Economia

Gli spumanti made in Italy alla conquista del mondo

Le italianissime bollicine sono presenti in ben 70 Paesi e chiudono il 2008 con un export cresciuto del 20% in valore. Per la prima volta le esportazioni superano il consumo nazionale

04 aprile 2009 | Ernesto Vania

All’estero tanti brindisi all’insegna delle bollicine italiane. Quasi definitivi i dati del Forum Spumanti&
Bollicine (fonte: uffici doganali, importatori, esportatori, imprese, ice, istat, ufficio imposte) con l’export 2008 rispetto al 2007 che cresce in valore (+20%) e quantità (+11%), a 1,5 mld di euro il fatturato e a 165,5 milioni le bottiglie spedite nell’anno. Fra le migliori performance in termini di valore e consumi si confermano la Gran Bretagna con un + 14%, gli Usa con un + 12% e la Germania con un +1 %, bene Giappone, Canada, Svizzera, Austria e Svezia, tutti compresi fra +5 e + 3%; eccezionali i dati provenienti dai nuovi paesi.

Per il mercato nazionale consolidati i consumi del 2007. 155 milioni di bottiglie consumate nell’anno (+1% sul 2007), di cui 116 milioni targate Prosecco Spumante fra Doc e non Doc. In crescita più significativa le bottiglie di spumanti regalate a Natale (+7%), come pure gli Champagne nella regalistica mantengono ritmi di crescita costanti. Il Franciacorta e il Trento sono i leaders nei ristoranti, in enoteca e nei regali. La Lombardia da sola sfiora i 15 milioni di bottiglie classiche su quasi 24 milioni nazionali, pari al 60%. L’Asti si conferma il re incontrastato con i dolci della tradizione,a fine anno con una concentrazione dell’88% del consumo totale. La mescita a calici si è incrementata di un importante 25% in horeca. Il 72% del consumo nazionale è ancora concentrato dal 10 dicembre al 6 gennaio (era l’84% nel 1980). Il prezzo risulta essere al primo posto nelle scelte al ristorante, sia per bollicine che per vini fermi; cala al secondo posto negli acquisti per i regali in enoteca e in gastronomie, dove la confezione e la marca risultano al vertice della scelta; mentre il prezzo è all’ultimo posto nelle motivazioni di scelta della mescita al calice.

Per la prima volta, l’export supera il consumo nazionale. Il mercato interno europeo a 27 paesi assorbe il 74% del totale esportato. L’Italia è il 3° produttore al mondo e supera i 321 milioni di bottiglie consumate e spedite complessivamente nell’anno 2008. L’Asti ha il primato come denominazione con 63 milioni di bottiglie in 60 paesi. Sempre migliori le vendite all’estero perchè i vini spumanti italiani sono un bere moderno, giovane, misurato, meno alcolico. Le etichette “parlanti” favoriscono i consumi, infatti l’unica mission del Forum è quella di spiegare e stimolare un consumo consapevole, cioè deabbinare e destagionalizzare a tavola oltre che creare cultura su questi vini, ancora poco conosciuti. E’ infatti necessario fare cultura direttamente al consumo e quindi trasmettere il messaggio, in ogni occasione, che le bollicine sono vini da tutti i giorni, con ogni piatto, in qualunque momento, a merenda come all’anniversario.

Germania, un mercato a caso. E’ il primo paese al mondo per produzione e per consumo: 480 milioni bottiglie prodotte e 600 consumate, media nazionale di 6 bottiglie procapite; importa 130 milioni bottiglie di cui più di 46 milioni dall’Italia pari a un fatturato di circa 200 milioni di Euro, per 25 milioni di bottiglie Prosecco Spumante fra Doc e nondoc e 16 milioni di Asti docg.

“Segno – dice Giampietro Comolli , patron del Forum Spumanti&Bollicine premiato nel 2008 come la migliore manifestazione per valorizzare la multifunzionalità territoriale secondo UniCredit Group - che il mercato mondiale riconosce agli spumanti italiani un valore più alto del passato, si acquisiscono mercati nuovi per innamoramento dei consumatori, si diventa competitor di prodotti anche più blasonati perché oggi il mercato mondiale sta comprimendo i prezzi verso il basso e il marchio , tira.”

Il caso dello Champagne, un mito in evoluzione.
Molte riviste francesi annunciano che lo Champagne sta affrontando un momento di grande rivoluzione. Da un lato un mercato mondiale che guarda ai prodotti competitivi per prezzo-qualità-origine e dall’altro una resa dei vigneti in forte crescita con costi di produzione vicini a € 6 al chilo d’uva ( ci vogliono 3 chili per fare una bottiglia di Champagne). Quindi costi di produzione non più in proporzione ai costi al consumo. Si parla di 2 miliardi di bottiglie ferme nelle Maison in Champagne valutate a prezzi non realizzabili oggi sul mercato.
Sul mercato francese è previsto un calo dei consumi del 6% sul dato record del 2007 di 190 milioni di bottiglie ( 266 milioni le bottiglie totali consumate in Francia nel 2007). I grandi marchi e le etichette leader al momento sono fuori dalla guerra dei supersconti, ma il pericolo di una spirale verso il basso può essere alle porte. Il Consorzio della Champagne stima una vendita nei mercati esteri a - 5% nel 2008 (149 milioni bottiglie esportate nel 2007).

“Credo – conclude Comolli – sia molto utile riflettere sullo status del mercato mondiale prima di prendere decisioni nazionali, bisogna ragionare sulle scelte e i segnali che provengono da chi è più esperto di noi, almeno per il nostro metodo classico, che ha una vita separata dallo charmat ”.

Fonte: Forum Spumanti d’Italia

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