Economia

Alcuni dati della dimensione femminile dell’agricoltura italiana

Alcuni dati della dimensione femminile dell’agricoltura italiana

Sono oltre il 30% del totale dell'imprenditoria nazionale agricola le donne che si impegnano nel comparto primario e si caratterizzano per multifunzionalità e apertura a innovazione e sostenibilità

08 marzo 2025 | 14:30 | C. S.

“Il CREA è da sempre attento -  commenta Andrea Rocchi, Presidente del CREA, in occasione della Giornata Internazionale della donna – all’analisi delle dinamiche in atto e delle trasformazioni all’interno del settore agroalimentare, in tutte le sue diverse sfaccettature. Non poteva, quindi, mancare un approfondimento sulla componente imprenditoriale agricola femminile del nostro Paese. Due gli elementi caratterizzanti: il sostegno al processo di transizione che sta attraversando il settore e una visione dell’agricoltura che integra sostenibilità, innovazione, inclusività e rigenerazione dei territori, nell’ottica di rafforzare la resilienza sociale ed economica delle aree rurali stesse”.

La dimensione femminile. Dalle imprenditrici agricole (circa 366mila pari al 31,5% del totale), alle lavoratrici dipendenti (circa 470 mila pari al 32% del totale della manodopera), fino alle donne impegnate nel supporto tecnico e scientifico al mondo agricolo, nella trasformazione e somministrazione dei prodotti alimentare, l’universo rurale femminile è costellato da molteplici figure, che svolgono ruoli e funzioni diversificati, la cui rilevanza non sempre è adeguatamente riconosciuta. 

Sono, infatti, frontiera e al contempo protagoniste, con le loro scelte imprenditoriali, di una nuova visione dell’agricoltura, più attenta alla sostenibilità, alla biodiversità, all'innovazione e alla rigenerazione dei territori rurali, promuovendo pratiche agricole più inclusive e rispettose dell'ambiente, in grado di valorizzare il forte legame con il territorio e con le tradizioni culturali rurali. Accanto alla propensione alla tutela del patrimonio locale culturale e paesaggistico, si dimostrano anche molto aperte alle nuove tecnologie e innovazioni: un mix tra tradizione e antichi saperi, da un lato, e innovazione e modernità, dall’altro, fondamentale per lo sviluppo dei territori e per la rivitalizzazione delle comunità rurali. Ma non solo. Le donne sono promotrici della diversificazione aziendale: dati alla mano, superano gli uomini nel praticare attività non strettamente legate alla produzione, quali agriturismo, fattorie didattiche, agricoltura sociale. Contribuiscono alla sicurezza alimentare, assicurando prodotti salubri, di qualità e rispettosi dell’ambiente, coniugando la redditività con l’equità e benessere personale e collettivo.

La funzione co-operativa. La presenza delle donne in azienda è sì frutto di scelte imprenditoriali autonome, ma anche, sempre di più, di innovazioni introdotte nella conduzione delle aziende agricole familiari, le quali, oggi, poggiano su un modello gestionale con tratti molto più moderni e inclusivi del passato. Secondo Catia Zumpano, dirigente di ricerca del CREA Politiche e Bioeconomia, che da anni segue questi temi “oggi, sempre di più, la ripartizione del lavoro in azienda è frutto di una gestione condivisa, dove i ruoli e le mansioni fra maschi e femmine sono orientate da principi di eguaglianza e sulle competenze da mettere in campo. Se, però, sul piano giuridico, i diritti previdenziali e fiscali della componente femminile, in qualità di coadiuvante, sono formalmente acquisiti, andrebbe fatto un ulteriore passo per riconoscere, a tutti i livelli, il ruolo co-attivo e co-propositivo svolto dalle donne parallelamente a quello dei congiunti maschi nella conduzione della loro azienda."

Il Ruolo del CREA. L’universo femminile ha un peso notevole nelle attività del CREA. Delle sue 2.000 unità lavorative, il 52% è costituito da donne; sono il 54% dei ricercatori e il 56% dei tecnologi, espressione di competenze multiple - dalla genetica alla meccanica e robotica, alla gestione della fertilità e della funzionalità dei suoli, alle proprietà nutrizionali degli alimenti e al loro consumo, ai processi economici e sociali nelle aree rurali –. Rappresenta, infatti, un patrimonio di conoscenze a disposizione della collettività, comprese le imprenditrici agricole femminili e le Organizzazioni femminili di rappresentanza, per poter rispondere ai loro fabbisogni e alla loro domanda di supporto da parte dell’Ente.

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