Gastronomia

L'olio extra vergine italiano è in pericolo, per salvarlo bisogna narrarlo

Secondo Annie Feolde, anima dell'Enoteca Pinchiorri di Firenze, "le leggi italiane non tutelano l'olio extra vergine di oliva". L'olio come alimento simbolo di un percorso per "instaurare un dialogo con i protagonisti della filiera agricola e produttiva anche al fine di proteggere la biodiversità"

27 aprile 2016 | T N

La ristorazione deve fare la propria parte per salvare l'ecellenza gastronomica mondiale, senza tabù e vessilli regionali ma avendo chiaro l'obiettivo di salvaguardare la biodiversità.

Uno degli alimenti principe della Dieta Mediterranea e su cui l'Italia vanta un primato mondiale è l'olio extra vergine d'oliva.

"L'olio extravergine è ancora in pericolo perché le leggi italiane non lo tutelano. E anche nella ristorazione mi fa rabbia vederlo in altri locali svilito" secondo Annie Feolde, anima dell'Enoteca Pinchiorri di Firenza

Un appello lanciato in occasione del Gourmet Festival promosso da Relais & Chateaux con 43 cene a quattro mani in 24 ristoranti associati, per Roma Il Pagliaccio.

"Bisogna far assaggiare tanti oli, far vedere le etichette e avere un carrello degli oli - afferma Annie Feolde - tanto più ora che in Italia sono stati fatti molti progressi per la qualità olivicola, e ci sono le monocultivar. Chi è in sala deve saper raccontare il prodotto, e tutto quello che c'è attorno all'olio, in termini di tutela del paesaggio, di gusto e di tradizione produttiva".

L'extravergine è una costante anche nella cucina di Anthony Genovese, unico due stelle Michelin della capitale, sia nelle espressioni più vicine all'esperienza lavorativa a Tokyo agli esordi proprio come allievo di Annie Feolde, come il fegato grasso al miso, ricciola e mela, sia nei piatti più di tradizione italiana con gli spaghetti di grano arso, ricci e lumachine di mare. Insieme all'impegno di valorizzazione di altri due patrimoni nazionali, il vino con una cantina ricca di rarità enologiche e le acque minerali, con tanto di idrosommelier in sala.

Da qui l'appello dei due chef pluristellati, in linea col Manifesto associativo, a "preservare le tradizioni culinarie di tutto il mondo" a "instaurare un dialogo con i protagonisti della filiera agricola e produttiva anche al fine di proteggere la biodiversità".

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