Economia

Boom dei distretti agroalimentari: l'olio di oliva protagonista

Boom dei distretti agroalimentari: l'olio di oliva protagonista

L’export dei distretti agroalimentari italiani ha segnato un nuovo record, con oltre 28 miliardi di euro di vendite sui mercati esteri. Ottime performance per l'olio toscano, umbro e anche barese

15 maggio 2025 | 12:00 | C. S.

I distretti agroalimentari sono delle aree geografiche in Italia dove si concentrano aziende, produttori e attività legate all'agricoltura, alla trasformazione e alla commercializzazione di prodotti alimentari.

Questi distretti sono fondamentali per valorizzare le specialità locali, promuovere la qualità dei prodotti e sostenere l'economia del territorio. Ogni distretto si specializza in determinati prodotti tipici, come il vino, l'olio, i formaggi, i salumi, e molto altro.

Ad esempio, ci sono distretti dedicati alla produzione di vino in Toscana, alla mozzarella di bufala in Campania, o all'olio d'oliva in Puglia. Questi distretti favoriscono la collaborazione tra aziende, la ricerca di innovazioni e la promozione dei prodotti sia a livello nazionale che internazionale.

A fine 2024, l’export dei distretti agroalimentari italiani ha segnato un nuovo record, con oltre 28 miliardi di euro di vendite sui mercati esteri e una crescita del 7,1% rispetto al 2023 (1,9 miliardi in più). È quanto emerge dal Monitor dei distretti agroalimentari italiani al 31 dicembre 2024, curato dal Research Department di Intesa Sanpaolo.

Il bilancio complessivo dell’export agroalimentare del 2024, prima dell’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump (varati ad aprile 2025 e poi parzialmente sospesi), vede protagonista la filiera dell’olio (+40,9% a prezzi correnti) con il distretto dell’Olio toscano che avanza di 419 milioni (+43,5%), in particolare con verso gli Stati Uniti (+43,5%) verso cui indirizza oltre il 40% del suo export. Anche il distretto dell’Olio umbro cresce a due cifre (+26,5%), così come il comparto oleario dell’Olio e pasta del barese (+47,6%). La filiera complessivamente risulta molto esposta verso il mercato USA, con un peso sull’export complessivo di circa un terzo (32,7%, vs. una media del 12,9% per i distretti agroalimentari).Seconda per contributo alla crescita è la filiera della pasta e dolci, con un progresso del 7,8% nel 2024, in un contesto di raffreddamento dei prezzi alla produzione sui mercati esteri. Il distretto più importante in termini di valori esportati, quello dei Dolci di Alba e Cuneo, ha realizzato ben 304 milioni in più rispetto al 2023 (+16,5%). Andamento positivo anche per i Dolci e pasta veronesi (+12,6%).

I distretti vitivinicoli superano i 6,7 miliardi nel 2024 (+4%). Il distretto principale, quello dei Vini di Langhe, Roero e Monferrato, arretra leggermente (-1,7%); molto positiva invece la dinamica per i Vini del Veronese (+9,2%), per i Vini dei colli fiorentini e senesi (+9,8%), e per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (+7,3%). Nel complesso, la filiera vitivinicola esporta verso il mercato americano quasi un quarto del suo export complessivo (23%), con punte del 43% per i Vini e distillati di Trento, del 38% per i Vini dei colli fiorentini e senesi e del 27% per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. Bene la filiera agricola, con oltre 4,1 miliardi di export (+4,7%), ma con risultati molto eterogenei tra i distretti. Il maggior contributo viene dal distretto dell’Ortofrutta romagnola che si porta nel 2024 a quota 689 milioni di euro, il 14,9% in più rispetto al 2023. Molto positivo anche l’andamento del distretto delle Mele dell’Alto Adige, che realizza un balzo del 18,9%. Continua la contrazione sui mercati esteri per la Nocciola e frutta piemontese (-15,2%).

Anche la filiera delle conserve contribuisce positivamente alla dinamica dell’export dei distretti agroalimentari, con un+3,5% nel 2024. Stabili le Conserve di Nocera, primo distretto per export nella filiera.

La filiera del riso è l’unica che chiude in terreno leggermente negativo il 2024 (-1,7%). In calo dell’1,6% per il distretto del Riso di Pavia e dell’1,7% per quello del Riso di Vercelli.

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