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Il percorso di successo del vino dei territori italiani

Il percorso di successo del vino dei territori italiani

E' proprio l’origine che l’ideatore dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino, Elio Archimede, ha voluto rappresentare con un castello merlato, a significare difesa di un mondo

13 marzo 2025 | 17:00 | Pasquale Di Lena

Fra due anni, nel giorno della primavera, le Città del Vino festeggeranno 40anni e tutti all’insegna della identità dei nostri vini, che a cavallo del secondo millennio hanno conquistato il mondo. Un percorso lungo: 1963, dpr 930 che ha dato il via alla selezione della qualità, che è nel territorio con una parte della biodiversità viticola; le modifiche nella legge 164 del Febbraio 1992 – una nuova disciplina delle denominazioni di origine dei vini - che ha visto impegnato il sen. Riccardo Margheriti, presidente dell’Ente Mostra nazionale vini- Enoteca italiana di Siena, come presentatore e primo firmatario.  in contemporanea, il 14 Luglio 1992, l’approvazione del Regolamento (CEE)  che riconosce e disciplina le indicazioni geografiche Dop, Igp e Stg, e vede l’Italia, dopo un iniziale vantaggio della Francia, prendere il comando,  in Europa e nel mondo, oggi prima, con 538 vini Dop e Igp e 350 e più Dop, Igp e Stg. Uno straordinario patrimonio di indicazioni  ben organizzate e promosse da un altro ente senese che sta festeggiando i suoi 25anni di vita, Qualivita. Fondazione ispirata dall’allora presidente della Provincia di Siena, Ceccherini, promossa dall’ on. De Caro e Sen. Margheriti, presidente e vicepresidente dell’istituzione che cura e promuove le quasi 900 indicazioni geografiche nazionali. Un primato incontrastato sui 4 mila e proco più prodotti europei e i 16mila prodotti nel mondo. Grazie a una riserva di oltre 5mila prodotti tradizionali, ovvero riconosciuti tali da almeno 25anni, noti anche come prodotti tipici, anch’essi identitari per il loro legame con il territorio, l’origine – vale ripeterlo – della qualità. Ed è proprio l’ origine che l’ideatore dell’Associazione  Nazionale delle Città del Vino, Elio Archimede, ha voluto rappresentare con un castello merlato, a significare difesa di un mondo, la vitivinicoltura, che dai 1200 m.s.l.m., racconta l’Italia dalle mille e mille colline che, chi da vicino e chi da più lontano, guardano i 6 piccoli mari, componenti del mare nostrum, Ligure, Tirreno, Sardegna, Sicilia. Adriatico e Ionio, per poi salire sui 1200 metri dell’Etna. Uno spettacolo di colori, un racconto di oltre seimila anni, un matrimonio con il territorio che ha fatto parlare, non a caso, di terra della vite e del vino “Enotia tellus”, che sprovveduti e incolti rappresentanti delle istituzioni, sostenuti da esperti e scienziati ben pagati, provano, con un’azione pressante delle lobby delle multinazionali, a ridimensionare. Addirittura, a cancellare con le sue innumerevoli tradizioni, a partire dalla tavola e il cibo che esprimono, con il convivio, la socializzazione, cioè l’elemento base di una società e di una civiltà. L’Ente Mostra vini – Enoteca italiana di Siena, ha colto a volo quest’idea e, in meno di un anno, l’ha realizzata nel salone di Palazzo Patrizi in via di città Siena, il 21 Marzo 1987, in onore della Primavera, la stagione che racconta il risveglio della natura, la rinascita. Risveglio e rinascita di cui ha bisogno il bel Paese e, non solo, il mondo intero, per affossare definitivamente un sistema, il neoliberismo, che, per il suo non senso del limite e del finito, sta distruggendo la vita, quella espressa dalla natura. La vigna, le vigne, il territorio, il luogo segnato da un campanile e il coltivatore viticoltore con la sua stalla e il suo orto raccontavano la ruralità e la biodiversità, che il sistema neoliberista sta riducendo a poca cosa nel momento in cui ha pensato a uno sviluppo economico con l’agricoltura non più perno, in previsione di rendere, con l’intelligenza artificiale, il cibo non più atto agricolo ma di laboratorio. Non per difendere la natura, ma per distruggerla con le azioni crescenti di depredazione e distruzione della Terra. 

Sta qui, parlando di vino, la difesa del territorio che nutre di storia e di cultura, di tradizioni la sua vigna. Sta qui la sua salvaguardia e tutela per una viticoltura che racconta l’identità del vino ricavato dalle sue uve, filo conduttore delle mille iniziative portate avanti dalle Città del Vino con i titolari di questo bene comune, i sindaci. La prima Associazione d’identità diretta, all’inizio, da me  e Archimede con la collaborazione di  Chiara Castino, Giarcarlo D’Avanzo e Silvana Lilli, poi nelle mani abili di Paolo Benvenuti, lo storico direttore che ha lasciato, con il suo addio nel febbraio del 2020, a Paolo Corbini, ora direttore, di continuare - dopo aver raccontato e sostenuto, con una squadra consolidata di collaboratori, le tante iniziative a partire dal bimensile,” Le terre del Vino” - nella guida dell’Associazione, oggi forte di oltre 500 comuni associati per i loro territori che esprimono vini disciplinati da una Dop e Igp. Torna il Castello merlato, il logo dell’Associazione, e, con esso, i bastioni della Fortezza medicea di Siena, pronti per essere riaperti, a significare oggi, ancor più di ieri, difesa dagli attacchi concentrici al vino e al cibo che raccontano il Mediterraneo, con la gran parte dei territori che rappresentano il locale, che, come il giovane Davide ha tutto per abbattere l’invincibile Golia, il globale.

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