Italia
La crisi dell’olio di oliva italiano è certa ma le soluzioni?
A Catania i 30 anni di APO sono stata l’occasione per affrontare il tema del momento: la caduta dei prezzi, cercando però di capire quali soluzioni per preservare il valore dell’olio, dei territori olivicoli e quale futuro e missione possono avere le associazioni di produttori
19 giugno 2026 | 12:50 | T N
La crisi dell’olio italiano è ormai un fatto compiuto con i prezzi che sono scesi drasticamente.
I riflessi sono arrivati anche in Sicilia, ultima regione che ha accusato l’abbassamento delle quotazioni all’ingrosso che ha interessato soprattutto Puglia e Calabria.
L’assemblea di APO Catania, il 13 giugno scorso, è stata l’occasione per approfondire i temi di mercato.
“Non dobbiamo guardare solo al bicchiere mezzo vuoto ma anche a quello mezzo pieno – ha ricordato il professor Alessandro Scuderi Matarrazzo dell’Università di Catania – le quotazioni dell’extravergine Dop e Igp riescono a mantenere il valore meglio del semplice extravergine, oramai ridotto a pura commodity. I puri numeri già ci indicano la via, senza dimenticare il carbon neutral che in un mercato centrale come quello americano ormai vale più del biologico.”

L’Italia, ormai, più che potenza olivicola è una potenza olearia, ovvero non fa più produzione ma commercio. E facendo commercio si muove in un contesto internazionale sempre più competitivo e sempre meno europeo, con la nascita di nuove aree produttive come il nord Africa che rappresentano il futuro produttivo.
“Ma la Sicilia, e l’Etna in particolare, ha la fortuna di produrre oli con un fruttato suadente e piacevole. Poi già moltissime persone scelgono la Sicilia, vengono per turismo, per conoscerne luoghi e cultura, anche gastronomica. Sono consumatori già naturalmente disposti a valorizzare un territorio che amano.” ha spiegato il direttore di Teatro Naturale, Alberto Grimelli.
Quindi le leve per l’olivicoltura di qualità ad alto valore aggiunto come quella siciliana sono edonismo, esperienza e sostenibilità, unitamente alle riconosciute proprietà legate al benessere del’extravergine di eccellenza.
Tutti gli olivicoltori intervenuti hanno sottolineato l’importanza di continuare a percorrere il sentiero della valorizzazione, anche attraverso strumenti disponibili come Dop e Igp. “Proprio da Apo Catania partì l’iniziativa di creare le Dop Monte Etna e Monti Iblei, prodotti che oggi fanno il giro del mondo, rappresentando l’eccellenza siciliana, la sua distintività e unicità. Con altrettanta lungimiranza dobbiamo oggi guardare il futuro, perché’ certo prezzi di 7 euro/kg non sono sufficienti a mantenere l’olivicoltura eroica delle nostre colline. Né possiamo pensare che la standardizzazione dell’olivicoltura superintensiva sia una soluzione alle difficoltà esistenti. Guardiamo con rispetto e attenzione ad altre olivicolture, compresa quella tunisina, con cui collaboriamo con progetto Interreg StepOil ma dobbiamo avere il coraggio di difendere la nostra identità.” ha affermato il presidente di Apo, Giosuè Catania.
In occasione del trentennale l’associazione si rinnova, cercando una nuova mission per guardare al futuro, basata sulla valorizzazione territoriale. Ha presentato anche il nuovo logo, più fresco e moderno, perché l’eccellenza vuole che anche l’immagine sia correlata all’alta qualità dell’extra vergine siciliano.
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