Italia

Il caso Taggiasca, un'operazione per accaparrarsi 70 milioni di euro

E' già scontro in Regione tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord per la Dop: scambi al vetriolo. La denominazione d'origine protetta divide, più che unire, il territorio. Il vero problema è il valore del brand, come sottolinea il Comitato Salva Taggiasca

16 marzo 2017 | T N

"L'assessore Mai venga in Commissione III a relazionare sul percorso di protezione della cultivar Taggiasca. E poi via libera alle audizioni di tutte le associazioni coinvolte - chiede Marco De Ferrari, portavoce del MoVimento 5 Stelle Liguria, in seguito alla richiesta di registrazione della Taggiasca Dop avanzata dal comitato promotore al Ministero dell'Agricoltura e alla Regione - Il percorso DOP non deve essere catapultato dall'alto e divisivo come quello proposto dalla Giunta Toti. Si tratta di una procedura restrittiva che farebbe sbalzare fuori mercato circa il 70% dei coltivatori locali, tra cui il settore biologico, fiore all'occhiello della produzione ligure. Le alternative esistono, compreso un percorso scientifico promosso dall'Università. Dopo la relazione dell'assessore Mai, che riteniamo urgente e prioritaria – conclude De Ferrari – auspichiamo l'avvio di un serio percorso partecipato attraverso le audizioni di tutte le associazioni coinvolte, a tutela della cultivar taggiasca. Il Comitato SalvaTaggiasca è riuscito a raccogliere in poche settimane oltre 600 firme di coltivatori locali. Queste persone hanno il diritto di far sentire la propria voce all'interno delle istituzioni."

“Sono assolutamente disponibile a relazionare, al più presto, in commissione Attività produttive i benefici del percorso del riconoscimento della Dop che identificherà la taggiasca solo ed esclusivamente con il territorio ligure. Evidentemente al consigliere dei Cinque Stelle, fautore per ideologia della ‘decrescita felice’, non sono ancora ben chiare le ragioni sottoscritte da ben 1.251 aziende del territorio che hanno aderito al Comitato promotore per difendere la tipicità delle nostre olive dal rischio, più che reale purtroppo, dell’invasione sul mercato di prodotti, a basso costo, che potrebbero fregiarsi dell’etichetta di taggiasca senza avere la qualità organolettica e l’eccellenza, tipiche della nostra produzione che affonda le radici in una storia secolare”. Lo dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai rispondendo alle dichiarazioni del consigliere del movimento Cinque Stelle Marco De Ferrari in merito alla cultivar taggiasca. “Come Regione Liguria – spiega l’assessore Mai - insieme alla Camera di Commercio Riviere di Liguria, le associazioni agricole, Unione Industriali, Oleoteca regionale abbiamo deciso di sostenere questa battaglia dei produttori che da alcuni anni è stata avviata perché ne condividiamo le motivazioni di tutela da un business indiscriminato che snaturerebbe di fatto un prodotto unico al mondo e penalizzerebbe soprattutto le piccole imprese del settore. Le dichiarazioni di De Ferrari dimostrano una conoscenza davvero molto parziale del tema: parlare di scelte calate dall’alto è del tutto fuori luogo vista l’adesione di oltre un migliaio di aziende liguri a sostegno del percorso di riconoscimento depositato dal Comitato promotore stesso al Mipaaf”.

E' dunque guerra di numeri sulla Taggiasca e di firme. 1250 quelle raccolte dal Comitato Dop Taggiasca, 750 (a quanto ci risulta) quelle raccolte dal Comiutato Salva Taggiasca.

Ma lo scontro vero, nascosto ai più, è su altri numeri, come sottolineato proprio dal Comitato Salva Taggiasca:

"La cultivar Taggiasca è stata paragonata, non a caso, a un Brand. Come ben si sa, ogni brand ha un valore; quello della Taggiasca è di circa 70 milioni di euro annui.
L’esclusività da parte di un consorzio di un marchio di tale portata non può esimere la corresponsione di un controvalore (di acquisto, al prezzo di mercato parliamo di 5 volte il suo valore, 350 milioni di euro) da pagare a tutto il territorio che ha contribuito, nel tempo, a renderlo tale.
Per i cultori del “legale” i 70 milioni rappresentano un chiaro diritto acquisito.
Parlare di numeri e firme conseguite di fronte a questo valore risulta effimero e relativo. Assumersi la responsabilità di cambiare un intero comparto produttivo di tale portata è a dir poco pericoloso e azzardato.
Parlando di numeri, cosa rappresentano 2400 ettari di uliveto taggiasco di fronte ai 7000 coltivati o ai 13000 totali?
Cosa rappresentano 1251 aziende a fronte delle 7000 e più imprese presenti sul territorio?
Se queste sono le premesse chiediamo come si possa portare avanti un progetto di DOP che prevede la cancellazione/sostituzione della cultivar – brand- del valore di 70 milioni di euro annui.
Ribadiamo che il comitato salvataggiasca è per sviluppare una DOP, volontaria e condivisa, senza sostituzione di cultivar, in grado di tutelare e garantire gli interessi precostituiti."

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