Ambiente
Alberi monumentali, 82 nuovi giganti entrano nell’Elenco nazionale
Dal Pino d’Aleppo “coricato” al Castagno dei Cento Cavalli, dal Tasso Vetusto alla Quercia delle Streghe: il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli alberi monumentali aggiunge 82 nuovi esemplari a un patrimonio fatto di biodiversità, storia, cultura e leggende
11 agosto 2026 | 17:00 | C. S.
Sono alberi che erano già lì molto prima di noi e che, con ogni probabilità, continueranno a esserci quando non ci saremo più. Alcuni hanno alle spalle secoli, altri addirittura millenni. Sono gli alberi monumentali italiani, giganti verdi che non rappresentano soltanto un patrimonio botanico, ma custodiscono la memoria dei territori, delle comunità e delle loro tradizioni.
Con il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli alberi monumentali entrano 82 nuovi esemplari, riconosciuti per il loro valore biologico ed ecologico, ma anche per la rilevanza storica, culturale e religiosa. Età, dimensioni, morfologia, rarità della specie e importanza per gli ecosistemi sono tra i criteri che consentono a questi alberi di ottenere la tutela. In molti casi, inoltre, la loro presenza è indissolubilmente legata a monumenti, tradizioni e paesaggi che contribuiscono a definire l’identità italiana.
«Questi giganti verdi non sono solo alberi, sono parte del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra storia», ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, sottolineando l'importanza della loro conservazione affinché possano continuare a testimoniare il passaggio delle generazioni.
Tra i nuovi ingressi spicca, sulla costa abruzzese, il Pino d’Aleppo “coricato” di Pescara, caratterizzato da un tronco di oltre due metri di circonferenza che, dopo un antico cedimento del terreno, si è adagiato al suolo senza spezzarsi. In Puglia, nella Foresta Umbra, il Tasso Vetusto supera invece i tre metri di circonferenza e richiama antiche simbologie legate alla morte e all’immortalità. In Umbria, a Nottoria, una Roverella con oltre cinque metri di circonferenza è protagonista della leggenda secondo cui avrebbe ingannato il Diavolo conservando le foglie secche durante l’inverno.
L’elenco dei patriarchi verdi italiani comprende però numerosi esemplari già entrati nell’immaginario collettivo. In Toscana, la Quercia delle Streghe, o Quercia di Pinocchio, estende i suoi rami per 41 metri nel Parco di Villa Carrara, in provincia di Lucca. La tradizione vuole che fosse luogo di ritrovo delle streghe, mentre la memoria letteraria la lega a Carlo Collodi e alla nascita delle avventure di Pinocchio.
Nel Veneto, ai piedi delle Dolomiti bellunesi, la Sequoia del Vajont supera i 32 metri di altezza. Sul tronco porta ancora la cicatrice provocata dalla tragedia del 9 ottobre 1963, diventata nel tempo una testimonianza naturale della memoria delle vittime.
In Sicilia, nel Parco dell’Etna, il Castagno dei Cento Cavalli può vantare circa 2.200 anni di età. La leggenda racconta che sotto la sua enorme chioma la regina Giovanna d’Angiò e il suo seguito, composto da cento cavalieri e dame, trovarono riparo durante un violento temporale.
In Calabria, il Platano orientale di Curinga supera i trenta metri di altezza e presenta un tronco cavo capace di accogliere al suo interno diverse persone. In Sardegna, l’Olivastro di Luras, a Santu Baltolu, è considerato uno degli alberi più antichi d’Italia, con un’età stimata intorno ai 3.000 anni.
Tra gli altri patriarchi figura il Platano dei Cento Bersaglieri in Puglia, con una chioma di circa 700 metri quadrati, mentre nel Lazio la Quercia di Manildo, un cerro di circa tre secoli, deve la propria sopravvivenza alla scelta dell’agricoltore Manildo Lombardelli che nel 1968 decise di sottrarlo all’abbattimento.
Storie, leggende e dati scientifici si intrecciano dunque attorno a questi alberi, trasformandoli in autentici monumenti viventi. La loro tutela non significa soltanto conservare esemplari botanici di particolare pregio, ma proteggere una parte della memoria del paesaggio italiano: una memoria fatta di radici profonde, comunità e generazioni che si sono succedute sotto le loro chiome.
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