Italia

Gli italiani restano inguaribili tradizionalisti a tavola

Oggi gli italiani si vedono tradizionalisti a tavola: 3 su 4 non si sentono pronti a cambiare le proprie abitudini alimentari e preferiscono mangiare italiano. Aumenterà soprattutto il consumo di alimenti bio, di cibi funzionali, di prodotti KM0

05 dicembre 2017 | C. S.

Quanto cibo “etnico”, è entrato a far parte a tutti gli effetti della alimentazione dei Paesi occidentali? In Germania, Francia, Italia e Spagna1 , a fronte di un mercato alimentare che vale complessivamente 321 miliardi di euro, la quota cosiddetta "etnica"2 relativa agli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi di euro. Un risultato cui hanno contribuito probabilmente sia i flussi migratori, che stanno contribuendo a cambiare in qualche misura anche le nostre abitudini alimentari, sia la costante ricerca di nuovi sapori da parte dei cuochi, dei produttori alimentari e degli stessi consumatori locali. Ma noi italiani siamo davvero così pronti ad allargare le nostre abitudini a tavola? Demos ha realizzato con la Fondazione Barilla for Food & Nutrition uno studio3 , presentato in occasione dell’8° Forum Internazionale su Alimentazione & Nutrizione di BCFN, per capire come stanno cambiando le nostre abitudini alimentari.

Ebbene, 1 italiano su 2 pensa che da qui a 10 anni sulle nostre tavole sarà visibile, molto o moltissimo, questo cambiamento.

Questa percezione di cambiamento prevale soprattutto tra gli over 65 (61,4% della fascia d’età in esame) e tra le donne (60,5%). Sono loro, in buona parte, a determinare questo risultato. Di contro, sono i più giovani (15-24 anni) a percepire meno di tutti questo cambiamento futuro (38,5% del campione in questa fascia). Le ragioni di questa differente percezione tra persone più e meno giovani potrebbero essere presto spiegate: se da una parte i giovani sono stati esposti fin dalla nascita alla presenza di cibi di altre culture, essi sono anche gli attori che vivono maggiormente questo cambiamento, tanto da non percepirlo, gli over 65 - che in passato dovrebbero già aver assistito a qualcosa di simile – potrebbero, invece, percepire con maggiore lucidità l’avvicinarsi di novità pronte ad affermarsi anche a tavola. Se andiamo poi ad approfondire meglio questo dato scopriamo, a riprova di quanto detto, che gli stessi giovani sono la parte più rilevante del campione che è più aperto al cibo etnico e che ne consuma di più (3 su 4 dichiarano di andare in ristoranti etnici).

Quali i fattori che influiranno di più? Nella percezione degli italiani intervistati, le variabili che maggiormente influenzeranno sulle scelte alimentari da qui ai prossimi 10 anni, saranno i “cambiamenti climatici” (citate dal 79,6% del campione), seguiti dai “prezzi delle materie prime” (78,2%) e dai “social media” (70,4%). In questa ipotetica graduatoria le “migrazioni e i contatti con le nuove culture” si fermano al penultimo posto, indicate “solo” dal 65,6% del campione.

Ancora più interessante è notare in “come” e in “cosa” questi cambiamenti di abitudini alimentari si tradurranno sempre nei prossimi 10 anni. Per il 69,8% aumenterà il “consumo di cibi biologici”, per il 63,2% quello dei “cibi funzionali” (ossia i senza glutine, senza lattosio, ecc.) e per il 59,7% i “cibi a Km 0”. L’aumento dei “cibi etnici” si ferma al 47,4%, ben distante, peraltro, dalle altre categorie di risposte (anche se meglio piazzato rispetto a quelli che molti considerano come i “cibi del futuro”, ossia “cibi esotici, come gli insetti”, che arrivano appena al 25,2%). Questi dati fanno pensare che gli italiani siano piuttosto radicati rispetto alle proprie abitudini alimentari. Non a caso chi crede maggiormente nella possibilità di diffusione dei cibi etnici sono soprattutto gli studenti, gli stessi che non vedevano molto i cambiamenti.

Ma che gli italiani, a tavola, siano un popolo di “nazionalisti”, lo conferma sempre la ricerca Demos-BCFN. È la preferenza per il nostro cibo, infatti, che sembra mettere d’accordo un po’ tutti, soprattutto a partire dai 34 anni in su. Circa 3 intervistati su 4, infatti, confermano che “si sentono a loro agio solo quando mangiano cibo italiano”, “si sentono sicuro solo quando mangiano cibo italiano” e affermano di “mangiare solo cibo italiano”. Non sarà un caso dunque notare che circa il 50% del campione non va mai in ristoranti etnici, non compra cibo da asporto etnico né lo cucina. Eppure, è anche interessante notare che molte di queste posizioni possono essere dettate da una scarsa conoscenza delle altre cucine (3 italiani su 4 “non ricercano cibi nuovi e diversi” e solo il 34,9% del campione afferma di “apprezzare i cibi di culture differenti”). Non stupisce neppure che, dovendo citare la cucina etnica preferita, quasi allo stesso modo (41,8% e 41,2%) gli intervistati trovino naturale citare quella cinese e quella giapponese, che sono anche le cucine cosiddette “etniche” presenti ormai da più tempo e in maniera capillare sul territorio italiano. Insomma, italiani aperti al cambiamento a tavola ma … con moderazione.

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