Italia
La transizione generazionale per quella digitale per la viticoltura italiana
L’agricoltura 4.0 è un habitus che le aziende devono adottare adottando tecnologie per capire precisamente dove, quando e in che misura utilizzare acqua, fertilizzanti, antiparassitari, combustibili, con una importante riduzione delle emissioni di CO2
12 febbraio 2026 | 10:00 | C. S.
Sono stati presentati all’Accademia dei Georgofili i risultati del progetto interuniversitario (Atenei di Milano, Firenze, Brescia, Tuscia e Padova) "Winery Farming 4.0", che ha studiato come trasformare le pratiche tradizionali della viticoltura attraverso l’innovazione tecnologica, migliorando l’efficienza e la sostenibilità dei processi, utilizzando strumenti digitali avanzati, per ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre gli sprechi e minimizzare l’impatto ambientale della produzione vinicola.
Il Prof. Marco Vieri del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze e Consigliere dell’Accademia dei Georgofili, ha sottolineato: “Il progetto Winery for Farming 4.0 è un punto di sintesi degli studi e delle ricerche fatte in questi anni. L’adozione delle tecnologie, secondo un’indagine Smart Agrifood, è tuttavia ancora limitata all’8% delle aziende ed è relativa soltanto alle aziende più grandi che percepiscono nei grandi numeri quale sia il vantaggio, anche economico, di questo sistema di viticoltura. L’agricoltura 4.0 è un habitus che le aziende devono adottare adottando tecnologie per capire precisamente dove, quando e in che misura utilizzare acqua, fertilizzanti, antiparassitari, combustibili ecc., con una importante riduzione delle emissioni di CO2 e dei compattamenti e con anche un importante aumento, se non induzione, della biodiversità all’interno dei vigneti. In base alle sperimentazioni in campo, i vantaggi concreti sono: riduzione del 30% l’anno di acqua, riduzione dal 70% al 30% l'anno di utilizzo di input chimici, riduzione del compattamento, riduzione del 15%-20% dei combustibili. Il problema è che servono competenze che sappiano gestire la transizione digitale. Ovvero, serve a monte una transizione generazionale, con giovani competenti e formati, presenti nelle aziende, che guidino la viticoltura 4.0”.
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