Economia

Speciale export India/2. Olio: la Spagna si lancia alla conquista del nuovo business

L’olio di oliva è stato considerato e trattato come un prodotto speciale, viste le sue proprietà salutari, per questo i dazi sono passati da 45% al 7,5%

07 febbraio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca

L’olio di oliva in India è stato da sempre considerato un prodotto di lusso destinato solo alle fasce di reddito più alte della popolazione e, come qualsiasi prodotto di questa categoria, tassato con imposte molto pesanti intorno al 45%.

Dal principio del 2008 il Governo indiano ha finalmente invertito la rotta grazie anche alle pressioni dell’Associazione Indiana dell’Olio di Oliva –costituita dietro le spinte del COI negli ultimo 4 anni- che ha sostenuto l’inadeguatezza delle imposte sull’olio di oliva, non prodotto nel paese, e aperto uno spiraglio che si è tramutato in breve tempo in legge.

Secondo il vicepresidente della Commissione di Pianificazione del Governo, Montek Singh Ahluwalia, l’olio di oliva è stato considerato e trattato come un prodotto speciale, viste le sue proprietà salutari, ed è stato deciso, agli inizi del 2008, di renderlo più fruibile per un numero più ampio di consumatori. Per questo le imposte sono passate da 45% al 7,5%: meno di China, Taiwan o Corea del Sud.

Nel 2007 l’India ha importato 23.000 tonnellate di olio di oliva e le previsioni, che dovrebbero essere aiutate anche da questa ultima riduzione di imposte, stimano per il 2012 il consumo di 42.000 tonnellate per un tasso di incremento annuale pari all’80%.

Un mercato più che interessante su cui i paesi produttori si stanno orientando per nuovi accordi commerciali e non solo.

Molto attivi sono stati gli spagnoli e in particolare la onnipresente SOS, che ha scelto come testimonial dei propri prodotti uno tra i tre più rinomati chef indiani con l’intenzione di attrarre verso il consumo di olio di oliva quella enorme fascia di giovani lavoratori sempre più attenta ad una sana alimentazione.

Queste previsioni positive sull’aumento del consumo nazionale hanno inoltre mosso dall’estero investimenti diretti nel paese per la coltivazione e produzione di olio di oliva e, non stupisce, sono stati gli spagnoli con la società Sojivit i primi ad essersi attivati con la realizzazione di una vasta piantagione biologica nella regione di Himachal Pradesh, nel nord, e l’obiettivo di iniziare a commercializzare il prodotto nel 2012. Nonostante le difficoltà del clima, giurano, tutto fa presupporre ottimi risultati.

Ora che i prezzi sono dunque più favorevoli all’acquisto di olio di oliva anche per l’imponente classe media, la scommessa delle associazioni e delle imprese è di diffonderne l’uso tra la numerosissima popolazione. Come dice Sudhir Nayar, rappresentante indiano di Bertolli, “il principale problema non sono le imposte ma che la gente ancora non vede i benefici nel consumarlo”.

Abbiamo chiesto parere all’ufficio Ice di Mumbai.

- Quali sono gli errori più comuni in cui si possono imbattere i nostri produttori?
Gli errori più comuni delle compagnie italiane sono nella scelta del giusto partner: è meglio prendersi il tempo necessario controllandone la stabilità e la forza economica prima di prendere un qualsiasi impegno.

- Esistono fiere o eventi interessanti a cui vale la pena partecipare?
Noi suggeriamo in particolar modo IFOWS & Upper Crust. In ogni caso, esistono moltissime fiere di cibo in India. È possibile visitare i siti web e scegliere la più appropriata oppure contattarci per maggiori chiarimenti riguardanti una specifica esposizione.

- Ad un produttore di olio che volesse entrare in questo mercato cosa consiglierebbe?
Consigliamo innanzitutto di partecipare ad una delle molte iniziative che si tengono in tutta l’India. Tra di esse ci sentiamo di suggerire la IFOWS e la Upper Crust. Siamo disponibili per tutti quei produttori che volessero consigli in merito.
È importante cercare di conoscere importatori/distributori durante questi eventi e decidere poi, con calma, se entrare o meno nel mercato indiano.


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