Italia

500mila tonnellate d'olio d'oliva secondo Ismea

L'Istituto vede una campagna oelaria in calo dove in controtendenza vi sono solo Sicilia e Calabria. Al nord si salva solo la Liguria. Tutta colpa di freddo invernale e caldo estivo

29 ottobre 2011 | R. T.

La campagna olearia 2011/2012 si sta aprendo con una produzione in lieve flessione. Secondo stime Ismea in collaborazione con Cno e Unaprol, infatti, i volumi potrebbero superare di poco le cinquecentomila tonnellate, con una perdita del 5% rispetto alle 527 mila indicate dall’Istat per il 2010. E la perdita è ancor più consistente se si considera la media degli ultimi quattro o addirittura dieci anni. Le ben note vicende legate a fenomeni di abbandono o di non raccolta, quando i ricavi non bastano a coprire i costi, sono alla base di questa flessione tendenziale delle produzioni olivicole. Questo problema peraltro, potrebbe presentarsi anche quest’anno, nonostante i livelli dei prezzi alla produzione siano più alti degli scorsi anni.

A far volgere la lancetta delle previsioni su terreno negativo quest’autunno hanno concorso però altri fattori legati sia al clima che all’alternanza, tornata prepotentemente a fare da ago della bilancia perché stanno diventando troppo onerose le pratiche per attenuarla, come la potatura annuale.

Il troppo caldo ha influito molto sulla fruttificazione e la persistente siccità, laddove non si è intervenuti con irrigazioni di soccorso, ha poi provocato in alcune aree avvizzimento delle drupe. Sul fronte qualitativo la mancanza di piogge, comunque, ha anche un lato positivo perché ha impedito lo sviluppo di alcuni patogeni dell’olivo come la mosca. Inoltre sembra che le drupe sotto stress idrico sviluppino più polifenoli.

Quindi anche sulla qualità, che mediamente si attende tra il buono e l’ottimo, ci potrebbero essere punte di non eccellenza.

Quest’anno fare previsioni di produzione, soprattutto, per le regioni a maggior vocazione olivicola, ha significato mettere insieme realtà molto differenti, sia tra province che all’interno delle stesse. Areali, anche vicini, infatti, hanno mostrato tendenze opposte.

Da segnalare che tra le poche regioni che potrebbero risultare con un produzione superiore allo scorso anno ce ne sono due del calibro di Calabria e Sicilia, alle quale si aggiunge la Puglia che sembra sostanzialmente stabile. Il loro risultato ha attenuato la perdita consistente che si stima dalla Campania in su, con il Centro-Italia che sembra perdere almeno un terzo rispetto allo scorso anno. Ad interrompere la sequenza di segni negativi anche la Liguria.

Dettaglio regionale

In Puglia (=) si può affermare che all’incremento piuttosto significativo delle province del Nord della regione, si contrappone una decisa frenata del Salento. Questo, se da un lato porta a stimare una produzione quantitativa dell’intera regione simile a quella dello scorso anno, dall’altra fa sì che cresca notevolmente l’incidenza del prodotto extra. Scendendo nel dettaglio delle singole province si evidenzia una crescita a due cifre della produzione foggiana. Bene, anzi ottimamente nel Barese dove non si sono rilevati particolari problemi né in fioritura, né in allegagione. Buona l’annata anche in provincia di Taranto e nella parte nord di quella di Brindisi. Scendendo verso il Salento, invece, si evidenziano produzioni anche dimezzate rispetto allo scorso anno.

Calabria (+4%). Anche per l’altra grande regione produttrice il lieve incremento previsto è la somma di tante realtà diverse tra loro. Naturalmente questa era un’annata che mediamente avrebbe dovuto essere di carica, ma la siccità estiva ha ridimensionato le aspettative. Scendendo nel dettaglio si evidenzia una produzione in crescita in provincia di Cosenza. Piuttosto significativo anche l’incremento in provincia di Catanzaro dove, peraltro, le prime moliture registrano rese piuttosto elevate. Si attende una produzione molto importante nella piana di Lametia, mentre nella fascia ionica l’aumento sembra più contenuto. In provincia di Reggio Calabria si prevede un discreto incremento su base annua. Sembra piuttosto significativo, invece, il calo atteso in provincia di Crotone dove gli eventi climatici tutt’altro che favorevoli hanno provocato diffusi fenomeni di cascola.

Annata di scarica anche in Campania (-25%). La produzione del Cilento, e quindi quella campana, del 2011 è fortemente condizionata dall’alternanza, particolarmente spinta negli oliveti tradizionali meno produttivi e negli impianti più giovani ma non irrigui.

In decisa controtendenza rispetto alla media nazionale la Sicilia (+10%). Questa crescita, anche se con situazioni non sempre omogenee tra i diversi areali, è attribuibile a tutte le province ad eccezione di Trapani. Nel Catanese già da tempo si parla di un’ottima produzione e a frantoi già aperti si evidenzia anche una resa olive/olio superiore a quella dello scorso anno. Anche nel Messinese si stima un’ottima annata sia sul fronte qualitativo che quantitativo. In discreta crescita anche la provincia di Agrigento, sebbene con una situazione molto a macchia di leopardo. Si stima una buona crescita produttiva anche nelle province di Siracusa e Ragusa.

Un leggero incremento produttivo si stima anche in Molise (+3%), mentre in Basilicata (=) le attese sono in linea con i volumi dello scorso anno.

In Toscana (-35%), ad esempio si, prospetta una flessione dovuta già ad una fioritura discreta, ma non omogenea. La fruttificazione è però stata parzialmente compromessa dalle non brillanti fasi precedenti e dallo stress idrico del mese di agosto e settembre.

Situazione analoga in Umbria (-30%) dove era comunque quasi scontato aspettarsi un’annata non abbondante dopo il buon risultato dello scorso anno.

Annata scarsa anche per le Marche (-37%) e nel Lazio (-34%).

Si stima un ribasso piuttosto significativo anche in Abruzzo (-15%).

In questa campagna olivicola il comportamento della Sardegna (-40%) si può accomunare in tutto a quello delle regioni centrali.

Salendo verso Nord, invece, si distingue la buona performance della Liguria (+12%), sebbene al di sotto delle previsioni formulate agli inizi dell’estate.

In Lombardia (-13%) ed in Trentino (-13%), ed in particolare nella zona del Garda, la fioritura è stata buona sebbene condizionata da temperature a volte troppo alte. Evento questo che, accompagnato da una prolungata assenza di precipitazioni, ha influenzato negativamente prima l’allegagione e poi la fruttificazione. Le piogge successive hanno favorito gli attacchi di mosca, peraltro tempestivamente arginati dai trattamenti. In Veneto (+5%), a compensare la perdita subita sulle rive del Garda ci sono gli incrementi attesi nelle zone interne del Veronese. Sempre restando a Nord si registra la stabilità delle produzioni di Piemonte (=) e Friuli (=). Perdite invece si stimano in Emilia Romagna (-13%).

 

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