Italia
Finalmente a battesimo il primo Distretto del Cibo nel Molise
Un traguardo che ha, fra i suoi protagonisti, Luigi Di Majo, noto come “Don Luigi”, l’iniziatore, oltre 50 anni fa, di modernità e successo della vitivinicoltura molisana
13 maggio 2022 | Pasquale Di Lena
Un'agglomerazione di cento imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate sul territorio regionale, specializzate nella coltivazione dell’olivo, che, con la partecipazione di imprese artigiane singole e cooperative, i frantoi, saranno, ancor più del passato, impegnate nella trasformazione e produzione di olio di qualità (bio, Dop e Igp). Il filo conduttore, per eccellenza di un’alimentazione sana, rappresentata dalla Dieta Mediterranea. Uno stile di vita e un modo di mangiare, che il Molise esprime con dovizia idi particolari grazie alle sue tradizioni legate alla ruralità e alla ricchezza di biodiversità espressa dal suo territorio, l’origine della qualità. Aziende agricole olivicole e frantoi, realtà inserite in una o più fasi di un processo produttivo. integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale.
Avvalendosi di strumenti e azioni importanti quali: la formazione, la sperimentazione, la promozione e valorizzazione dell’olio e, con esso, delle aziende che lo producono e dell’origine, il territorio, cioè il luogo nella sua interezza. Il luogo che va oltre il significato da sempre dato dai francesi, Terroir, tutto e solo riferito alla natura del terreno, sapendo che esso è, anche e soprattutto, storia, cultura, ambiente, paesaggio, tradizione.
Il luogo quale memoria, osservazione, emozione, e, come tale, racconto, ovvero la possibilità di coinvolgere l’altro, gli altri. Il racconto quale filo conduttore di un dialogo, una presentazione/rappresentazione, una promozione. Il racconto che, se bello e fatto bene, diventa comunicazione, coinvolgimento, e, così, successo di un prodotto, di un’azienda, di un luogo appunto. Il privato e il pubblico che decidono insieme cosa e come fare, dove e come andare, per cogliere ogni possibile obiettivo che dia risposte di immagine e di reddito all’azienda e all’imprenditore; di immagine al pubblico, ai vari livelli istituzionali. E, anche, voglia di aggiornamento della programmazione. Ecco che il Distretto del Cibo “Olio Evo Molisano”, quale agglomerato – come prima si diceva - di imprese sparse sul territori regionale, diventa lo strumento di dialogo pubblico – privato, capace di attivare tutte le strategie che servono per programmare il futuro dell’olivicoltura e, con essa, dell’agricoltura. In pratica lo sviluppo complessivo della Molise, che – come vado ripetendo da tempo – ha quanto serve per essere un laboratorio, un esempio, per le rimanenti regioni. Un ruolo che, ha la possibilità di svolgere grazie alle sue dimensioni territoriali; alla fortuna di avere tutto, anche quel poco che resta della ruralità e biodiversità; al suo essere luogo di 136 piccoli centri circondati da campagna.
Un programma ricco di interventi che abbracciano – grazie alla partecipazione e contributo dato da chi il mondo dell’agricoltura lo rappresenta da sempre, le organizzazioni professionali - le sfide del momento, come quelle della sostenibilità tra salute, società e ambiente, con l’olivo e l’olio immagine di millenni che, nonostante i tentativi di un Paese distratto da altri obiettivi, continua a rappresentare e raccontare valori che neanche il dio denaro è riuscito a cancellare.
Con questo importante riconoscimento il Molise aggiorna il Registro nazionale nelle mani del Mipaaf, innalzando a 139 il numero dei Distretti, sparsi su 15 regioni, con la Toscana che ne ha riconosciuti ben 37, di cui 5 dedicati all’olio. Con questo importante strumento, che ha tutti i presupposti per rimettere l’agricoltura al centro dello sviluppo economico, e non solo, anche sociale e culturale, di cui ha urgente bisogno il Paese, il Molise continua a svolgere il ruolo di laboratorio nel campo dell’olivicoltura, dopo la nascita, nel 1994, dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio; il Parco regionale storico di Venafro, il 1° e unico dedicato all’olivo e all’olio; il prestigioso Premio “Goccia d’Oro”, che tanto ha dato alla crescita della qualità e dell’immagine dell’olio molisano, espresse dalle sue 19 varietà; Un concorso regionale di potatura che ha la lanciato cinque campioni nazionali ; la prima cooperativa, Kairos, che ha fatto dell’olivo e dell’olio i protagonisti del recupero, non facile, di una normalità da parte di chi è stata vittima di una violenza di genere, come sono le donne violentate; il primo documentario, “Gocce”, che rende Fausto, l’olivo colpito da un fulmine, protagonista.
Un risultato, quello del Distretto da poco riconosciuto, che ha, fra i tanti suoi protagonisti, Luigi Di Majo, noto come “Don Luigi”, l’iniziatore, oltre 50 anni fa, di quella modernità e successo che vive la vitivinicoltura molisana. Oggi, a distanza di tanto tempo, impegnato, con questa sua nuova creatura, a lanciare un appello ai giovani a diventare i protagonisti di uno sviluppo della coltivazione più estesa sul territorio regionale. Promotore instancabile - dopo il vino - dell’olivo e dell’olio, una coltura e un prodotto inseparabili sin da quando, oltre seimila anni fa, hanno deciso di diventare simboli del Mediterraneo e dare un contributo alla nascita di civiltà, essere esempi nel resto del mondo. Oggi più che mai, visto che, negli ultimi venti anni, si ritrovano insieme, in tutt’e cinque i continenti, a segnare paesaggi, culture gastronomiche e salute.
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