Economia
Speciale export Stati Uniti/2. L’olio d’oliva è in una fase iniziale molto emozionante
Molto interesse per l’extra vergine, tanto da aver attratto investimenti considerevoli con l’obiettivo di far entrare gli Usa nell’alveo dei 10 grandi Paesi produttori in 10 anni
24 gennaio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca
Lâolio dâoliva è il secondo prodotto agro-alimentare maggiormente esportato dallâItalia negli Stati Uniti ma è oggi difficile fare delle stime precise sulle ripercussioni della crisi americana sui consumi di questo prodotto. La nostra moneta, da lungo tempo forte sul dollaro, ha avvantaggiato inoltre la penetrazione commerciale di tutti quei paesi che non appartengono allâarea dellâeuro e che hanno basato la battaglia commerciale sulla competitività di costo.
La classifica generale nel 2007, nonostante la salda leadership italiana con oltre 575 milioni di dollari di prodotto esportato, segnava per il nostro paese un calo del 4,16% dai 618 milioni di dollari del 2006 mentre positivo è stato il fatturato di molti altri paesi concorrenti nuovi come, per esempio, lâArgentina che ha totalizzato un +29,30%.
Nei primi 9 mesi del 2008 lâexport italiano di olio di oliva è finalmente ripartito con un aumento delle importazioni dal nostro paese rispetto al 2007 (+6,42%) trainate da una ripresa della domanda generale. La posizione di leader di mercato dellâItalia non appare ancora essere in discussione ma i dati di forte incremento dellâimport da Spagna (+30%) e Tunisia (+48%) fanno suonare un campanello dâallarme che non deve passare inascoltato.
La produzione nazionale nordamericana di olio di oliva, infine, è ad oggi ancora esigua arrivando per ora a soddisfare solo lâ1% della domanda interna ma sarà bene cominciare a considerare gli Stati Uniti nostri concorrenti in un futuro molto prossimo. I massicci investimenti degli ultimi anni hanno portato gli ettari olivetati, prevalentemente impiantati secondo il sistema superintensivo spagnolo, ad aumentare in maniera esponenziale. Dâaltronde, lâobiettivo che si sono preposti produttori e tecnici americani è quello di entrare a far parte dei 10 grandi paesi produttori in 10 anni.
Ci siamo rivolti a Giovanni Mafodda, vice direttore dellâIce di New York, per avere una sua opinione su questo argomento.
- Dott. Mafodda, come viene percepito oggi lâolio dâoliva italiano dai consumatori americani?
Anche nellâolio dâoliva, come nel vino, il consumatore americano assicura al prodotto italiano unâattenzione particolarissima. Nei primi 7 mesi di questâanno i dati del dipartimento del commercio USDA parlano di una quota di mercato in crescita pari ad oltre il 58 %. Anche qui i dati sullâeconomia e lâattuale crisi ci impongono però di stare con il fiato sospeso.
- Quali sono gli sbagli più comuni in cui possono cadere i produttori che vogliono esportare negli Stati Uniti?
Purtroppo pensare a questo mercato come ad un mercato facile visto che, almeno finora , è stato uno tra i più ricchi se non il più ricco. Eâ vero invece il contrario, proprio perché molto ricco è un mercato sul quale si concentra la migliore produzione mondiale e la concorrenza è sfrenata, non sempre in linea con la piccola dimensione della nostra impresa che non riesce sempre a dedicare le risorse necessarie ad un mercato così impegnativo.
- Esistono fiere o eventi interessanti a cui vale la pena partecipare?
Come ogni anno assicureremo la presenza di padiglioni italiani di alto livello e molto ben nutriti ai due appuntamenti fieristici principali, le due edizioni del Fancy Food a San Francisco in gennaio ed a New York in giugno.
Ad eccezione dei due eventi sopra citati, per i prodotti agro-alimentari segnalo la IDDBA.
- Ad un produttore di olio che volesse entrare in questo mercato cosa consiglierebbe?
La stessa cosa detta per il vino vale anche per lâolio. Pazienza ed il suggerimento che dopo essere riuscito nellâimpresa di trovare un importatore non lo consideri un punto di arrivo della sua esperienza su questo mercato ma piuttosto un punto di partenza e di collaborazione con lâimportatore stesso. Il mercato andrà tenuto ogni giorno con presenza costante e costanza di sforzi.
Infine, la presenza di molti marchi italiani rende lâingresso nel mercato dellâolio ancora meno facile che nel settore del vino.
Tra crisi e alta competitività , il mercato dellâolio di oliva negli Stati Uniti appare dunque difficile e insicuro ma non dobbiamo dimenticare che lâAmerica del Nord è comunque solo allâinizio della sua conoscenza con questo prodotto. Nuovi mercati si aprono nei diversi stati ogni giorno e gli USA restano dunque una tra le mete più promettenti per lâexport della nostra produzione.
Darrell Corti, uno tra i maggiori conoscitori del mercato enogastronomico americano, mi raccontava pochi giorni fa in questi termini la sua allegoria della situazione dellâolio di oliva nel suo paese: âil futuro dellâolio di oliva negli Stati Uniti è bello. Siamo in una fase iniziale molto emozionante, come in un matrimonio. Poi arriverà , in seguito, un momento di stanchezza. Poi, infine, guardandoci intorno penseremo che paragonati ad altri stiamo molto meglio e diventeremo molto più feliciâ.
Articolo correlato:
Speciale export Stati Uniti/1. Il vino regge ma è tempo di tenere duro
link esterno
Potrebbero interessarti
Economia
Il prezzo dell’olio di oliva al 24 febbraio: l’industria olearia rallenta gli acquisti e raffredda i listini
Le quotazioni dell’olio extravergine di oliva risultano invariate in Italia e in Grecia mentre in Spagna l’industria e il commercio rallentano gli acquisti sperando di raffreddare i listini che scendono a 4,4 euro/kg. La differenza con la Tunisia scende a 20 centesimi
24 febbraio 2026 | 17:20
Economia
Vendite di biologico sempre più centrali nella ristorazione e nell'Horeca
Sebbene la Grande Distribuzione resti il canale privilegiato di vendita di bio, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati
24 febbraio 2026 | 13:00
Economia
Crescono DOP e territori nel carrello della spesa agroalimentare, la Puglia vola
Le 1.518 referenze DOP superano i 960 milioni di euro di vendite e registrano una crescita del 9,4% a valore e del 5,6% a volume. Tra le venti regioni italiane, il Trentino-Alto Adige si conferma la prima per valore del paniere food and beverage regionale
21 febbraio 2026 | 11:00
Economia
Origine e salute guidano le scelte sull'olio extravergine di oliva italiano che piace anche all'estero
L’olio extravergine conquista il terzo posto tra i simboli della tavola tricolore, dopo pasta e pizza e davanti al vino. L’extravergine italiano, che a gennaio 2026 rappresenta circa un terzo del mercato oleario in GDO, registra una contrazione delle bottiglie vendute e si amplia inoltre il differenziale di prezzo con il prodotto comunitario
20 febbraio 2026 | 17:00
Economia
Il mondo dell'olio di oliva italiano zoppica: fanalino di coda per margini e guadagni
Il quadro del settore oleario nazionale resta molto incerto, con più ombre che luci. Volatilità delle quotazioni, produzione in calo e disavanzo commerciale segnano il quadro 2025-2026. L’export cresce, ma i margini restano sotto pressione
20 febbraio 2026 | 11:00
Economia
La birra nel fuori casa: socialità, scelte di consumo ed esperienza
Una ricerca conferma il ruolo della birra come collante sociale e bevanda simbolo della convivialità nel fuori casa, evidenziando i principali driver di scelta - gusto, marca, prezzo e abbinamento al cibo - e un’attenzione verso temi come sostenibilità e qualità dell’esperienza
19 febbraio 2026 | 15:00