Economia
Agricoltura e agroalimentare: le incertezze dovute alla guerra
La diversificazione dei mercati di approvvigionamento per l’Italia è in gran parte possibile ma si deve fare i conti con aumenti delle materie prime nell'ordine del 100-130%
04 aprile 2022 | T N
A partire dall'inizio di marzo, l'Ismea sta monitorando gli effetti sui mercati agroalimentari del conflitto tra Russia e Ucraina.
Le dinamiche di mercato non hanno comportato, ad oggi, benefici rilevanti per il settore agricolo italiano, con gli agricoltori che, in buona parte, hanno già venduto il prodotto e ora si trovano ad affrontare le semine primaverili nell'incertezza del prezzo futuro, ma con la certezza di dover affrontare spese rilevanti per le operazioni colturali, concimazioni in primo luogo.
È importante sottolineare che il confronto dei prezzi sul mercato nazionale dei principali cereali, alla fine del 2021, avevano già fatto registrare incrementi dell’ordine del 50-60%, più che raddoppiato nel caso del frumento duro, rispetto a un anno “normale” come il 2019.
Il conflitto in atto tra Russia e Ucraina si è inserito in tale contesto, determinando un’ulteriore pressione sui mercati internazionali, soprattutto in riferimento a quei prodotti per i quali i due paesi detengono un ruolo importante a livello mondiale in termini di produzione e di export.
La diversificazione dei mercati di approvvigionamento per l’Italia è in gran parte possibile e implica il ricorso, in primo luogo, agli altri paesi europei produttori, come ad esempio, Francia e Germania nel caso del frumento tenero. Il ricorso ai grandi produttori del continente americano è rallentato dal costo di trasposto via nave con i prezzi che ancora non sono ritornati sui livelli pre-pandemia. A questi, si aggiungono problemi relativi alla qualità del prodotto estero; nel caso del mais i paesi in grado di fornire le quantità necessarie di prodotto all’industria italiana e comunitaria sono gli Stati Uniti e l’Argentina, ma le importazioni da queste origini sono limitate dalle caratteristiche qualitative richieste dalla legislazione comunitaria che ne impediscono la commercializzazione in Europa (gli OGM per gli Stati Uniti e il contenuto dei residui di pesticidi per l’Argentina).
A fronte dell’incremento dei prezzi all’origine della materia prima, è da rilevare che, dal lato dei costi di produzione, nel corso del 2021 e nei primi mesi del 2022 l’Indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti per le coltivazioni dei cerealiha mostrato un marcato aumento in ragione degli aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche oltre che dei fertilizzanti. Tali dinamiche, conseguenti agli aumenti del prezzo di petrolio e gas, hanno un forte impatto in termini di redditività della fase agricola; basti pensare, ad esempio, che per i cereali il solo costo delle concimazioni rappresenta mediamente il 20% dei costi variabili totali e quello per i carburanti circa il 10%.
Dall'altro lato, le imprese di trasformazione si trovano a dover rifare completamente i budget avendo a che fare con prezzi di acquisto delle materie prime dell'ordine del 100-130% superiori al 2020, oltre all'incremento generalizzato delle bollette energetiche.
L'aumento generalizzato dei prezzi di quasi tutte le materie prime, agricole e non agricole e dei costi energetici sta progressivamente erodendo la redditività dell'attività economica con il settore agroalimentare che non riesce più a redistribuire gli aumenti lungo la filiera produttiva.
Potrebbero interessarti
Economia
Agroalimentare Ue, surplus a 34,7 miliardi di euro nei primi otto mesi del 2026
Le esportazioni restano stabili a 157,7 miliardi, mentre le importazioni scendono del 4%, soprattutto per la diminuzione del valore degli acquisti dai principali Paesi produttori di cacao. In calo anche l’export di olio d’oliva, carne suina e prodotti a base di cacao
04 novembre 2026 | 10:00
Economia
Segnali di risveglio per il prezzo dell’olio extravergine di oliva italiano: supera i 5 euro/kg a Bari
I bassi volumi di produzione in Puglia in questo primo scorcio di campagna olearia stanno spingendo al rialzo i listini: 4,8 euro/kg a Goggia e 5,5 euro/kg a Bari. Spagna invece ferma con quotazioni a 3,1 euro/kg per l’extravergine e prezzi in picchiata per l’olio vergine di oliva
03 novembre 2026 | 16:00
Economia
Export dell'agroalimentare italiano in crescita nel secondo trimestre 2026. Ma arretrano vino e olio d’oliva
Ecco la fotografia di un settore che mantiene segnali di tenuta, con esportazioni agroalimentari in aumento dell’1,9% e importazioni in calo. Crescono le vendite di lattiero-caseari e carni preparate, mentre soffrono vino (-3%) e olio di oliva (-15%)
02 novembre 2026 | 14:00
Economia
Prezzi delle olive dimezzati nonostante il mercato quasi fermo, pochi contratti sull’olio di oliva italiano novello
Stanno partendo, per essere consegnati a industriali e Grande Distribuzione, i primi lotti di olio italiano novello. Si tratta di volumi limitati con consegne tassative di frantoi e le cooperative entro i primi di novembre a 5,5-6 euro/kg. I contratti sull’olio da farsi dalla metà di novembre a 4,5 euro/kg. In Spagna l’extravergine è sulla soglia dei 3 euro/kg con il lampante
27 ottobre 2026 | 15:00
Economia
La filiera italiana della pasta vale 13,5 miliardi di euro
Esportazioni della pasta nazionale per quasi 4 miliardi. Paccheri, gnocchi e spaghetti sono tra i formati più cercati, mentre il ragù alla bolognese si conferma il condimento più amato
26 ottobre 2026 | 12:00
Economia
Il biologico fa furore negli Stati Uniti d'America: il 43% dei consumatori ha acquistato prodotti italiani
Gli Usa sono il primo mercato mondiale per il biologico, con 60,4 miliardi di euro di vendite. Secondo Nomisma, il 54% degli americani acquista bio almeno una volta alla settimana. L’Italia gode di un’elevata reputazione per qualità e sicurezza, ma per crescere deve migliorare visibilità, distribuzione e riconoscibilità dei prodotti
22 ottobre 2026 | 15:00