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Qualità confermata e segnali positivi per gli agrumi italiani

Qualità confermata e segnali positivi per gli agrumi italiani

La Germania che si conferma il primo mercato di sbocco per il nostro Paese. La siccità non ha compromesso la qualità della produzione che, pur presentando frutti mediamente di calibro inferiore, si è rivelata ottimale sotto il profilo organolettico

12 giugno 2025 | 14:00 | C. S.

La produzione italiana di agrumi ammonta a 3 milioni di tonnellate e vale circa 1,9 miliardi di euro al cancello dell'azienda agricola. Nella campagna 2023/24, le esportazioni italiane di agrumi hanno generato incassi per 293 milioni di euro (+9% rispetto alla campagna precedente), con la Germania che si conferma il primo mercato di sbocco per il nostro Paese. 

Sono queste le principali evidenze del report ISMEA Tendenze relativo al comparto agrumicolo, appena pubblicato. 

La siccità che ha colpito in particolare la Sicilia tra il 2023 e il 2024 non ha compromesso la qualità della produzione che, pur presentando frutti mediamente di calibro inferiore, si è rivelata ottimale sotto il profilo organolettico. La campagna agrumicola 2024/25 è stimata in lieve diminuzione rispetto alla precedente, ma il processo di ammodernamento del tessuto produttivo sta iniziando a mostrare i primi effetti positivi. 

La coltivazione delle arance sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione a livello produttivo: i piccoli agrumeti, gestiti per lo più da imprese non professionali, stanno lasciando spazio a nuovi impianti caratterizzati dall'impiego di varietà o cloni moderni, con l'adozione di nuovi sesti di impianto e di tecniche irrigue, nutrizionali e di difesa sempre più innovative.

I primi segnali positivi derivanti dal processo di ammodernamento e riorganizzazione della produzione e della commercializzazione sono evidenti nell'aumento delle esportazioni. Tra ottobre e dicembre 2024, infatti, le esportazioni italiane di arance hanno registrato ritmi più sostenuti rispetto agli ultimi anni (+19% rispetto alla media dell'ultimo triennio), mentre i quantitativi importati risultano in calo (-15%). Sul fronte dei prezzi all'origine, le rilevazioni ISMEA hanno evidenziato variazioni positive sia rispetto alla campagna 2023/24, sia in confronto alle annate precedenti.

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