Italia
Mi Manda Rai 3: che confusione sul DNA dell'olio d'oliva!
Un blocco della nota trasmissione a difesa dei consumatori è stata dedicato all'extra vergine, alla sua origine e alla sua qualità. Purtroppo ne è venuta fuori una gazzarra da cui escono tutti perdenti, per primo il mondo dell'olio d'oliva
24 febbraio 2017 | Alberto Grimelli
Il 23 febbraio 2016, alle ore 23.00 circa è andato in onda un blocco della nota trasmissione televisiva Mi Manda Rai 3 interamente dedicato all'olio di oliva.
Qualche indiscrezione lasciava presagire una puntata shock sulle truffe nel settore, in particolare sull'origine dell'olio e sulle false indicazioni in etichetta.

Il DNA dell'olio d'oliva
La trasmissione ha utilizzato, come strumento probatorio, ai fini dell'inchiesta giornalistica, l'analisi del DNA per verificare l'origine della materia prima. Il laboratorio utilizzato, che ha effettuato le analisi alla cieca, è quello del CNR di Perugia. E' stata anche intervistata la capo ricercatrice Luciana Baldoni che ha illustrato il metodo e il suo lavoro.
A quanto mi risulta le aziende campionate sono state avvisate solo a poche ora dalla messa in onda della trasmissione, senza avere il tempo di controanalisi e controdeduzioni sui risultati che sarebbero stati mostrati.
Un vulnus, anche giuridico, che ha costretto presumibilmente Mi Manda Rai 3 a “glissare” un po' sui dati che infatti neanche sono stati presentati interamente e non sono stati adeguatamente spiegati.
Il codice “a semaforo” per indicare le irregolarità presunte (rosso), le potenziali irregolarità (giallo) e le conformità (verde) era assolutamente contestabile in mancanza di una tracciabilità a monte del lotto produttivo, oggi possibile grazie al registro Sian. Detto in altri termini, la scoperta di Arbequina in olio indicato come italiano non può essere considerato irregolarità, in quanto l'Arbequina è coltivata anche in Italia. Se però, grazie alla tracciabilità delle produzioni, si rileva che gli olivicoltori che hanno coltivato le olive da cui poi è stato estratto quell'olio, non possiedono piante di Arbequina ecco che ci troviamo di fronte a una potenziale irregolarità, suffragata da una solida base di dati.
Le accuse di Federolio e Assitol
In trasmissione erano presenti i Presidenti Tabano (Federolio) e Zucchi (Assitol) che hanno avuto un atteggiamento molto aggressivo, sia criticando il metodo in sé sia criticando l'approccio e l'intero impianto della trasmissione televisiva.
Ne è venuta fuori una gazzarra difficilmente comprensibile dal telespettatore medio con contestazioni tecniche che si mischiavano a polemiche piuttosto sterili e pretestuose.
Tra queste ultime ne segnalo due.
Il Presidente Tabano ha segnalato due volte che il CNR di Perugia, nel referto d'analisi, indica che il metodo non è ufficiale e che non può essere utilizzato a fini legali. La giornalista Barbara Cataldi ha però ricordato che l'analisi del DNA è stata utilizzata in due indagini giudiziarie (Bari e Grosseto). Chiunque abbia un minimo di nozioni giuridiche sa che l'indicazione inserita nel referto d'analisi dal CNR di Perugia è cautelativa, volta cioè a evitare eventuali rivalse in sede legale sul laboratorio d'analisi.
Risultato? Confusione.
Scivolata su una buccia di banana anche per il Presidente Zucchi che, per screditare il metodo, ha ricordato come il CNR di Perugia non faccia parte del grande progetto europeo Oleum. La sensazione è stata quella di voler gettare un'ombra, o comunque insinuare dubbi, sulla professionalità del CNR di Perugia e della sua capo ricercatrice Luciana Baldoni. Come a dire, non metto solo in dubbio il metodo, ma proprio la persona e l'istituto di ricerca. Siamo abituati, nei talk show politici, ad attacchi personali e a gazzarre ma, è noto, queste spesso fanno venir meno la chiarezza dei contenuti.
Risultato? Confusione
Risultato? Confusione
La trasmissione Mi Manda Rai 3 sull'olio di oliva è quindi nata male ed è finita peggio.
L'inchiesta giornalistica era costruita su basi scarsamente solide e poteva essere facilmente smontata, poiché mancava la tracciabilità delle produzioni.
La reazione del mondo dell'olio d'oliva, però, è stata eccessivamente aggressiva. Il tipico comportamento passivo-aggressivo, lo definirebbe Freud. Si sono sentiti messi sul banco degli accusati e, invece di mettersi dalla parte dei consumatori, rassicurandoli, hanno cominciato a difendere loro stessi e il loro operato. Una tipica difesa di lobby, efficace negli anni 1980 ma fuori dal tempo oggi.
Il risultato è che ha perso l'intero mondo dell'olio d'oliva.
Se va bene, il telespettatore ha cambiato canale, altrimenti avrà pensato che, come al solito, è tutta una “porcheria”.
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Accedi o Registratigiampaolo sodano
25 febbraio 2017 ore 09:07ho diretto una rete televisiva della rai. do' un consiglio a daria bignardi (direttrice di rai3): quando si commette un errore come quello di sottile si replica il tema e si fa chiarezza. la premessa, si scelgono gli ospiti e gli esperti con maggiore cura e il dibattito (dato che si tratta di questioni che attengono ai diritti del consumatore) si gestisce con l'obbiettivo di far capire a chi ascolta qual'è il problema e quali possono essere le soluzioni. perchè al di là degli interessi degli imbottigliatori e dei confezionatori, c'è quello di una comunità che vede estinguersi sotto i propri occhi un patrimonio di tutti (l'olivicoltura e l'olio italiano) mentre sugli scaffali, come dice michele, i soliti noti continuano a piazzarci un grasso a 4 euro denominato olio dalle olive.(anche se i 4 anni di galera al signor fusi dovrebbero far riflettere).
Michele Cannoletta
25 febbraio 2017 ore 08:35Il mondo dell'olio perde ogni giorno,nel momento in cui sugli scaffali si vede ancora prodotto a 4€....é inconcepibile
ANDREA MAGARA
01 marzo 2017 ore 15:00Perfettamente d'accordo con il sig. Sodano, in questo modo si fà ancora più confusione e non si riesce a trasmettere il messaggio ai consumatori.