Economia

Speciale export Giappone/2. L’olio extra vergine d’oliva non è solo un condimento fra tanti

L’Italia resta leader nelle vendite ma attenzione a non sottovalutare gli alti standard giapponesi legati a tutti gli aspetti della qualità. Continua il reportage di Duccio Morozzo della Rocca

10 gennaio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca

L’Italia è da sempre al primo posto tra i paesi fornitori di olio di oliva ed extravergine del Giappone vantando attualmente circa il 55% del totale delle vendite.

La presenza di olio di oliva in Giappone è aumentata vertiginosamente negli ultimi decenni: negli anni ’70 era praticamente sconosciuto, nel 1980 sono state vendute 1000 tonnellate, nel 1990 sono salite a 2000 t, per arrivare alle 25.000 t del 2001. Oggi l’importazione si è stabilizzata ed oscilla intorno alle 30.000 t annue.

Ciò nonostante, la quota occupata dall’olio di oliva all’interno della categoria dei grassi vegetali nel paese è ancora molto esigua attestandosi intorno all’1,5% per un consumo pro capite pari a 100 ml.

L’olio di oliva, ci dicono dall’Ice di Tokyo, sta diventando oggi molto più familiare ed è aumento il numero di persone che lo usano per cuocere carne e pesce o come condimento per insaporire i propri piatti.

Se questo è certamente vero -ma parliamo ancora di una elite esperta di consumatori- la principale ragione della diffusione dell’olio di oliva rimane legata però alle battenti campagne di marketing incentrate sugli aspetti salutistici di questo prodotto e alla moda.

La chiave salutistica continua ad essere infatti la principale leva commerciale per la vendita dell’olio di oliva che trova ancora molte difficoltà ad inserirsi come gusto nella già completa cucina giapponese di tutti i giorni restando ancora relegato alle occasioni di pasti in stile mediterraneo.

D’altronde, fino a pochi decenni fa l’uso di oli o di grassi era praticamente sconosciuto in Giappone e ancora oggi si preferiscono oli di semi insapori e inodori –possibilmente “light”- che non coprano i sapori tradizionali della cucina giapponese.

Tre sono i principali mercati per l’olio di oliva: quello degli ipermercati, quello dei negozi gourmet e i ristoranti.

Negli ipermercati troviamo principalmente oli di qualità medio bassa o bassa con prezzi convenienti e in grado di competere con il forte mercato degli oli di semi. Sono i più venduti e, nonostante il discutibile pregio, hanno svolto –e stanno ancora svolgendo- un ruolo chiave nella prima fase della diffusione di questo prodotto nel paese.

Per quanto riguarda i negozi gourmet, è possibile incontrare una grande selezione di oli anche di grande pregio e alti costi ma non è certamente facile per un produttore raggiungere quantitativi di vendita elevati. Ci sono in ogni caso buone opportunità offerte dalla crescita di competenza e curiosità da parte di consumatori sempre più informati.

Infine, i ristoranti continuano ad essere un importante veicolo di diffusione ed educazione al gusto e alla diversità degli extra vergini italiani di qualità per il pubblico giapponese e un’ottima porta di entrata nel mercato per i produttori interessati.

Abbiamo chiesto un parere sull’attuale situazione dell’olio in Giappone al dott. Francesco Balmas, direttore dell’Ice di Tokyo.

“Innanzitutto –puntualizza il dott. Balmas- è bene tenere a mente che si è conclusa l’epoca in cui in Giappone si poteva vendere di tutto a qualsiasi prezzo. I beni importati ormai sono moltissimi, la concorrenza è più accesa e i consumatori giapponesi sono più esperti”.

- Quale è la situazione italiana?
Per l’olio siamo il primo partner commerciale del Giappone e per il momento riusciamo a mantenere una quota di mercato molto ampia (55%). Come per i vini, il consumo di olio italiano dipende dalla ristorazione e valgono le stesse considerazioni sull’importanza di entrare nella grande distribuzione.

- Quale è il rapporto dei giapponesi con l’olio di oliva?
L’olio d’oliva non è un condimento che viene utilizzato nella preparazione dei piatti giapponesi pertanto l’uso a casa è fortemente limitato, tuttavia le abitudini alimentari dei giapponesi sono molto cambiate negli ultimi anni e l’attenzione verso la salubrità degli alimenti è molto alta. E’ quindi fondamentale mettere in evidenza le caratteristiche dell’olio d’oliva rispetto agli altri condimenti.

- Quali sono gli errori più comuni in cui i nostri produttori possono imbattersi?
Credere che gli importatori giapponesi siano inesperti e disposti a comprare a qualunque prezzo, non rispettare le scadenze nelle forniture e non mantenere alti e constanti gli standard qualitativi.

- Quali pensa siano gli eventi più interessanti per un produttore?
Foodex Japan, a marzo, è la più importante fiera agroalimentare dell’Asia. L’Ice organizza una collettiva italiana che si conferma ogni anno la più ampia presenza straniera dell’intera fiera.

- Cosa consiglia ad un produttore che volesse avvicinarsi a questo mercato?
Di organizzarsi bene. E’ un mercato che richiede un investimento in tempo, denaro e pubbliche relazioni e, all’inizio, molta pazienza perché i tempi decisionali dei giapponesi sono lunghi.
Se l’azienda ha la capacità produttiva ed imprenditoriale per entrare in questo mercato allora una visita esplorativa, serve per capire fino in fondo se questo è il mercato in cui l’azienda vuole lavorare.

Un ultimo consiglio, è quello di non dimenticare che in Giappone si lavora seguendo i più alti standard della qualità: il prodotto deve essere genuino, la confezione perfetta, gli impegni presi rispettati nei termini e nei tempi. In cambio si avrà un partner commerciale fedele e affidabile e davvero pochi, se non rari, problemi dovuti a insolvenza.

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