Economia

DIMINUISCE LA VOGLIA DI AGRICOLTURA? LA TERRA E’ ANCORA BENE RIFUGIO? IN ITALIA SI’, NONOSTANTE PREZZI FERMI DA QUINDICI ANNI. E’ INVECE CRISI A BORDEAUX

Tenuto conto dell’inflazione, il valore medio di un terreno agricolo in Italia è lo stesso del 1990. Nel 2005 l’incremento delle quotazioni (+2,6%) è appena superiore all’inflazione (+2,3%), dato che risente del trend negativo dei redditi agricoli. La crisi si fa sentire maggiormente oltralpe dove, rispetto al 2001, il valore dei vigneti a Bordeaux è sceso del 30%

17 dicembre 2005 | Graziano Alderighi

Il mercato dei terreni agricoli in Italia segna il passo.
Come di consueto, in questo periodo, l’Inea fornisce alcuni dati sui valori dei beni fondiari e l’andamento delle compravendite.
L’Italia si presenta divisa. Al Nord i prezzi sono mediamente doppi rispetto al Sud e più alti che nel Centro L’incremento in valore, rispetto ad anno precedente, è del 3% al Nord mentre resta fermo all’1% nel resto d’Italia.
Tenuto conto dell’inflazione, reale, ovvero quella sancita dall’Istat, i prezzi dei terreni agricoli nel 2005 è assolutamente confrontabile con quello di quindici anni fa (1989-1990).

Svanita la voglia di terra? Il podere non è più bene rifugio?
Agli italiani continua invece a piacere investire in immobili, specie in momenti di difficoltà economica e finanziaria.
L’acquirente tipo di fondi è infatti il possidente che vuole allargarsi oppure persone che provengono dal mondo extra agricolo in cerca di quiete sì, ma con tanta voglia di fare. Destinati a scomparire invece le figure dell’agricoltore part time e degli anziani proprietari di piccoli fazzoletti di terra, degli orti più che aziende agricole.

Incertezza sul futuro
Impossibile stabilire, secondo gli analisiti, quale sarà il trend nei prossimi anni. Restano infatti ampi margini di incertezza.
La riforma della Pac, la revisione dei titoli e naturalmente la redditività della campagna incideranno non poco sull’incremento di valore dei terreni agricoli nei prossimi anni.

Crisi di settore e tracollo dei prezzi?
Uno scenario possibile, ovvero verosimile, è quello di un tracollo dei prezzi dovuto a gravi crisi e perturbazioni di mercato che portino a ridimensionamenti cospicui dei margini di guadagno per le imprese agricole.
Un’ipotesi tutt’altro che peregrina, almeno stando a quanto sta accadendo nella prestigiosa terra di Bordeaux ove i prezzi della proprietà sono scesi ai loro più bassi livelli di sempre come conseguenza della crisi continua del vino francese.
Le quotazioni, in alcune denominazioni, ora sono calati del 30% rispetto al 2003. Un buon appezzamento cru st Emilion può essere acquistato per poco più di € 150,000 all'ettaro. Secondo alcuni agenti immobiliari i valori sono destinati a scendere ulteriormente. Lionel Raymond, il proprietario di Chateau de La Garde ha indicato nella sovrapproduzione il motivo principale del calo dei prezzi. “il problema è – ha ribadito - che stiamo producendo più di quanto riusciamo a vendere”.
Un altro produttore, Thibaut Despagne conferma la discesa dei valori che tuttavia interessa soltanto le denominazioni meno prestigiose. “il terroir migliore e le proprietà migliori non hanno perso valore”.

La rivalutazione immobiliare, per quel che concerne il settore agricolo, è strettamente correlata con il successo del prodotto e del territorio.
Una regola valida anche per l’Italia.
Nel 2002 un ettaro di vigneto Docg a Montalcino, secondo l’Inea, valeva 232.000 euro (min 207.000 – max 258.000), oggi vale 300.000 euro (min 26.000 -. Max 340.000), un incremento del 23%.
Nel 2002 un ettaro di vigneto nella collina bresciana, sempre secondo l’Inea, valeva 81.500 euro (min 65.000 – max 98.000), oggi il suo valore è di 170.000 euro (min 150.000 – max 190.000), il prezzo è più che raddoppiato.

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