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UNA GRANDE TRUFFA AL SAPORE DELL’OLIO D’OLIVA. COINVOLTI NOMI DI GROSSO CALIBRO

L’inchiesta riguarda il crack finanziario di diverse società del gruppo “La Giara” di cui Luigi Siciliani, presidente della Camera di Commercio di Crotone, era amministratore delegato e azionista. Tra le parti lese anche Samaritana Rattazzi, nipote di Gianni Agnelli, socia e presidente del consiglio di amministrazione

27 maggio 2006 | Mena Aloia

Bancarotta fraudolenta, truffa, simulazione di contratti, false fatturazioni.
Questi i reati contestati a Luigi Siciliani, presidente della Camera di Commercio di Crotone, agli arresti domiciliari da martedì 23 maggio. Insieme a lui, con lo stesso procedimento restrittivo, anche due commercialisti e consulenti aziendali: Renato Viscoli e Giovanni Di Leo. Mentre altre sette persone sono indagate a piede libero con l’accusa di concorso nei reati di bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali.

L’inchiesta riguarda il crack finanziario di diverse società del gruppo “La Giara” di cui Luigi Siciliani era amministratore delegato ed azionista.
La Giara è un’azienda, o meglio era un’azienda nota nel settore oleario. Trovare notizie che la riguardano è tuttavia quasi impossibile, come impossibile è trovare informazioni sulle aziende ad essa collegate: Tradizioni di Calabria, Trazioni Italiana, Agroservice.

Stupisce il fatto che non ci siano tracce di eventi, manifestazioni, pubblicazioni o qualsiasi altro tipo di attività che ogni azienda, anche se piccola, intraprende per far conoscere il proprio prodotto.
Anche se si indaga sulla propriètà o i gruppi di controllo delle principali imprese di olio di oliva confezionato ci si trova di fronte alla poco significativa voce: azionisti vari.
Nessuna famiglia di riferimento, nessuna multinazionale a cui sottostare.

Azionisti che oggi pagano caramente il loro investimento. Tra le parti lese spicca il nome di Samaritana Rattazzi, nipote di Gianni Agnelli, socia e presidente del consiglio di amministrazione della società, che per aver firmato delle fideiussioni ha dovuto sborsare ben 10 milioni di euro.
Dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone si è scoperto che tutte le aziende del gruppo erano in forte perdita già dal 1995, ma Siciliani, grazie all’aiuto degli altri soggetti indagati, è riuscito per anni ad accumulare le perdite reali riuscendo addirittura a distribuire utili fittizi attraverso falsificazioni di bilanci e false comunicazioni sociali.

Lo scopo, secondo la Guardia di Finanza, era quello di ottenere finanziamenti bancari pubblici e privati, finanziamenti che poi sparivano nei meandri delle aziende del gruppo. Su istanza di fallimento avanzata, nel 2003, dalla Procura della Repubblica, tutte le aziende vengono dichiarate fallite nel 2004 evidenziando un dissesto finanziario pari a circa 40 milioni di euro.


Questa volta sono state le banche ad essere ingannate dalla “contabilità creativa” di Siciliani e dei due commercialisti, ma solo perché la truffa è stata scoperta prima che il gruppo riuscisse a quotarsi in borsa, altrimenti avremmo forse avuto un secondo caso Parmalat.

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