Italia
Una filiera tutta toscana per le biomasse
L'accordo agrobioenergetico valorizzerà le peculiarità dell'agricoltura toscana, garantendo efficienza energetica e convenienza economica
27 ottobre 2012 | Marcello Ortenzi
Lo sviluppo delle filiere agro-energetiche a livello locale rappresenta un presupposto importante per la valorizzazione energetica delle produzioni agroalimentari e per la fornitura di quei servizi multifunzionali che costituiscono, sempre di più, il futuro del comparto agricolo. L'obiettivo di sviluppare le filiere produttive di energia elettrica e termica nell’ambito del comparto agricolo comporta anche la formazione degli strumenti giuridici e operativi per la loro concreta attuazione e questo è un fenomeno abbastanza recente per le regioni italiane. Accordi e contratti agro-energetici devono
rispondere ad una duplice serie di esigenze: da un lato la necessità di assicurare efficienza energetica e convenienza economica delle transazioni commerciali; dall’altro lato, tenere in debita considerazione le caratteristiche e le peculiarità del settore agricolo.
A settembre, durante l'evento Expo Rurale a Firenze, è stato siglato un protocollo d'intesa tra Anci, Uncem, Upi, Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, quindi tra enti locali e operatori agricoli, riguardante la definizione delle "Caratteristiche merceologiche delle biomasse agroforestali da utilizzare negli impianti di teleriscaldamento e cogenerazione" cui la Regione Toscana farà da "garante" che può essere di riferimento anche per i territori di altre regioni.
La Regione Toscana ha già finanziato molti piccoli medi impianti di teleriscaldamento e cogenerazione che hanno dimostrato l'utilità della autoapprovvigionamento energetico nelle comunità locali e l'assessore all'agricoltura e foreste Gianni Salvadori è intervenuto dichiarando che "Quella delle biomasse agroforestali per produrre energia è una filiera sulla quale la Regione intende puntare perché rappresentano il futuro dell'energia sostenibile in Toscana" ha dichiarato l'assessore "E' una filiera praticamente tutta da costruire, sulla quale abbiamo un grande potenziale, che può portare a creare fino a 1500 nuovi posti di lavoro. Con questo protocollo gettiamo le basi per la creazione della filiera delle biomasse agroforestali perché ne vengono definite le caratteristiche per la commercializzazione, compreso il prezzo, che è l'elemento fondamentale per garantire un reddito a chi ci lavora".
Il documento prevede dettagliatamente le caratteristiche della materia prima vegetale affinché dia la maggiore efficienza energetica anche con riguardo all'impatto ambientale. Il fornitore della biomassa deve garantire che il cippato provenga dalla cippatura di legno vergine e dovrà alimentare una caldaia di potenza definita. Il fornitore del cippato s'impegna a consegnare il biocombustibile entro il termine stabilito nella richiesta scritta. La pezzatura (dimensione massima ammessa delle scaglie di cippato) e il contenuto in ceneri, varia al modificarsi delle caratteristiche tecniche dell’impianto.
L’acquirente s'impegna invece a ritirare la quantità di cippato pattuita nel contratto di fornitura con il soggetto fornitore. L’acquirente paga al fornitore un prezzo base indicativo di 85 €/t con M30, franco centrale termica con valore del costo dell’energia pari a 25 €/MWh. Il prezzo varia secondo il contenuto idrico del cippato consegnato secondo uno schema già definitivo dal
protocollo (valido due anni). Il cippato quindi andrà pagato in funzione del suo contenuto energetico che varia secondo il suo contenuto idrico. Il prezzo del cippato potrà variare anche in funzione del quantitativo fornito, della pezzatura e del contenuto in ceneri. Per quanto riguarda più in generale il bosco e il reddito che possono fornire le attività a esso collegate, Salvadori ha ricordato che la Toscana è la regione più boscosa d'Italia, ha un grande potenziale, ma per poterlo sfruttare è necessario tornare a lavorare il bosco garantendo un reddito soddisfacente a chi lavora. "E' questo l'intento della Regione che ha investito sulla filiera- legno circa 40 milioni negli ultimi due anni e continuerà ad investire. Tornare a lavorare il bosco tra l'altro è fondamentale per la salvaguardia ambientale e per la prevenzione del dissesto idrogeologico" ha concluso l'assessore.
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