Economia

Speciale export Corea / 2. L’exploit del vino, un tuffo nell'ottimismo

Cresce la febbre del vino nel Paese asiatico, nel 2008 record di esportazioni italiane con un +45%. Prospettive eccellenti, certo, ma attenzione a serietà e costanza, avverte l’Ice. Terza puntata di un reportage di Duccio Morozzo della Rocca

15 novembre 2008 | Duccio Morozzo della Rocca

Il 2007 è stato l’anno d’oro per le importazioni di vino in Corea: per la prima volta è stato superato il tetto dei 100 milioni di dollari.
Numeri così grandi non potevano certo rimanere nell’ombra, tanto che una ricerca del Samsung Economic Research Institute ha posizionato il vino tra i “10 prodotti dell’anno 2007”.

La cultura del vino in Corea continua dunque la sua ascesa diventando significativa al punto che i grandi gruppi industriali coreani richiedono ai propri dipendenti di studiare il vino in vista di future attività in ambito sia internazionale che nazionale: la conoscenza del vino può definire infatti il livello sociale e il grado di sapere per poter interagire in società.

L’Italia in Corea
Nei primi sei mesi del 2008 le importazioni di vino dall’Italia sono aumentate del 45% registrando la più alta crescita fra i principali paesi fornitori, con una quota di mercato del 13,9%: per valore, le importazioni dei nostri vini sono cresciute di 7 volte in 5 anni.

Il 77% del consumo di vino interessa ancora la sola Seoul, città peraltro con ancora enormi possibilità di sviluppo, dove abita il 35% degli abitanti della Corea: le prospettive di crescita del mercato sono davvero enormi se pensiamo che il consumo annuo di vino nel paese è di soli 0.59 litri/persona, mentre i vicini giapponesi ne consumano già 2,2.

Il buon rapporto qualità–prezzo rispetto ad altri paesi concorrenti è attualmente uno dei vantaggi maggiori per gli esportatori italiani, ma è necessario fare attenzione ai forti aumenti: una bottiglia di vino che parte dall’Italia a €10 diventa di c.a. €18 (comprese tasse, spedizione ecc) per gli importatori, c.a. €25 per i distributori, c.a. €30/40 (in caso di acquisto in un ipermercato) o c.a. €50/70 (in caso di consumo al ristorante) per i consumatori finali.

La fascia di prezzi più applicata negli ipermercati è tra €5/20, €50/70 alle enoteche e €60/80 al ristorante e solitamente la vendita dipende molto dalle promozioni effettuate.

È infine importante sottolineare la crescita del consumo di vino in bottiglia da 375ml. Ultimamente e’ facile trovare locali dove si possono acquistare vini in piccoli formati, soprattutto nei ristoranti informali e nei wine bar frequentati da giovani, dove viene scelto da coppie che lo abbinano al pasto o dal cliente singolo. A seguito della crescita dei “single”, inoltre, questo tipo di prodotto si sta diffondendo in tutta la distribuzione dalle enoteche ai supermercati e agli ipermercati

I perché del successo
L’immagine del vino di qualche anno fa, percepita come quella di un bene di lusso, è ormai sparita, soprattutto perché la gamma di prezzi offerti è diventata più accessibile e diversificata, anche se ancora elevata rispetto a quella dei paesi produttori.

Il consumatore riconosce al vino un ruolo importante per un’alimentazione sana, equilibrata e finalizzata al benessere, secondo il fenomeno conosciuto come “LOHAS”, Lifestyles Of Health And Sustainability, e può permettersi l’acquisto di prodotti fino a pochi anni fa lontani dal suo potere di acquisto.
Uno studio dell’ICE di Seul mette in evidenza 3 punti chiave della diffusione del vino in Corea:

1) il grande successo di un fumetto giapponese sul vino pubblicato in coreano;

2) i numerosi articoli dedicati al vino sui quotidiani;

3) l’apertura degli importatori di superalcolici che cominciano a credere nelle possibilità del business del vino.

Ma è l’abbinamento che forse fa la differenza rispetto ad altri paesi asiatici, vista la facilità del connubio del vino con il pasto tradizionale locale: la cucina coreana è infatti molto condita, dai sapori forti e a base di carne.
Con il 79% del totale dei consumi è dunque il vino rosso a fare la parte del leone, sposandosi perfettamente con questi cibi e superando di gran lunga nelle preferenze dei consumatori i vini bianchi e gli spumanti.

Il giusto approccio
Facciamo il punto della situazione con il dott. Giuseppe Pezzulo, direttore dell’ufficio ICE a Seul, chiedendo alcuni consigli pratici per chi volesse instaurare rapporti commerciali in Corea.
Quali sono le maggiori difficoltà con cui i produttori devono confrontarsi?

“Il paese – ci dice il dott. Pezzulo - è di difficile penetrazione da parte dei nostri produttori sia per la lingua (l’inglese è poco diffuso, anche nella capitale Seoul), che per i costumi sociali improntati, come in altri paesi asiatici, ad una forte gerarchizzazione ed al rapporto personale che va pazientemente coltivato”.

In tal senso, la mentalità “mordi e fuggi” di parte dei nostri imprenditori mal si presta a un paese che richiede un lungo investimento in termini di tempo e denaro per ottenere risultati ed una continua collaborazione con i partner locali. Sono frequenti i casi, denunciati sia all’ICE che all’Ambasciata, di joint ventures o relazioni commerciali fallite per malafede del partner, per mancati pagamenti o altre pratiche scorrette (anche da parte italiana). I migliori successi aziendali sono quelli delle società che si sono radicate nel paese, con una loro presenza stabile e personale espatriato (o, al limite, con agenti di fiducia e frequenti visite dall’Italia per seguire le maggiori questioni)”.

L’Italia, ci dicono dall’ufficio ICE di Seul, ha consolidato negli ultimi 5 anni la sua tendenza ad una forte crescita sapendo sfruttare il grande vantaggio dei vitigni autoctoni di cui è ricca.
Tuttavia, per poter approfittare di questo prezioso punto di forza, è fondamentale continuare ad organizzare corsi e seminari sui vini e vitigni italiani indirizzati agli operatori coreani, soprattutto per modificare la loro idea che questi siano di difficile comprensione per il consumatore.

La quasi totalità dei vini importati, provengono infatti dalle regioni più “classiche” dell’Italia: Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia. Il mercato coreano ha ancora ampi spazi di penetrazione, per questo sarebbe opportuno promuovere una maggior diffusione di conoscenze sui vini provenienti da altre regioni meno aggressive sul piano del marketing internazionale come, per esempio, Marche, Abruzzo e Campania.

In fine per avere successo nell’iniziativa commerciale, conclude il dott. Pezzulo, “occorre elaborare un piano di marketing e di investimento sul territorio a lungo termine definendo una serie di eventi promozionali in collaborazione con gli importatori con un’abbondante distribuzione di campioni”.

Come per l’olio di oliva, anche per il vino è consigliabile che l’azienda italiana interessata ad esportare in Corea individui un importatore locale di fiducia che lo aiuti a superare alcuni problemi dovuti alla lingua, alle normative locali, ecc. La Korean Importers Association (link esterno ) è la principale associazione del settore e raggruppa circa il 90% degli importatori coreani.



UN REPORTAGE A PUNTATE
A cura di Duccio Morozzo della Rocca

0. Appunti di viaggio. Dove vendere, come vendere: link esterno

1. Speciale export Corea / 1. Quali sono i margini per l’olio di oliva made in Italy?: link esterno

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