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Caporalato in agricoltura, dieci anni di legge 199/2016: aumentano le irregolarità nonostante i controlli

Caporalato in agricoltura, dieci anni di legge 199/2016: aumentano le irregolarità nonostante i controlli

Il bilancio dell’Eurispes evidenzia i limiti della lotta al lavoro sommerso: 146.500 occupati irregolari, salari inferiori del 28% rispetto a quelli dei lavoratori regolari e un mancato gettito fiscale e contributivo fino a 9,4 miliardi di euro tra il 2015 e il 2023

29 ottobre 2026 | 12:00 | C. S.

A dieci anni dall’entrata in vigore della legge 199/2016 contro il caporalato, il lavoro irregolare continua a rappresentare una criticità strutturale per l’agricoltura italiana. È quanto emerge dal bilancio tracciato dall’Eurispes, che riconosce alla normativa un ruolo importante sul piano repressivo, ma ne sottolinea i limiti nel contrastare un fenomeno che continua a caratterizzare il settore primario.

Secondo i dati Istat, il lavoro sommerso in agricoltura coinvolge 146.500 unità, pari al 34,3% del totale. Nel 2023, il valore aggiunto riconducibile all’economia irregolare ha superato i 39,8 miliardi di euro, mentre l’evasione fiscale e contributiva legata al lavoro irregolare agricolo ha determinato, tra il 2015 e il 2023, un mancato gettito stimato tra 6,3 e 9,4 miliardi di euro. La prima cifra considera le retribuzioni effettivamente percepite dai lavoratori irregolari, mentre la seconda ipotizza la completa emersione del lavoro sommerso.

Salari più bassi per i lavoratori irregolari

Il divario retributivo resta significativo. Un bracciante irregolare percepisce in media 8,10 euro l’ora, contro gli 11,30 euro di un lavoratore regolarmente assunto. La differenza è pari a circa il 28%, in diminuzione rispetto al 40% rilevato nel 2018 e inferiore al 48% registrato nell’economia nel suo complesso.

La riduzione del divario non elimina, tuttavia, le condizioni di vulnerabilità economica e contrattuale che caratterizzano una parte della manodopera agricola. Le situazioni più critiche emergono in diversi territori, dove l'impiego di lavoratori con contratti formalmente regolari non sempre garantisce il rispetto delle retribuzioni previste.

Da Latina all’Emilia-Romagna, le criticità territoriali

Nell’area di Latina, il 95% dei lavoratori agricoli risulta occupato con un contratto a tempo determinato. Tra i dipendenti considerati dall’indagine, 6.601, pari al 46%, percepiscono retribuzioni inferiori a quelle previste dal contratto.

Per i braccianti sfruttati, la paga oraria sarebbe passata da circa 4 euro nel 2021 a circa 5 euro nel 2026, rimanendo distante dai circa 9 euro previsti dal contratto di riferimento.

Anche in Emilia-Romagna il fenomeno presenta dimensioni rilevanti. Secondo le stime riportate, almeno il 30% del lavoro agricolo non sarebbe in regola. Nel Modenese, inoltre, il ricorso all’esternalizzazione della manodopera può consentire risparmi sul costo del lavoro compresi tra il 40% e il 50%, un dato che richiama l’attenzione sulle modalità di organizzazione degli appalti e sulla necessità di verificare il rispetto delle norme sul lavoro.

In Lombardia, i dati ispettivi del 2025 mostrano un quadro altrettanto significativo: il tasso di irregolarità tra le ispezioni agricole concluse è stato del 65,4%, con 291 casi irregolari su 445 controlli. A Mantova la percentuale ha raggiunto il 68,6%, con 59 casi su 86 ispezioni.

Più ispettori, ma crescono le violazioni

Tra il 2015 e il 2025, il numero degli ispettori è aumentato da 3.221 a 4.366, con una crescita del 35%. Nel 2025, tuttavia, gli addetti risultavano in diminuzione rispetto ai 4.585 del 2024.

Nello stesso periodo, il numero medio di pratiche per ispettore è sceso da 2,4 a 1,6, mentre il tasso di irregolarità delle pratiche è salito dal 54,2% al 64,8%, dopo aver raggiunto il picco del 68,4% nel 2024.

Aumentano anche i lavoratori coinvolti nelle violazioni accertate, passati da 6.153 a 8.851. Particolarmente marcata la crescita delle violazioni in materia di salute e sicurezza, che secondo i dati riportati sono aumentate da 592 a 7.528.

Il bilancio a dieci anni dalla legge 199/2016 restituisce quindi una situazione complessa: il rafforzamento dell’attività ispettiva e degli strumenti repressivi non si è tradotto nel superamento del lavoro irregolare. La persistenza del fenomeno richiama l’attenzione non soltanto sull’efficacia dei controlli, ma anche sulle condizioni economiche delle imprese, sull’organizzazione delle filiere agricole e sulla capacità di garantire contratti, salari e sicurezza adeguati.

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