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Incendio sui terreni confiscati alla 'ndrangheta: distrutti gli olivi secolari

Incendio sui terreni confiscati alla 'ndrangheta: distrutti gli olivi secolari

Le fiamme hanno devastato tre appezzamenti coltivati dalla cooperativa sociale aderente a Libera Terra a Oppido Mamertina. Distrutto il 70% degli olivi secolari in uno dei fondi

30 luglio 2026 | 10:00 | C. S.

Un incendio ha gravemente danneggiato alcuni uliveti secolari coltivati sui terreni confiscati alla 'ndrangheta e affidati alla cooperativa sociale Valle del Marro, aderente alla rete Libera Terra. L'episodio è avvenuto a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, dove le fiamme hanno interessato tre appezzamenti agricoli, compromettendo in particolare un fondo di circa nove ettari nel quale è andato distrutto il 70% degli ulivi secolari.

A scoprire il danneggiamento sono stati i soci della cooperativa durante un sopralluogo effettuato all'inizio della settimana. Si tratta dell'ennesimo atto intimidatorio nei confronti di una realtà che da oltre vent'anni rappresenta uno dei simboli del riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata.

Dai beni confiscati alla rinascita agricola

La cooperativa Valle del Marro nasce nel 2004 con l'obiettivo di recuperare e valorizzare i terreni confiscati alle cosche della 'ndrangheta attraverso un'agricoltura sostenibile e socialmente responsabile. Fa parte della rete Libera Terra, promossa dall'associazione Libera, che riunisce cooperative impegnate nella produzione di eccellenze agroalimentari sui beni sottratti alle mafie.

I terreni colpiti dall'incendio erano appartenuti alla famiglia Luppino. Come ricorda il presidente della cooperativa, Domenico Fazzari, nel 2006 Valle del Marro ottenne dal Tribunale per le Misure di Prevenzione di Reggio Calabria un'autorizzazione allora innovativa: coltivare anche i beni ancora sottoposti a sequestro, prima della confisca definitiva.

Una scelta che consentiva di impedire l'abbandono delle proprietà. «Quando i proprietari comprendono che il bene sarà confiscato – spiega Fazzari – spesso lo lasciano incolto per trasmettere al territorio un messaggio preciso: senza di loro quei terreni non devono produrre nulla».

Una lunga scia di intimidazioni

L'inizio dell'attività sui terreni sequestrati segnò anche l'inizio di una lunga serie di atti intimidatori. Il primo sabotaggio avvenne durante la raccolta delle olive del 2006, quando ignoti versarono zucchero nei serbatoi dei mezzi agricoli, provocando il danneggiamento irreparabile dei motori di trattori, scuotitori e raccoglitrici. Il danno, stimato in circa 50 mila euro, fu affrontato dalla cooperativa rinunciando agli stipendi.

Da allora gli episodi si sono susseguiti con regolarità. In ventidue anni di attività la cooperativa ha subito circa cinquanta intimidazioni, tra incendi agli uliveti, furti di mezzi agricoli, danneggiamenti agli impianti di irrigazione, distruzione di nuovi impianti olivicoli, furti di agrumi e minacce rivolte ai soci.

Secondo Fazzari, la frequenza degli attacchi è aumentata negli ultimi mesi. Solo nella seconda metà del 2025 sono stati registrati sette episodi, mentre mediamente la cooperativa subisce almeno due danneggiamenti ogni anno.

La richiesta di un sostegno strutturale

Per far fronte ai continui danni, Valle del Marro ha potuto contare negli anni sulla solidarietà di associazioni, cittadini e organizzazioni del Terzo settore. Un sostegno che il presidente considera prezioso ma insufficiente.

Fazzari chiede infatti che lo Stato preveda risorse dedicate al recupero e alla tutela dei beni confiscati, ricordando come, a trent'anni dalla legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, continui a mancare un sistema stabile di finanziamento per le cooperative che li gestiscono.

«Non si tratta di assistenzialismo – sottolinea – ma di mettere queste realtà nelle condizioni di operare su terreni spesso abbandonati e in contesti dove la pressione della criminalità organizzata continua a essere forte».

Il valore simbolico del riutilizzo sociale

Per la cooperativa Valle del Marro il lavoro sui beni confiscati rappresenta molto più di un'attività agricola. L'obiettivo è dimostrare che è possibile creare occupazione, produrre qualità e generare sviluppo economico nel rispetto della legalità.

Secondo Fazzari, il riutilizzo sociale dei beni confiscati colpisce la criminalità organizzata nel suo punto più vulnerabile: il consenso sul territorio. Se la confisca sottrae alle mafie il potere economico, la restituzione dei terreni alla collettività dimostra concretamente che esiste un modello alternativo di sviluppo.

Nonostante il nuovo incendio, la cooperativa conferma la volontà di proseguire il proprio impegno, trasformando anche questo ennesimo atto intimidatorio in una testimonianza della necessità di difendere il patrimonio agricolo confiscato e il suo valore sociale.

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