Italia
Vertical bio, è l'ora dei rinvii a giudizio per una frode da 32 milioni di euro
L’indagine “Vertical Bio”, partita nel 2013 come "Green War" anche grazie alle segnalazioni di FederBio che si è costituita parte civile presso il Tribunale di Pesaro, ha permesso di scoprire un traffico da 350.000 tonnellate di granaglie falsamente dichiarate bio, costituto in particolare da mais, soia, grano, colza, semi di girasole
05 ottobre 2018 | T N
Un passo avanti significativo nella vicenda “Vertical Bio” che giunge ad un primo risultato significativo: il rinvio a giudizio per 25 persone - tra imprenditori, amministratori e certificatori - che si sarebbero resi responsabili del reato di associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla frode commerciale.
L’indagine “Vertical Bio”, anche grazie al contributo delle segnalazioni di FederBio che si è peraltro costituita parte civile presso il Tribunale di Pesaro, ha avuto il proprio inizio nel 2013 con il nome di “Green War”.
Oggetto dell’indagine della Procura di Pesaro è stato l’accertamento dell’esistenza di un’associazione criminale che avrebbe immesso sul mercato granaglie certificate in maniera fraudolenta come “biologiche”.
La chiusura dell’indagine e la notizia del rinvio a giudizio pare dunque confermare la correttezza dell’ipotesi accusatoria.

Le investigazioni, durate circa 2 anni, hanno consentito di individuare e disgregare due associazioni per delinquere composte da imprenditori italiani, operanti nel settore dell’importazione e vendita di prodotti biologici, situati in Pesaro, Campobasso, Piacenza e Verona e dai responsabili a vario livello di due organismi di certificazione, con sede a Fano e Sassari, ai quali era demandato il controllo dei prodotti falsamente attestati come “biologici”. I due sodalizi criminali erano legati dalla comune appartenenza di alcuni soggetti che operavano nell’ambito dei due organismi di certificazione e dal metodo di frode utilizzato che consisteva nella creazione di una filiera unica di produzione, importazione e vendita dei prodotti agroalimentari gestita dai sodali dell’associazione, alla quale veniva affiancata una rete di controlli e certificazioni rilasciate dagli organismi, i quali attestavano falsamente la natura biologica dei prodotti.
Il sistema di frode consolidato nel tempo consisteva, in una prima fase, nella quale veniva operata la produzione di granaglie in Paesi terzi, quali Moldavia, Ucraina, Kazakistan, che venivano qualificate come “biologiche” dagli organismi di certificazione situati nei medesimi Paesi ma controllati dai soggetti italiani strettamente collegati e/o cointeressati agli imprenditori titolari coinvolti nella frode. Successivamente le granaglie venivano importate in Italia, talvolta anche con l’interposizione di una società maltese che provvedeva a sdoganare la merce ed introdurla all’interno dell’Unione europea, eludendo in tal modo i rigidi controlli previsti nel territorio italiano. In tal modo la merce, veicolata dalla società maltese, era rivenduta sul territorio italiano e dell’Unione europea senza che fosse ulteriormente controllata.
Il sistema fraudolento ha consentito alle aziende coinvolte di importare, dal 2007 al 2013, un quantitativo di granaglie di circa 350.000 tonnellate, costituto in particolare da mais, soia, grano, colza, semi di girasole, con il conseguimento di un fatturato stimato di circa 126 milioni. L’attività operativa ha permesso, attraverso la mappatura dei prodotti e la rilevazione delle relative vendite, di calcolare il provento illecito derivante dall’attività fraudolenta per un ammontare complessivo pari a circa 32 milioni di euro.
Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio, ha commentato: “Esprimo la soddisfazione della Federazione per i rinvii a giudizio decisi dal GUP del Tribunale di Pesaro che finalmente danno l’avvio alla fase processuale di una vicenda giudiziaria che ha preso le mosse anche dalle segnalazioni di FederBio nei confronti di un’organizzazione costituita da imprese e organismi di certificazione, italiani e esteri, che si è resa responsabile di importare grandi quantità di prodotti agricoli convenzionali spacciati per biologici. Il Tribunale di Pesaro ha già ammesso FederBio quale Parte civile nel processo per cui, oltre ad auspicare tempi celeri, per evitare il rischio della prescrizione per alcuni dei reati contestati, ci adopereremo nel processo per far emergere tutte le responsabilità dei gravi fatti di frode che per anni hanno inquinato il mercato del biologico italiano nella totale indifferenza di chi avrebbe dovuto vigilare sul sistema di certificazione”.
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