Economia
PERFORMANCE POSITIVA DEL NOSTRO EXPORT NEGLI STATI UNITI. L'ITALIA GIOCA DA PROTAGONISTA CON IL VINO, E A SEGUIRE CON L'OLIO DI OLIVA. ECCO I DETTAGLI DI UN GHIOTTO MERCATO
Presentiamo il rapporto Ice relativamente al periodo gennaio-novembre 2006. Noi importiamo materie prime ed esportiamo prodotti finiti. Il prodotto italiano è posizionato su un segmento di domanda solo parzialmente sensibile al prezzo
03 febbraio 2007 | Mena Aloia
Nei primi undici mesi del 2006 gli Stati uniti hanno importato prodotti agro-alimentari per un valore di poco più di 73.438 milioni di dollari, il 12,48% in più rispetto allâanno precedente.
Le esportazioni sono state pari a 64.925 milioni di dollari, lâ11,22% in più rispetto al 2005. Il saldo per il 2006 è quindi in rosso di 8.512 milioni di dollari.
Lâinterscambio agro-alimentare tra Stati Uniti e Italia risulta a favore di questâultima. Nel 2006 gli USA hanno importato prodotti italiani per un valore totale di 2.715 milioni di dollari (+7,74% rispetto al 2005)a fronte di un export di 490 milioni di dollari (-2,2% rispetto al 2005).
In unâattenta analisi delle importazioni Usa non può mancare uno sguardo alla congiuntura internazionale che molto può influire nelle transazioni internazionali.
Lâelemento che ha maggiormente inciso sui flussi di scambio è stato certamente il progressivo apprezzamento dellâeuro rispetto al dollaro.
Allâinizio del periodo considerato nella seguente analisi il rapporto di cambio era pari a 1,21 dollari per ogni euro, per poi terminare, alla fine di ottobre, in aumento a 1,27.
Se compariamo, tuttavia, la performance positiva dellâexport italiano dello scorso anno rispetto al 2004 con quella del 2006 rispetto al 2005, si nota che il continuo apprezzamento dellâeuro ha certo giocato un ruolo negativo nella performance italiana frenandone la crescita con una perdita in termini di quote di mercato, ma ha inciso meno negativamente di quanto si sarebbe potuto attendere.
Si ritiene, come possibile spiegazione, che il prodotto italiano è posizionato su un segmento di domanda solo parzialmente sensibile al prezzo. Occorre inoltre aggiungere che già dal 2004 molte aziende avevano avviato una serie di iniziative, in accordo con i distributori e gli importatori che sono risultate efficaci nel relativo contenimento dei prezzi.
Andiamo ora a vedere nel dettaglio quali sono i prodotti che caratterizzano lâinterscambio USA-Italia.
LâItalia importa sostanzialmente materie prime ed esporta prodotti finiti.
Tra i flussi in entrata troviamo i cereali, le sementi, le granaglie, i mangimi per uso zootecnico e alcuni prodotti ittici; tra le merci in uscita vi è unâampia gamma di prodotti, per molti dei quali lâItalia ha la leadership incontrastata rispetto ad altri paesi concorrenti.
Analizziamone, nel dettaglio, alcuni tra i più significativi.
Vino
Come da tradizione, è sempre il vino il prodotto agro-alimentare italiano più importato dagli Stati Uniti.
Da Gennaio a Novembre gli Usa, che importano circa un terzo del vino consumato, hanno comprato dallâItalia 1.051 milioni di dollari di vini (vini da tavola + spumanti), pari al 28,19% del totale dellâimport e 20,6 milioni di dollari di vermouth pari allâ84,7% dellâimport dal mondo.
I dati pubblicati dal Dipartimento del Commercio Statunitense nella voce generale âvini da uve frescheâ che includono sia i vini spumanti che quelli da tavola, evidenziano che i numeri del vino italiano crescono, rispetto ai primi undici mesi dello scorso anno, del 8,14% in valore e del 6,58% nelle quantità .
La Francia che si conferma sempre prima nella graduatoria per valore (in quella per quantità è prima lâItalia) ha registrato, da Gennaio a Novembre un importante incremento dellâimport del 20% in termini monetari, con un aumento delle quote di mercato dal 29,7% dello scorso anno allâattuale 32,5%. I vini australiani (terzi nella classifica) hanno invece ridotto le quote di mercato del 2,5%.
Se, però analizziamo i dati dei soli vini da tavola, depurando quindi dalla generica voce âvini di uve frescheâ gli spumanti, si osserva che lâItalia è leader incontrastata in questa classe di maggior riferimento: quella cioè dei vini da tavola imbottigliati in confezioni inferiori a 2 litri.
La quota di mercato italiana è del 31,32% con un incremento percentuale del 7,61%.
Alle spalle dellâItalia, lâAustralia e la Francia si scambiano le rispettive posizioni in classifica.
La prima, con un decremento dei valori importati di oltre il 4%, passa al terzo posto, mentre la Francia, sale al secondo con un più che considerevole incremento del 28,8% (ricordo lâincremento del 7,61% dellâItalia).
Per quanto riguarda i prezzi medi, quelli dei vini italiani crescono nei primi undici mesi del 2006 solo dello 0,8% attestandosi a 5 dollari al litro (evidente qui lo sforzo dei produttori per tenere il mercato in considerazione dellâapprezzamento dellâeuro).
Gli australiani evidenziano un +3,14% con un prezzo pari a 4,27 dollari.
Ben maggiore lâaumento dei prezzi dei vini francesi: +12,35% per un prezzo al litro di 9 dollari, sorprendentemente ininfluente sulle quantità importate.
Per quanto, invece, riguarda i vini âsparklingâ, la Francia, forte dello champagne, si mantiene più che saldamente in prima posizione con 20,46 milioni di litri importati (77,84% della quota di mercato), mentre i vini spumanti italiani sono al secondo posto con 13,23 milioni di litri (12,81% della quota di mercato).
Olio dâoliva
Lâolio di oliva è il secondo prodotto agro-alimentare esportato dallâItalia negli Stati Uniti.
La classifica per i primi undici mesi del 2006 ribadisce la leadership italiana con 569,32 milioni di dollari di prodotto esportato, in crescita dellâ11,14% (il 63,11% della quota di mercato). Un trend riflesso nel generale aumento delle importazioni USA di olio di oliva (902,05 milioni di dollari rispetto ai 778,72 del 2005).
Al secondo posto la Spagna con un incremento del 12,62%. Inoltre, si è imposta sul mercato la Tunisia con un +173,58%, anche se la quota di mercato detenuta è ancora contenuta (5,96%). Al quarto posto troviamo la Turchia che dopo una veloce crescita dellâanno scorso segna un forte decremento del 24,71%.
Ottimi anche gli incrementi di Argentina (+26,62%) e Grecia (+45,17%).
Dal quadro delineato appare evidente il monopolio dei paesi del bacino Mediterraneo sul mercato americano. Ã importante sottolineare che le dinamiche dellâexport sono state, anche qui, condizionate dallâapprezzamento dellâeuro che ha avvantaggiato i paesi non appartenenti allâarea euro e penalizzato dâaltro canto lâItalia.
Formaggi
Formaggi, terzo settore in ordine di importanza.
Il valore delle esportazione di prodotti caseari ha raggiunto, nei primi undici mesi del 2006, i 215,16 milioni di dollari, con un aumento dellâ8,99%.
LâItalia, anche in questo settore, è prima in classifica con una quota di mercato del 23,29% e ciò rappresenta un successo ancor più significativo se si considera la rilevante produzione nazionale americana e la severa regolamentazione relativa alle importazioni di latte vaccino.
La Francia, anche qui, è al secondo posto con esportazioni per 123,02 milioni di dollari e il 13,31% della quota di mercato.
Terzo e quarto posto spettano rispettivamente alla Nuova Zelanda e alla Danimarca che confermano, però il trend negativo degli ultimi periodi.
Paste alimentari
LâItalia è il primo esportatore di pasta negli Stati Uniti, ma i margini rispetto al concorrente canadese si assottigliano.
Nei primi mesi del 2006, le esportazioni sono ammontate a poco meno di 152 milioni di dollari, con una flessione del 6,3%. In termini di quote di mercato, lâItalia è al primo posto con il 33,32% (-2,27%), seguita dal Canada (27,52%), Cina (7,73%), Tailandia (6,55%) e Corea del Sud (6,21%).
La rilevante perdita italiana del 6,3% assume un valore particolarmente significativo se la si confronta con gli aumenti registrati invece dai nostri diretti concorrenti (Canada +2,48%; Cina +39,5%; Tailandia +22,92%; unica eccezione Corea del Sud con un -35,75%).
Prosciutti
Concludiamo questa breve panoramica dei prodotti agro-alimentari italiani maggiormente esportati negli USA con i prosciutti. Anche in questo settore, sia nel segmento dei prosciutti disossati che in quello dei prosciutti con osso, lâItalia è al primo posto.
Le importazioni dallâItalia di prosciutti senza osso sono ammontate a 32,5 milioni di dollari, in diminuzione del 6,18% rispetto allo scorso anno. LâItalia detiene la leadership incontrastata con una quota di mercato del 60,13%. Il principale concorrente in questo settore è il Canada con una quota di mercato del 20,56%, ma anche il Canada ha registrato un forte calo del 22,6%..
La performance risulta essere invece positiva, per lâItalia, nel segmento dei prosciutti con osso, qui si registrato un incremento del 16,94%, passando da 2,82 milioni di dollari del 2005 ai 3,30 milioni del 2006.
Il Canada, invece, registra anche in questo segmento una drastica perdita (-69,87%).
Fonte: Vincenza Kelly, ufficio Ice di New York
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