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DECIMOPUTZU. IN QUESTO PICCOLO PAESE CAGLIARITANO E' INIZIATA LA RIVOLTA SILENZIOSA DI CONTADINI E PASTORI

Ogni giorno, da vent'anni, migliaia di contadini sardi rischiano di perdere tutto, per aver rispettato le leggi. Lo sciopero della fame iniziato il 2 ottobre è il gesto estremo di chi non ha mai avuto voce

06 ottobre 2007 | Mena Aloia

Maria, Piergiorgio, Omero e Giulio, questi i nomi di 4 contadini sardi che il 2 ottobre hanno iniziato lo sciopero della fame per difendere le loro aziende dalla vendita all’asta.

Non hanno nomi famosi, non sono VIP e pertanto non meritano di certo la stessa attenzione che i media riservano ai personaggi che in Sardegna vanno a passare lì solo qualche giorno ogni anno. Quelle sono le notizie che ripagano.

Maria, Piergiorgio, Omero e Giulio sono solo dei semplici contadini colpevoli di aver fatto delle scelte di indebitamento fidandosi della leggitimità di una legge regionale del 1988.
Non hanno pensato di chiedere, all’epoca, al politico di turno che di certo si sarà vantato del suo operato, se quella legge fosse stata notificata all’Unione Europea.

Come loro, altre 7.500 persone in rappresentanza di altrettante aziende si sono fidate di quella legge regionale, ed oggi 5.000 di esse rischiano il fallimento.
È gente semplice quella che lavora in campagna, è gente che crede al rispetto delle leggi.

Nel dicembre del lontano 1988 nasce la legge regionale n.44 che istituisce, all’art.5, un regime di aiuti sotto forma di mutui a tasso agevolato per favorire la ricostituzione della liquidità di aziende agricole in difficoltà per colpa di circostanze avverse.
Spetta alla Giunta regionale deliberare di volta in volta, a seconda delle necessità, le modalità pratiche di concessione dei mutui. Ciò verra fatto per ben quattro volte.

La prima delibera della Giunta sarda è del 30 dicembre 1988 e riguarda la crisi di mercato nel settore della produzione in serra, la seconda è del 27 giugno 1990 e riguarda le aziende forestali, la terza del 20 novembre 1990 per i cunicoltori, infine nel giugno del 1992 l’aiuto fu esteso a tutti gli operatori agricoli.

Questa volte, però, le cose vengono fatte per bene, così, con lettera del primo settembre 1992, l’Italia notifica alla Commissione Europea la legge regionale n.17 della Regione Sardegna.
L’art. 12 di suddetta legge rimandava, per le modalità tecniche di esecuzione, all’art. 5 della legge n.44/88 della stassa regione, ma mai notificata alla Commissione europea.

Il primo agosto 1994 la Commissione comunica all’Italia l’avvio di un procedimento nei confronti degli aiuti stabiliti dall’art.5 della legge 44/88 ritenendo tali aiuti atti a falsare la concorrenza (art.92 del trattato dell’Unione Europea).

Invitava per tanto l’Italia ha presentare proprie osservazioni al riguardo.
L’Italia ci prova per tre volte a convincere la Commissione, ma non ottiene alcun risultato, ogni osservazione viene puntualmente respinta perché incompatibile con i criteri che generalmente vengono applicati da tutti gli stati membri per aiutare le aziende agricole in difficoltà.

Dunque, pur se teoricamente la Commissione può procedere a posteriori alla verifica di compatibilità di una legge con la normativa comunitaria, in questo caso le giustificazioni avanzate dall’Italia sono state così deboli da costringere l’UE a dichiarare ILLEGALI gli aiuti concessi dalla Regione Sardegna in base all’art 5 della legge 44/88 e successive delibere.

L’Italia è obbligata a recuperare presso i beneficiari l’importo dell’aiuto illegittimamente concesso.
Da qui iniziano i guai per Maria, Piergiorgio, Omero, Giulio e tutti gli altri anonimi 5.000.
Quei tassi agevolati servivano proprio per far fronte a gravi problemi di liquidità, richiedere il rimborso di quanto illeggittimamente ottenuto, ma non certo per colpa loro, non poteva che diventare l’inizio, prevedibile, della fine.

Mercoledì 3 ottobre 2007, l'assessore regionale dell'Agricoltura Francesco Foddis tiene a precisare che «L'indebitamento delle aziende agricole è la vertenza più grave del comparto ed è per questo che deve avere una risposta anche dal Governo nazionale. La Regione lavora ogni giorno per trovare soluzioni, ma deve essere chiaro a tutti che la controparte sono gli istituti di credito, che fino a oggi, pur convocati a più riprese per risolvere la vicenda, non hanno mai voluto firmare un accordo».

Ecco individuati i cattivi: le banche.
La politica distratta che ignora ancora una volta il corretto iter di una legge può dichiararsi innocente e del tutto estranea ai fatti.

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