Italia
Se la politica si accorgesse che l'agricoltura è una miniera d'oro per l'Italia
Fabrizio Barca ha chiesto una nuova agricoltura per l'Italia ma è un progetto impossibile se non si preserverà il territorio, come una piorità, una premessa indispensabile per una corretta programmazione del settore primario
25 luglio 2014 | Pasquale Di Lena
Il 22 luglio scorso il Sole24ore ha pubblicato “la nuova Agricoltura dell’Italia”, un interessante articolo di Fabrizio Barca, che inizia con una mezza verità quando dice “Negli anni recenti molti, tra i quali chi scrive, hanno dovuto rivalutare il ruolo dell'agricoltura nello sviluppo del Paese”. Mezza e non sacrosanta verità, visto che questa sua rivalutazione, frutto di onestà intellettuale, che io sappia, non riguarda molti, ma pochi altri.
E’ comunque un fatto significativo che una personalità come Barca, che ha avuto un ruolo importante come dirigente del Ministero dell’economia e come sottosegretario del Governo Letta, prenda atto della sottovalutazione, se non dimenticanza, del ruolo dell’agricoltura da parte della cultura e della classe politica e dirigente del Nostro Paese.
E’ da augurarsi che anche altri, che, non solo nel passato ma anche nel presente, si sono dimenticati dell’agricoltura, seguano Barca in questa sua riflessione, alla quale va il merito di riportare al centro l’agricoltura e, con essa, il territorio che, insieme con altre risorse e valori, spiega e rappresenta.
Al centro dello sviluppo, visto che è proprio il suo spostamento da perno dell’economia a un ruolo del tutto marginale una delle ragioni importanti di quel rallentamento dello sviluppo economico che, nel 2008, va in blocco e rende la crisi del Paese ancor più pesante che in altri.
Un tipo di sviluppo che all’agricoltura ha rubato pianure e i terreni migliori di questo nostro Paese con la cementificazione spietata venduta, ancora oggi, come segno di benessere e di civiltà.
Lo dimostrano i dati della drastica diminuzione della superficie agricola, del numero di imprese e di addetti, a partire dall’abbandono delle aree, considerate, all’inizio del boom economico, “arretrate”, poi “sottosviluppate” e, solo ultimamente, “marginali” e – lo voglio credere - con il suo significato di “poste ai margini”, che, ultimamente, stanno cogliendo un interesse sproporzionato, per me allarmante.
L’agricoltura, una volta messa ai margini della cultura e dello sviluppo, ha, non a caso, pagato per prima il prezzo di questa esclusione, anticipando di quattro anni la pesante crisi causata dal fallimento di un sistema che si tenta di rianimare con tante respirazioni bocca a bocca, che, però, non fanno altro che aggravare la situazione invece che risolverla.
Tant’è che neanche le risorse considerevoli dei vari programmi comunitari sono servite a dare forza a un’agricoltura posta ai margini e svuotata di programmi e di progetti, soprattutto di una strategia di marketing fondamentale per competere e vincere sul mercato globale. Risorse comunitarie che, con la loro distribuzione a pioggia, sono servite, però, ad alimentare il sottogoverno, indebitare le aziende e ad arricchire solo i fornitori di trattori, concimi e antiparassitari. In questo modo l’agricoltura, soprattutto con la sua zootecnia industrializzata, ha contribuito all’inquinamento di vaste aree e i produttori agricoli sono stati resi servi inconsapevoli delle multinazionali.
Certo, non sono mancate politiche che hanno inciso profondamente e positivamente come quelle della qualità, soprattutto quando questo elemento, fondamentale in un mercato globale dove il consumatore si vuole sentire garantito, trova nel territorio la sua origine.
Un aspetto che, a partire dagli anni ’60 con i vini Doc e Docg e, poi, dagli anni ’90, con le indicazioni geografiche Dop e Igp, riservate alle restanti categorie di prodotti riconosciuti con un marchio a carattere europeo, ha portato l’Italia a vivere primati con le sue 262 eccellenze dop e Igp, pari al 23% delle eccellenze complessive prodotte (1186) dai restanti paesi europei, di cui 15 di origine dei paesi extra Ue.
Un elemento questo ben ripreso nel Piano strategico per l'innovazione e la ricerca nel settore agricolo, alimentare e forestale presentato dal ministro Maurizio Martina nei giorni scorsi per la discussione pubblica. Un documento interessante, che merita l’attenzione non solo del mondo agricolo o degli addetti ai lavori, ma anche di chi vuole davvero contribuire a dare una prospettiva di futuro alle nuove generazioni. Un documento positivo per i tanti temi trattati, tutti di grande interesse, che, a mio modesto parere, manca di una premessa quanto mai necessaria oggi, il territorio.
Un bene finito sul quale riflettere attentamente, così come ha fatto Fabrizio Barca sull’agricoltura, se si vuole ridare centralità al settore primario e renderlo, così, perno di quel nuovo tipo di sviluppo improntato tutto sulla sostenibilità e compatibilità, il solo di cui ha bisogno il nostro Paese e il mondo intero per uscire dalla pesante crisi percorrendo una strada nuova, del tutto diversa dal passato, prima che sia troppo tardi.
Ecco perché il territorio diventa una priorità, una premessa indispensabile per una corretta programmazione dell’agricoltura e, con essa, dello sviluppo economico dell’Italia.
Tutto diventa credibile se il primo atto è quello che porta a bloccare il furto di questo bene primario, il territorio, a partire proprio dalle aree interne, quelle marginali, fra le quali sono da comprendere non solo l’Appennino, ma, l’insieme delle regioni meridionali ed insulari, le più esposte a invasioni di attività che limitano le risorse e i valori propri del territorio. In primo luogo l’agricoltura con il furto di terreno fertile e, come tale, necessario per il cibo che, in queste aree più che altrove, ha potenzialità enormi per esprimere qualità, ma anche storia, cultura, paesaggi, biodiversità, ambienti e tradizioni.
Una miniera d’oro che il Paese non si può permettere di regalare all’avidità e alla stupidità.
Potrebbero interessarti
Italia
Da detenuti a custodi dell'antico Olivo della Madonna: il percorso in Calabria
Alla Casa di reclusione di Laureana di Borrello un progetto coniuga formazione professionale, reinserimento sociale e tutela della biodiversità. I detenuti conseguono l'abilitazione ad assaggiatori di oli vergini di oliva e partecipano al recupero della rara cultivar Leucocarpa
05 agosto 2026 | 10:00
Italia
Clima estremo, due aziende agricole su tre colpite da eventi naturali
Tra il 2023 e il 2025 il 67,6% delle imprese ha subito danni, soprattutto a causa di grandinate, precipitazioni intense e ondate di calore. Ancora limitata la diffusione delle assicurazioni e scarsa la conoscenza del fondo AgriCat
04 agosto 2026 | 12:00
Italia
Grappaturismo: le distillerie trentine rafforzano il legame tra produzione, accoglienza e turismo esperienziale
Dall’indagine condotta dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino sui proprio associati emerge un’offerta diffusa di visite al pubblico, con margini di crescita nei servizi digitali. Marzadro (Presidente ITGT): “Questa indagine fa parte di un percorso di miglioramento dell’offerta e per far divenire il turismo asset strategico per la promozione della tradizione distillatoria trentina”
04 agosto 2026 | 10:00
Italia
Una proposta di legge organica per mondo rurale toscano
Partecipazione permanente, contrasto al caporalato, semplificazioni e controlli digitali. Interventi anche per vivai e benessere animale, agriturismo, buttero maremmano, educazione alimentare, patrimonio rurale, tartufi e invasi irrigui
02 agosto 2026 | 09:00
Italia
Inizia la vendemmia 2026 in Sicilia: un viaggio lungo circa cento giorni
Il recente trend di raccolta vede la fine del mese di luglio protagonista dell’inizio della grande vendemmia siciliana. Varietà internazionali, quali Pinot Nero e Chardonnay che si contraddistinguono per tenori di acidità di rilievo, sono raccolti per dar vita alle basi spumante oltre che per i vini fermi
30 luglio 2026 | 11:00
Italia
Incendio sui terreni confiscati alla 'ndrangheta: distrutti gli olivi secolari
Le fiamme hanno devastato tre appezzamenti coltivati dalla cooperativa sociale aderente a Libera Terra a Oppido Mamertina. Distrutto il 70% degli olivi secolari in uno dei fondi
30 luglio 2026 | 10:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati