Economia

LA CARICA DEI FRANTOIANI. IN ATTESA DI UNO SPECIFICO DISCIPLINARE A TUTELA DEI CONSUMATORI, E’ FORTE IL DESIDERIO DI CAMBIAMENTO

Il frantoio si impone al centro dell’attenzione. In due incontri organizzati da Aifo, Associazione italiana frantoiani oleari, e Corporazione dei Mastri oleari, si è posto in luce il decisivo ruolo di chi produce extra vergini d’eccellenza. Nasce l’esigenza di riconoscere l’identità di tale esercizio d’impresa anche attraverso l'istituzione di una "Elaioteca d'Italia"

31 luglio 2004 | Mena Aloia

Roma 20 luglio 2004, ore 16. E’ questa l’ora prevista per l’inizio delle due giornate di incontri organizzate dalla Corporazione dei Mastri Oleari e dall’Aifo, l’Associazione italiana frantoiani oleari.
Memore delle esperienze passate, ho ritenuto tale orario piuttosto indicativo; potete capire quindi il mio stupore quando, arrivata alla sede della Confartigianato alle 16.05, il presidente dell’Aifo Piero Gonnelli stava già salutando i partecipanti. Mi sono seduta, vergognandomi anche un po’, ma la vera sorpresa è arrivata man mano che i lavori si sono susseguiti: in due giornate sono stati rispettati gli orari di ogni singolo intervento.
Forse mi sono dilungata un po’ troppo, ma ritengo che la puntualità, così rara in simili occasioni, vada sottolineata.

Entriamo però nel merito di quanto emerso dalle due giornate di incontri.
Il focus è rintracciabile proprio nel titolo dato, come ha fatto peraltro notare l’onorevole Giampaolo Sodano, direttore di “Uliveto Italia”.

IL FRANTOIO
L’impresa di produzione dell’olio extra vergine di oliva
Si è affermato più volte il principio che “è il frantoio il solo a produrre olio extra vergine di oliva. Il contadino produce olive, l’imbottigliatore confeziona olio, ma è il frantoio il solo ad attuare quel processo di trasformazione, attraverso anche tecnologie sofisticate, che permette di arrivare ad un prodotto d’eccellenza. C’è quindi la necessità di riconoscere questa identità specifica all’impresa frantoio”.
In tale contesto, le nuove norme sull’Ocm devono essere viste come l’occasione per porre l’attenzione di tutti sull’impresa frantoio.
Il presidente dell’Aifo ha anche ricordato i motivi che hanno portato i frantoiani ad approvare la riforma, fin dalla prima stesura: “se analizziamo l’attuale sistema di erogazione dei contributi, ci rendiamo conto che ha creato distorsioni enormi al mercato. I falsi modelli F richiesti da agricoltori miopi - ha fatto notare Gonnelli - vengono utilizzati per far diventare italiano oli di qualunque natura e provenienza, distruggendo così il valore del vero prodotto italiano. I controlli purtroppo non hanno minimamente scalfito questo sistema, nonostante l’obbligo di tenuta di ben dodici adempimenti di vario tipo”.

Ora, con la nuova OCM, che riduce notevolmente la tenuta contabile dei frantoi, si spera di passare dalle “vessazioni” a un programma di agevolazioni per la ristrutturazione e il potenziamento dei frantoi. Perché questo si realizzi, però, c’è bisogno di poter distinguere l’olio dei frantoi dagli oli commerciali.
L’Associazione italiana frantoiani oleari, a tal riguardo, ha proposto di rendere visibile in etichetta una specifica dicitura “ olio di frantoio”. Per questo i frantoiani dell’Aifo sono già pronti a dotarsi di un disciplinare che possa garantire al consumatore che l’olio prodotto, imbottigliato e commercializzato da quel frantoio è garantito da una tracciabilità di filiera chiusa.

Occorrono norme uniformi a livello mondiale
L’attenzione si è poi spostata anche alla situazione internazionale, grazie a un interessante intervento di Flavio Zaramella, presidente della Corporazione dei Mastri Oleari, sull’esigenza di uniformare le normative internazionali. Il problema - ha sostenuto - è nella mancanza assoluta di regolamentazione al di fuori dell’Unione Europea; esistono solo norme di riferimento che non hanno valenza giuridica, ad esempio quelle del Coi o del Codex Alimentarius. Sembra assurdo che quest’ultimo preveda un’acidità massima del 3,3% per l’olio extra vergine di oliva (a fronte dello 0,8% previsto dalla normativa europea) e che in più non preveda neanche l’obbligatorietà dell’indicazione della scadenza in etichetta.
Tali differenze provocano solo confusione nel consumatore, il quale non riesce a capire con esattezza cosa compra. La proposta di Zaramella è di legalizzare tutto. “Non capisco – ha sostenuto - perché posso decidere di bere un Barolo nelle occasioni speciali e un buon vino ad un prezzo più ragionevole tutti i giorni e non posso diversificare anche il consumo dell’olio, magari usando un buon olio di oliva, sicuramente migliore di qualsiasi olio di semi, tutti i giorni e un ottimo extra vergine solo per alcuni piatti o alcune occasioni”. C’è bisogno di fare informazione e tante sono le iniziative promozionali organizzate dalla Corporazione dei Mastri Oleari non solo in Italia, ma anche in Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Paesi Scandinavi. Ma per rendere quotidiana e non sporadica la promozione dei prodotti oleari originali italiani, la Corporazione ha proposto anche la costituzione dell’Elaioteca d’Italia, sulle orme di quanto è già stato fatto per il vino con Enoteca d’Italia.
Tutte queste proposte, dalla dicitura in etichetta di “Olio di Frantoio” alla costituzione dell’Elaioteca d’Italia, sono state poi presentate a Teresio Delfino, sottosegretario alle Politiche agricole e forestali, che si è detto disponibile al dialogo e consapevole della necessità di certificare e rendere riconoscibile l’olio italiano.

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