uno strumento per avvicinare i consumatori alle cantine, alle denominazioni e ai luoghi di produzione. L’obiettivo è costruire un’offerta integrata nella quale degustazioni, cultura, paesaggio e gastronomia contribuiscano a rendere riconoscibili i vini dell’Oltrepò Pavese e a consolidarne il valore commerciale.
Come sottolineato da Brioschi, la crescita sui mercati esteri e quella dell’enoturismo possono procedere insieme, rafforzando l’intera filiera vitivinicola lombarda.
Un sistema produttivo da 25 milioni di bottiglie
Il potenziale del distretto poggia su una struttura produttiva articolata. Il Consorzio Classese Oltrepò Pavese, guidato dalla presidente Francesca Seralvo, di Tenuta Mazzolino, e dal direttore generale Riccardo Binda, riunisce 150 aziende associate direttamente, oltre a centinaia di soci indiretti che conferiscono le proprie uve alle cantine cooperative.
La rete produttiva copre 11.539 ettari e sviluppa una produzione di circa 25 milioni di bottiglie all’anno. Numeri che confermano la rilevanza del territorio nel panorama regionale e la possibilità di costruire una strategia comune di promozione, soprattutto per le produzioni maggiormente caratterizzanti.
La Lombardia conta complessivamente 22.463 ettari di vigneto: l’Oltrepò Pavese rappresenta dunque circa la metà della superficie vitata regionale, confermandosi un asset strategico per la presenza lombarda sui mercati nazionali e internazionali.
Lombardia, un mercato interno importante
Il rapporto evidenzia anche il peso della domanda regionale. La spesa media familiare per il vino raggiunge 248 euro nel Lecchese, 239 euro nel Pavese e 236 euro a Milano, a fronte di una media nazionale di 148 euro.
Questi valori indicano l’esistenza di un mercato interno significativo, che può affiancare la crescita delle esportazioni. Per i produttori dell’Oltrepò, la vicinanza a Milano e a un’area economicamente rilevante costituisce un’opportunità per sviluppare iniziative commerciali, degustazioni ed esperienze turistiche capaci di collegare direttamente i consumatori ai luoghi di produzione.
La sfida è ora consolidare i progressi registrati, rendendo più riconoscibili le denominazioni e costruendo un racconto condiviso del territorio. La crescita delle esportazioni dimostra che il distretto dispone di margini di sviluppo; il passaggio successivo consiste nel trasformare questo dinamismo in un posizionamento duraturo, capace di valorizzare il Pinot Noir, gli spumanti Classese e l’intero patrimonio vitivinicolo dell’Oltrepò Pavese.
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