Economia

L’Italia cerealicola rischia di scomparire

Crollo dei prezzi nonostante semine al minimo storico. Una debacle che chiede risposte urgenti, tra cui una nuovo contrattualizzazione che consneta di attenuare la volatilità dei prezzi

25 luglio 2009 | R. T.

Il 2009 passerà alla storia recente come l' "Anno horribilis" per i cereali "made in Italy": crollo dei prezzi (anche del 40% per il grano duro rispetto al 2008), pesante caduta degli ettari seminati (meno 25%), mentre le rese dei raccolti evidenziano una flessione tra il 15 e il 20%.

Una vera e propria "dabacle" che rischia di avere pesanti conseguenze per l'intero settore e per la produzione di pane e pasta "tricolore", che dovrebbe registrare un calo superiore al 20%.

Non basta, però, migliorare la qualità se non si e' in grado di conservare al meglio le produzioni. Il corretto stoccaggio resta, di conseguenza, uno dei problemi del comparto cerealicolo nazionale, considerato che la maggior parte dei centri di stoccaggio ha superato i 20 anni di età. Non è più rinviabile un riordino completo di questi centri.

I produttori di cereali della Cia hanno, inoltre, messo in risalto che resta difficile pianificare il futuro senza certezze delle coperture assicurative, a causa del mancato finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, e senza una verifica sulle reali risorse esistenti soprattutto per quanto riguarda i contratti di programma e di filiera. Cosi come resta sempre più preoccupante il fatto che il Piano cerealicolo non sia stato ancora portato all'approvazione della Conferenza Stato-Regioni.
In considerazione del fatto che gli agricoltori non avranno più i vecchi meccanismi di protezione e di sostegno Ue, la cerealicoltura italiana ha il bisogno vitale di una maggiore e buona contrattualizzazione anche per attenuare la crescente volatilità dei prezzi.

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