Gastronomia

Ecco cosa succede se la pornocucina sfonda la barriera del commerciale

Oggi tutti cavalcano l'onda del successo per “arrotondare”. Una regola a cui, a quanto pare, non si sottraggono neanche i Masterchef. Ma è veramente giusto che simili personaggi pubblicizzino di tutto, svilendo così ingredienti di grandissima qualità e l'immagine della cucina italia? Ecco un esempio unto, a 3,99 euro per mezzo litro

06 dicembre 2013 | Donato Creti

E' già da un po’ di tempo che assistiamo agli sbocchi commerciali di Masterchef. Non sono solo le comparsate in altri programmi televisivi e radiofonici né i libri a loro firma. La pasta Barilla è, per esempio, nella loro dispensa.
Il format ha un grande successo ed è seguito da un pubblico numeroso. Ogni tanto anche io lo guardo assieme a mia figlia. In effetti il programma, per un dilettante appassionato di cucina come me, è molto stimolante, sia come per la creatività sia per l'approfondimento tecnico. Certe uscite di queste nuove celebrities sono diventati anche tormentoni e parodiati. Oramai mia figlia imita Crozza, che imita Bastianich in Bastardchef.

Ogni volta che servo un piatto nuovo, dopo averlo assaggiato, sbotta con il ben noto: " … ma vuoi che muoro?"
A parte l’aspetto caricaturale di Crozza, a mio parere sono evidenti alcuni lati negativi del programma. Vi è troppa morbosità, stile Grande Fratello. Vi è anche, a mio avviso, un messaggio diseducativo: chi supera la maggior parte delle gare viene accolto nell'olimpo dei grandi chef. Si crea attorno agli eletti un alone di presunta ed ingiustificata professionalità.
Mi domando come mai la categoria non sia ancora insorta a riguardo. Non credo proprio che la professionalità in cucina di uno chef degno di essere chiamato in tal modo sia paragonabile a quella dei concorrenti i quali, quando non sono ai fornelli di Materchef, svolgono mansioni di informatico, casalinga oppure, come quella che ha vinto l'anno scorso, di avvocatessa.
Non voglio comunque colpevolizzare troppo il programma, ma mi piacerebbe mettere in evidenza quanto i giudici di Masterchef godano di grande popolarità.

Oggi tutti loro cavalcano l'onda del successo per "arrotondare". Va beh, tutti "teniamo famiglia"!

Sono però perplesso per la scelta di Bruno Barbieri il quale, dall'alto della sua professionalità, ha prestato la sua immagine ad un prodotto così importante come l'olio extravergine di oliva.
E la mia critica e perplessità parte dal prezzo di vendita del prezioso oro giallo!
Per le mie conoscenze del mercato toscano so che si possono produrre due tipi di oli. Uno di tipo tradizionale che prevede la brucatura manuale ed una potatura annuale ed un'estrazione rigorosamente a freddo. L'altro più economico che, laddove è consentito, prevede una raccolta meccanizzata e sicuramente un tipo di estrazione volto ad un maggior ricavo.
Considerando la potatura, la raccolta, l'estrazione ed altri oneri (manodopera, concimazione, trattamenti fitosanitari, ecc.) il primo olio ha un costo di circa 9,00 €/litro ed il secondo un poco meno di 5,00 €/litro. Quando l'olio arriva al supermercato deve essere maggiorato di altri oneri. La bottiglia, l'etichetta, l'imballo, il trasporto, l'Iva, la pubblicità, il testimonial (in questo caso penso che il sig. Barbieri non si sia "svenduto"), ecc.
Non sono in grado di quantificare tutto questo, ma posso fare alcune altre riflessioni in merito:
- tra bottiglie ed etichetta sui grossi quantitativi si spendono almeno 50 cent. a bottiglia
- il trasporto su larga scala incide circa il 2%
- i raccoglitori di olive percepiscono dai 35 ai 50 €/q.le
- il frantoio chiede dai 13 ai 16 €/q.le per la trasformazione
- la pubblicità per un prodotto di questa gamma può incidere anche oltre il 10% del valore del prezzo di vendita.

Ripeto che non sono in grado di quantificare tutto ciò nel prodotto pubblicizzato dallo Chef Barbieri, ma non credo di discostarmi molto se azzardassi ad un costo di materia prima che si aggira intorno alle 3€/litro. Ad un costo di produzione maggiore di questo sfido chiunque, eccetto qualche filantropo, a vendere un olio a meno di 7,98€/litro!

Sig. Barbieri, lei che è uno chef stellato, lei che apre ristoranti all'estero, lei che rappresenta la cucina italiana all'estero, lei che nelle sue preparazioni impiega prodotti di primissima qualità, lei che è così raffinato e maniacale nella messa a punto dei metodi di cottura e nelle presentazioni…lei li ha fatti quattro conti? Oppure va bene pubblicizzare di tutto, dai surgelati ad altri ingredienti commerciali per una cucina di massa, ma spettacolarizzata in maniera così volgare da farmi apprezzare il termine pornocucina?

Che olio potrà mai essere quello dove ha messo la faccia? Se lo è chiesto?

Sicuramente un olio tecnicamente perfetto! Ma ha quelle note raffinate di sfalcio di erba, fruttato di mela oppure un gusto di carciofo o mandorla e quel pizzichino o amarognolo che caratterizzano un discreto contenuto di polifenoli? Ha tutte quelle sensazioni organolettiche che segnano un olio di alta qualità? E' quella la qualità che dovrebbe entrare nella sua cucina.
Oppure non le piace questa qualità e preferisce oli banali, dolci e senza personalità? Non gliene farei una colpa, sia chiaro.
Vorrà dire che quando e se mi imbatterò in uno dei suoi ristoranti eviterò le insalate, perchè anche io come lei "non voglio vedere mappazzoni!", e sceglierò le preparazioni a base di burro.
Almeno quello spero lo sappia scegliere.

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Gino Celletti

10 dicembre 2013 ore 12:05

Qualche anno fa in un convegno in Campania fui invitato a parlare di olio MONOCULTIVAR. Ad ascoltare senza che io lo sapessi, c'era un Chef stellato con tutto il suo staff. Al momento del dibattito lo Chef stellato disse che lui usava un olio solo , "IL SUO OLIO", per fare tutto e che tutte quelle mie cultivar erano una "esagerazione" (uso questa parola elegante al posto della sua). Chi mi conosce sa che non sopporto la presunzione e la boria, cosi' chiesi allo Chef stellato se servisse il cosumme' di canard in un un pitale o in un piatto di porcellana di Boemia o se versasse uno champagne in una tazzina di caffe' anziche' in una flute' di cristallo o se quando avesse accompagnato sua figlia all'altare ci sarebbe andato in pigiama e non con il frac o in fine ancora piu' banale gli chiesi se in mezzo ai campi ci andasse con un fuori strada o con una porsche 911. Non so se capi' tutti i paragoni. Certo che qualcuno ne capi', perche' si alzo' e con tutto lo staf guadagno' la porta. Gli Chef sono cosi', sono uomini, che a volte si vestono a festa, altre sono nudi come il famoso Re, ed il denaro aiuta lo spogliarello.