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Ecco chi sono i custodi dell’olio di oliva sostenibile e di qualità

Ecco chi sono i custodi dell’olio di oliva sostenibile e di qualità

La scelta politica di Slow Food Italia di escludere, come già fatto nella guida Slow Wine 2025 per il diserbo, le aziende che adottano il modello superintensivo è una presa di posizione chiara

14 aprile 2025 | 09:00 | C. S.

Slow Food celebra i migliori oli extravergini di oliva non solo nel segno dell'eccellenza ma anche della sostenibilità, del rispetto dell'ambiente, delle tradizioni e del territorio.

Slow Food, fin dalla sua nascita non ha mai nascosto un'anima etica, che si aggiunge a quella di ricerca di qualità e tipicità.

La Guida agli Extravergini di Slow Food arriva a compiere 25 anni efa un passo oltre il raccontare l'olio e i suoi territori, cercando di fornire un'immagine del futuro dell'olivicoltura italiana non puramente mercantilistica.

"Oggi più che mai dobbiamo ribadire che tutela dell’ambiente e qualità del prodotto non sono percorsi distinti, ma due facce della stessa medaglia: quella della salute, nostra e del pianeta – ha esordito alla presentazione della Guida Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia. –. Di fronte a stagioni sempre più imprevedibili, è urgente cambiare modello: serve un’agricoltura integrata con gli ecosistemi locali e meno dipendente dagli input esterni. In quest’ottica, la scelta politica di Slow Food Italia di escludere – come già fatto nella guida Slow Wine 2025 per il diserbo – le aziende che adottano il modello superintensivo è una presa di posizione chiara. Seppur apparentemente produttivo, questo sistema ha un impatto ambientale insostenibile: provoca perdita di biodiversità e riduce la qualità dell’olio. Dobbiamo tutelare i paesaggi agricoli tradizionali, patrimonio identitario di molte regioni, e promuovere pratiche davvero compatibili con il futuro dei nostri territori. Ricordiamo che il 75% delle aziende agricole scomparse negli ultimi vent’anni era concentrato nelle aree interne, che coprono oltre il 50% della superficie agricola nazionale. È qui che si gioca il futuro dell’olio italiano".

"L’annata olearia 2024 ha registrato un calo produttivo del 32% (dati ISMEA), ma anche un diffuso miglioramento qualitativo, come dimostrano le oltre 830 aziende recensite nella nuova Guida, con molti giovani che scelgono pratiche agronomiche biologiche – ha proseguito Francesca Baldereschi, curatrice della Guida –. Una grande adesione che include numerosi nuovi ingressi, evidenziando non solo l’espansione del settore, ma anche la crescente consapevolezza da parte dei produttori, che puntano sulla qualità e sull’innovazione sostenibile. La Guida agli Extravergini non garantisce infatti solo una bussola per orientarsi tra le eccellenze del settore, ma rappresenta un impegno concreto al fianco di questi olivicoltori che, con passione e competenza, salvaguardano il patrimonio olivicolo italiano dando vita a oli extravergine di altissimo livello. È grazie alle loro scelte in campo che si preservano paesaggi e si rigenerano suoli. Questo pomeriggio nel centro di Ascoli si celebra la loro festa, con Laboratori del Gusto e 50 banchi di assaggio che permettono di conoscere e assaporare i frutti di un’agricoltura capace di affrontare le sfide ambientali, economiche e culturali del nostro tempo"

La presentazione nazionale della nuova edizione della Guida è anche l'occasione per attribuire alcuni riconoscimenti speciali, oltre ai già citati premi.

Primo fra tutti, il premio speciale dedicato alla memoria di Diego Soracco, attivo leader di Slow Food sin dalle origini dell’associazione e grande appassionato ed esperto di olio, per lunghi anni curatore della Guida stessa. Da sempre dedicato a coloro che fanno della caparbietà e della resistenza il tratto distintivo della propria produzione olivicola, quest’anno il premio va ad Antonella Titone dell’Azienda Agricola Titone di Locogrande (Tp), che ha rinunciato alla carriera da farmacista per raccogliere l’eredità paterna e guidare l’azienda di famiglia, seguendo con cura la coltivazione – da oltre quarant’anni condotta secondo i dettami del biologico – e gli aspetti produttivi, con un occhio sempre attento all’innovazione, alla tecnologia e all’impatto ambientale. 

Le menzioni speciali pongono l’accento su alcune figure e progetti che rappresentano al meglio la scommessa di Slow Food sul futuro dell’extravergine italiano. Anche quest’anno vengono consegnate assieme a BioDea, sostenitore di questo viaggio alla scoperta della biodiversità e dell'eccellenza olivicola italiana, e premiano alcuni protagonisti che si sono distinti per la cura e valorizzazione di cultivar di pregio, e talvolta poco conosciute dal grande pubblico: la Tenuta Cavasecca di Noto (Sr), per l’olio extravergine di Siracusana Zaituna, storica varietà di oliva, considerata la prima coltivata in Sicilia; l'Azienda Agricola Loretta Nardini di Bertinoro (Fc), una delle realtà che stanno portando avanti la valorizzazione della varietà Ghiacciola con un pregiato olio monovarietale biologico; in Umbria il Consorzio per la biodiversità dell’olivo e dell’olio con l’extravergine di varietà Limona, per la prima volta valorizzata in purezza, e l’olio extravergine di Bella di Cerignola dell’azienda Suberito di Terlizzi (Ba), che ha saputo ottenere un prodotto di qualità da una cultivar nota come oliva da mensa.

Infine sono stati celebrati alcuni esempi - tra i numerosi presenti in guida - di olivicoltori che da decenni hanno deciso di prendersi cura della propria passione, gli olivi, anche in un territorio non semplice e occupandosi di cultivar non note al mercato. In questa edizione sono state premiate: la Fattoria Castellina, storica azienda agricola del Montalbano, a Capraia e Limite (Fi), che si distingue per l'impegno nella valorizzazione delle varietà autoctone toscane, come la Mignola; Paola Orsini, che sui Monte Lepini, a Priverno (Lt) porta avanti una tradizione familiare centenaria e cura diecimila piante di cultivar Itrana in regime biologico, e Maurizio Tamellini, titolare de La Contarina, che ha trasformato un'antica dimora veneziana tra le valli d’Illasi e Mezzane (Vr) in un'azienda agricola che celebra le cultivar autoctone, come Grignano, Favarol, Trepp e Perlarol.

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