Economia

Peggiora la bilancia commerciale dell’ortofrutta italiana

Peggiora la bilancia commerciale dell’ortofrutta italiana

Il settore ortofrutticolo soffre per il calo dei consumi e l’onda lunga della crisi energetica. Le esportazioni sono in crescita dell’1,3% in quantità e del +7,1% in valore

13 settembre 2023 | C. S.

Inversione di tendenza per il saldo commerciale ortofrutticolo nel primo semestre 2023, che registra un segno meno rispetto allo stesso periodo del 2022 (-24,9%). Una brutta frenata dopo la crescita progressiva dei primi 5 mesi dell’anno che aveva fatto ben sperare. Male anche il saldo in volume che passa dalle -291.127 tonnellate dei primi sei mesi del 2022 alle -338.351 del primo semestre dell’anno in corso.

Le esportazioni sono in crescita dell’1,3% in quantità e del +7,1% in valore, ma a queste fa da contraltare una buona ripresa delle importazioni che segnano rispettivamente +3,5% e +8,6%.

Mercato molto dinamico per i tuberi, legumi e ortaggi che vedono crescere le esportazioni dell’8% in volume e del 19,2% in valore. In salita anche l’import del 15% in quantità e del 26,2% in valore. Bene anche l’export di agrumi che nel periodo clou per il prodotto italiano aumenta del 5% in volume e del 15,4% in valore.

Malino l’export di frutta fresca che scende in volume del 3,3% e non supera il punto percentuale positivo in valore. Continua la crisi dell’export della frutta secca che continua a segnare il passo con un -8,8% in quantità e perde quasi ¼ del valore a causa della scarsa produzione nazionale dovuta alle avversità atmosferiche.

Per quanto riguarda le importazioni, a parte gli ortaggi, dei quali abbiamo già accennato, le quantità importate dei vari comparti segnano tutte segno negativo, recuperano in valore gli agrumi e la frutta tropicale, evidentemente per l’effetto dell’inflazione. Tirando le somme le importazioni nel settore ortofrutticolo crescono ancora +3,5% in volume e 8,6% in valore.

Parlando dei prodotti campioni dell’export italiano, scendono in zona negativa le esportazioni di mele (-5,01%) a fronte di un valore esportato praticamente costante, discorso diametralmente opposto per i kiwi che segnano un +6,18% in quantità e -0,56% in valore vedono ridurre il loro prezzo unitario di esportazione.

L’export di arance conferma il trend positivo del comparto agrumi con un +15.69% in valore. Bene anche i limoni che vanno in doppia cifra positiva sia in quantità che in valore e le fragole che segnano un +13,99% in valore rispetto al primo semestre 2022.

Capitolo a parte per le pere che registrano un trend molto positivo rispetto all’annus horribilis 2022, ma siamo ancora lontani dai dati di una campagna che potremmo definire normale a causa delle gelate e delle fitopatie. Il 2023 purtroppo non sarà da meno in un comparto che sta cercando di ripartire grazie a UNAPERA e all’impegno di tutti.

Per quanto riguarda i prodotti importati, le banane segnano valori in crescita del 12,97%, mercato costante per l’ananas che copia in pratica copia i dati del 2022, da segnalare l’exploit del valore degli avocado che aumenta di oltre 1/3.

Commentando i dati il Presidente di Fruitimprese Marco Salvi rappresenta le preoccupazioni degli operatori del settore per i consumi che continuano a ridursi a causa dell’inflazione e per il perdurare della crisi legata all’incremento dei costi di produzione.

In questi giorni il Ministro Lollobrigida sta prendendo i primi provvedimenti che si sono concretizzati nella campagna televisiva a favore dei prodotti biologici e nei finanziamenti a favore dei prodotti DOP e IGP. Ora il settore ortofrutticolo auspica l’avvio dell’annunciata campagna di promozione istituzionale a favore del consumo di frutta e verdura fresca, assieme a provvedimenti fiscali in grado di aumentare la capacità di spesa delle famiglie.

Il Ministro Urso ha annunciato l’avvio dal 1° Ottobre del “paniere anti inflazione” a cui hanno aderito la distribuzione e più recentemente l’industria alimentare. “Chiediamo al Ministro di non dimenticare l’anello più debole e più a monte della filiera, per non far ricadere ancora una volta l’onere delle scelte politiche sulla produzione”.

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