Economia
La produzione italiana d'olio d'oliva si ferma a 273 mila tonnellate
A fronte di un calo complessivo della produzione olearia del 4%, l'Italia fa peggio con un – 25%. L'eccessiva variabilità produttiva è uno dei punti cruciali a cui le future politiche di settore dovranno porre rimedio
23 giugno 2021 | T N
Terminate le attività di molitura in Italia, il dato relativo alla produzione olearia della campagna in corso si attesta a 273 mila tonnellate, in flessione del 25% sulla campagna precedente. È quanto emerge dalle elaborazioni Ismea sulla base dei dati dichiarativi di Agea.
A condizionare la raccolta è stata soprattutto l'alternanza tra carica e scarica nelle regioni del Sud, dove Puglia, Calabria e Sicilia fanno registrare contrazioni nella produzione di olio rispettivamente del 45%, 36% e 5%. Al Centro Nord si confermano, invece, le previsioni piuttosto rosee di inizio autunno con il doppio della produzione in Toscana, il +82% dell’Umbria, il +58% nel Lazio e il triplo della Liguria.
Ampliando l’orizzonte temporale si osserva come negli ultimi anni la produzione abbia subito oscillazioni molto ampie che in alcuni casi sono andate oltre la fisiologica alternanza di carica e scarica. Il 2016 e il 2018, infatti, si sono caratterizzati per attacchi patogeni molto importanti e che nella normalità dei casi si presentavano in maniera così intensa con un una frequenza di oltre 10 anni.
L'andamento produttivo nel mondo
La stima produttiva a livello mondiale per la campagna 2020/2021 si attesta a 3,06 milioni di tonnellate di olio di oliva, il 4% in meno rispetto alla campagna precedente, risultato determinato da un +7% dei Paesi Ue, mentre fuori dai confini comunitari la flessione è stata di oltre il 20%.
Per il principale player mondiale, la Spagna, l’annata è stata positiva, ma non all’altezza delle aspettative a causa della carenza di piogge. Gli ultimi dati provenienti da Madrid diffusi dalla Commissione Ue attestano comunque la produzione a circa 1,4 milioni di tonnellate, il 24% in più sullo scarso 2019. Per la Grecia, invece, la produzione della campagna in corso, stimata a 275 mila tonnellate, è leggermente inferiore a quella dello scorso anno (-4%), mentre per il Portogallo la flessione è sensibile (-29%). Situazione analoga per l’Italia dove l’annata di scarica fa stimare la riduzione produttiva intorno al 25%. Fuori dai confini comunitari la Tunisia, con appena 120 mila tonnellate previste, dimezza i volumi dell’anno precedente, mentre la Turchia con 222 mila tonnellate si attesta sui livelli della scorsa campagna.
Il mercato
I primi cinque mesi del 2021 hanno fatto registrare una flessione generalizzata degli acquisti di olio di oliva nei format della GDO.
Sebbene si sentano ancora pesantemente le conseguenze delle limitazioni dovute alla pandemia, quest’anno non si è vissuto un lockdown come quello dei primi mesi del 2020 e
quindi c’è stato un minor ricorso alla spesa nei format della GDO. Se a questo si aggiunge anche la riapertura della ristorazione si trova la motivazione alla riduzione alla corsa agli acquisti che, invece, si era registrata lo scorso anno.
Anche la domanda estera registra un netto ridimensionamento in termini quantitativi rispetto al medesimo trimestre dello scorso anno (-6,4%) a fronte, però, di una flessione inferiore all’1% in valore per la dinamica dei prezzi internazionali in crescita descritta precedentemente. Nel primo trimestre dell’anno, quindi, il saldo della bilancia commerciale è
tornato in negativo dopo che il 2020 si era chiuso con un avanzo di 97 milioni di euro, situazione peraltro piuttosto anomala per il settore. Basti considerare che negli ultimi 20 anni il saldo positivo si è registrato solo 5 volte.
La flessione delle richieste di prodotto italiano si è sentita a soprattutto negli Stati Uniti (-8%) a cui si aggiunge quella a due cifre di Canada e Giappone. Tengono, invece, le esportazioni verso la Germania, mentre sono aumentate del 3% quelle verso il Regno Unito. Performance opposte in altri due mercati sempre particolarmente rilevanti: in Russia i volumi esportati sono aumentati del 18%, mentre in Cina la flessione è stata dell’11%.
Altro discorso è nella parte passiva della bilancia commerciale.
Limitatamente ai primi 3 mesi del 2021, infatti, gli acquisti fuori dai confini nazionali sfiorano le 200 mila tonnellate (+15,7%) a cui si affianca un aumento più che proporzionale della relativa spesa (+43,5%).
Dalla Spagna, primo paese fornitore, sono arrivate 115 mila tonnellate (+55%) per un valore cresciuto di oltre l’80% in relazione al forte incremento dei prezzi. Parallelamente sono crollate le importazioni dalla Grecia come è consuetudine quando si importa così tanto dalla Spagna, mentre la Tunisia, nonostante un +5%, mantiene una quota sul totale importato dall’Italia del 10%.
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