Italia
Le criticità della filiera del mais in Italia
Il comparto agroalimentare nazionale è caratterizzato dalla dicotomia tra il settore agricolo, dipendente dalle importazioni, e i prodotti trasformati, con forte successo e vocazione all'export
13 marzo 2023 | C. S.
L'esame del grado di autoapprovvigionamento, dato dal rapporto tra la produzione agricola e i consumi, evidenzia un risultato particolarmente critico per mais e soia per i quali negli ultimi venti anni sono cresciute in maniera molto consistente le importazioni; nel caso del mais, infatti, si è passati dalla sostanziale autosufficienza dei primi anni 2000 a poco più del 40% nel 2022, anche per la soia, il tasso si è ridotto negli ultimi venti anni scendendo al 32% nel 2022, secondo un report Ismea.
Ferme restando le criticità strutturali della filiera, è da evidenziare che negli ultimi anni l’insorgenza di eventi geopolitici e climatici sempre più estremi, hanno posto gli operatori della filiera dinanzi a difficoltà molto impegnative da affrontare: prima la pandemia, poi la guerra e la siccità hanno esacerbato una situazione di base già molto complessa, impattando sulla crescita dei prezzi ma a fronte di costi molto più elevati e rese ad ettaro sempre più instabili e difficilmente prevedibili.
Come evidenziato nel Piano di settore del Mais, appare quanto mai urgente per i produttori di mais essere sostenuti nell’effettuare un salto operativo e organizzativo aziendale puntando auspicabilmente a una valorizzazione qualitativa del prodotto che possa in qualche modo accompagnarlo nel passaggio da prodotto indifferenziato a specialty. Questo percorso non può che partire da una maggiore sensibilità rispetto alle esigenze delle fasi più a valle, quali le industrie mangimistiche e le produzioni
zootecniche a indicazione geografica (come Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP, Prosciutto di Parma DOP e San Daniele DOP), intervenendo sia sull’aumento delle rese sia sul miglioramento della qualità sanitaria della granella.
Il ruolo dell’innovazione è cruciale per incrementare la produttività e la qualità merceologica e sanitaria della granella. Si pensi ad esempio all’utilizzo di ibridi con cicli di maturità più precoci ed efficienti nell’utilizzo delle risorse (soprattutto in merito alla possibile riduzione dei costi di irrigazione), al controllo dello stress idrico e nutrizionale (microirrigazione, fertirrigazione, fertilizzanti a rilascio controllato, biostimolanti), al biocontrollo delle aflatossine.
Riguardo i contratti di filiera, per il mais vige l’”Accordo Quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata” sottoscritto dalle rappresentanze sindacali dei produttori agricoli e del mondo cooperativo, dagli stoccatori ed essiccatori, delle ditte sementiere e dai Consorzi di indicazione geografiche.
Con questa intesa associativa di rilevanza nazionale il settore ha potuto iniziare a godere di un sostegno a seguito della sottoscrizione di contratti di filiera con l’aiuto specifico ad ettaro per le superfici ricomprese in un impegno pluriennale
L’impatto economico derivante dal decreto di istituzione del fondo per la competitività della filiera mais indica che sono stati 107.943 gli ettari coltivati nell’ambito dei contratti di filiera triennali che hanno avuto accesso al fondo di 8 milioni di euro reso disponibile dal Masaf, per una premialità pari a 74,11 euro/ettaro, più basso, quindi, del massimo
riconoscibile di 100 euro/ha in ragione del taglio lineare applicato coerentemente al budget disponibile.
I dati 2020 indicano che poco meno del 18% delle superfici coltivate in Italia a mais da granella sono coinvolte nei contratti di coltivazione con durata pluriennale che possono quindi avvantaggiarsi della premialità. Sembra auspicabile che questo risultato migliori anche attraverso una maggiore dotazione finanziaria al fine di mitigare il rischio produttivo e sanitario della materia prima che si riflette sulle produzioni di eccellenza di origine animale, con particolare riferimento a quelle di eccellenza DOP e IGP vincolate a mangimi del territorio
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