Economia

AGRICOLTURA: RAPPORTO ABI E RAPPORTO ISTAT 2007. DUE FONTI A CONFRONTO

Qual’è lo stato di salute dell’agricoltura italiana?
La crescita dei finanziamenti bancari al ritmo del 7,8% rappresenta un segnale di disagio economico oppure è l’inizio di una ristrutturazione aziendale?
La risposta nella flessione del 3,1% del valore aggiunto e del 3,7% della produttività

02 giugno 2007 | Mena Aloia

Ben due sono i nuovi rapporti, da poco presentati, con i quali è possibile tentare di analizzare l’andamento dell’agricoltura italiana.
Da un lato il rapporto Abi (Associazione bancaria italiana) 2007 dal quale emerge un dato fra tutti: il credito alle imprese agricole registra una crescita del 7,8% nel 2006 rispetto al 2005; dall’altro lato, il rapporto annuale Istat che ci parla di una perdita di valore aggiunto del 3,1% sempre riferito al 2006.
Come leggere il primo dato alla luce del secondo?
Disagio economico oppure, nell’ipotesi più ottimistica, inizio di un processo di ristrutturazione finanziaria delle imprese?
L’agricoltura non è l’unico settore che registra un’espansione del credito, in testa alla classifica vi è l’edilizia con un +16%, segue il commercio con +8,8%, l’agricoltura +7,8%, l’artigianato con +5,1% ed, infine, l’industria con un +4,9%.
L’aumento dei finanziamenti, in agricoltura, è stranamente distribuito in maniera omogenea sia per aree geografiche che per dimensioni aziendali: +7,7% nel Nord Italia, +6,8% nel Centro e nel Sud Italia; e le micro imprese parallelamente alle altre hanno segnato un +6,7%.
Evidentemente proprio tutti ed in ogni parte d’Italia hanno la necessità di ricorrere a finanziamenti. Se tali finanziamenti servissero per avviare una ristrutturazione delle aziende necessaria per affrontare meglio i mercati, soprattutto quelli esteri che richiedono degli investimenti maggiori, non vi sarebbe alcun problema.
Dal resto la spesa per interessi negli ultimi anni si è posizionata su livelli abbastanza, e dico solo abbastanza, accettabili, anche se con una costatante tendenza al rialzo –fra un po’ di giorni vi sarà un ulteriore aumento dello 0,25%- ma questa non può essere una spiegazione plausibile per una crescita così sostenuta.
Il problema si presenterebbe, invece, se il ricorso al credito fosse motivato da una mancanza di liquidità indispensabile per la gestione dell’azienda.
Purtroppo i dati che emergono dal rapporto annuale dell’Istat 2007 fanno protendere per questa seconda spiegazione certamente più preoccupante.
Mentre ogni altro settore della nostra economia ha fatto registrare un recupero, solo l’agricoltura è in calo per il secondo anno consecutivo.
In calo sia il valore aggiunto (-3,1%) che la produttività (-3,7%). Un calo della produttività certamente legato alle avverse condizioni climatiche registrate lo scorso anno, così sono diminuite le coltivazioni erbacee (-4,9%), la bieticoltura (-61,4%) –anche se in questo caso si sconta il drastico taglio delle quote imposte dalla nuova Ocm zucchero- e le coltivazioni legnose (-1%).
Ma anche le attività non condizionate da eventi climatici hanno fatto registrare ridimensionamenti nelle attività; la zootecnia, ad esempio, ha avuto una flessione del 2,7% mentre la silvicoltura del 4,1%. Solo la pesca, dopo due anni, segna un aumento del 2,1%.
Il persistere di questo trend negativo, soprattutto in un periodo di ripresa, seppur modesta, della nostra economia, dovrebbe essere considerato un campanello d’allarme da non sottovalutare. Non dimentichiamoci che l’Ue continuerà ad integrare ancora per poco i redditi degli agricoltori.

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