Economia
L’AGRICOLTURA ITALIANA E’ SULLA VIA DEL TRAMONTO. PAROLA DI ISTAT E ISMEA
Sono talmente tanti i segni negativi che si fa persino fatica a enumerarli. La tendenza tuttavia è chiara, lo stato di sofferenza del comparto primario è grave e strutturale. Si salvano i cereali (+ 9,7%), i bovini (+ 9,4%) e i suini (+ 11,8%)
20 maggio 2006 | Mena Aloia
LâIstat, sulla base delle informazioni disponibili, comunica che nel primo trimestre del 2006 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000 corretto per il diverso numero di giorni lavorativi e destagionalizzato, è aumentato dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente e dellâ1,5 per cento rispetto al primo trimestre del 2005. Il risultato congiunturale del PIL è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dellâindustria e dei servizi e di una diminuzione dellâagricoltura.
Anche se questi sono dati provvisori quindi soggetti a revisioni e anche se non è stato quantificato il calo subito dallâagricoltura resta sicuramente una notizia che merita attenzione e su cui è bene fare alcune riflessioni.
Il PIL è il valore aggiunto di tutti i beni e servizi finali prodotti allâinterno di un paese in un dato periodo. Il prodotto di ognuna di queste voci è valutato al suo prezzo di mercato e la loro somma è pari al PIL. In modo approssimativo possiamo utilizzare questa semplice formula per capire meglio cosa câè allâinterno di questo indice:

Senza addentrarci troppo nel merito con inutili spiegazioni teoriche, cerchiamo di capire cosa contribuisce alla costante diminuzione del valore aggiunto in agricoltura.
Sicuramente, come ha sottolineato la Cia le imprese agricole italiane vivono una preoccupante fase di grave crisi strutturale causata dagli alti costi produttivi e previdenziali unitamente ad un ristagno, che in alcune volte diventa addirittura una riduzione, dei prezzi allâorigine.
Basta qui pensare che, sempre da quanto segnala la Cia, i prezzi agricoli allâorigine, nel mese di marzo, rispetto allo stesso periodo del 2005, hanno registrato crolli record per gli avicoli (meno 35,5 per cento), per gli ortaggi e i legumi (meno 22,3 per cento), per la frutta fresca e secca (meno 7,2 per cento); flessioni più contenute si sono avute per i vini (meno 5,1 per cento), per gli ovicaprini (meno 4,8 per cento) e per il latte e i suoi derivati (meno 2 per cento). In controtendenza, invece, i cereali (più 9,7 per cento), i bovini (più 9,4 per cento) e i suini (più 11,8 per cento).
Un altro fattore che ha probabilmente contribuito al calo del PIL agricolo è il saldo negativo della bilancia commerciale, come risulta dalle ultime indicazioni dellâIstat

Troviamo una conferma di questo andamento anche da alcuni dati resi noti da Confagricoltura e Coldiretti. Anche se il confronto tra le informazioni rese note risulta inesatto vista la loro non omogeneità si registra, per Confagricoltura, un calo delle esportazioni, nel mese di marzo 2006, del 4,6% in valore rispetto a marzo 2005.
Coldiretti, invece, rileva il boom nelle importazioni di frutta e verdura fuori stagione (+11% per la frutta e +9% per gli ortaggi).
Infine, per concludere con unâultima nota negativa, la rilevazione sulle forze di lavoro resa nota dallâIstat il 21 marzo 2006, con riferimento al periodo che va dal 3 ottobre al 1 gennaio 2006 mette in luce che nel quarto trimestre 2005 lâagricoltura ha manifestato una riduzione del numero di occupati
pari al 3,4 per cento (-35.000 unità ).
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