Ambiente

La natura è un capitale, come lo stiamo utilizzando in Italia?

Pubblicato il "I° Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale", che evidenzia la ricchezza del patrimonio nazionale e la sua fragilità in presenza purtroppo di grandi fattori di pressione antropica

16 marzo 2018 | Marcello Ortenzi

E’ stato pubblicato a maggio 2017 sul sito del Ministero dell’Ambiente e del Territorio il "I° Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale", che affronta il legame tra lo stato dell’ecosistema, il benessere sociale e le prospettive economiche. Si tratta di una elaborazione frutto del lavoro da parte del Comitato per il Capitale Naturale, a cui hanno partecipato nove ministeri, cinque istituzioni di ricerca pubbliche , esperti scientifici di diverse discipline oltre a Regioni e Comuni. Il rapporto contiene approfondimenti conoscitivi su tematiche quali: lo stato di conservazione di aria, acqua, suolo, biodiversità, ecosistemi, nell’ambito della suddivisione individuata su cinque Ecoregioni terrestri (Alpina, Padana, Appenninica, Mediterranea Tirrenica e Mediterranea Adriatica) e tre Ecoregioni marine del Mediterraneo (Mare Adriatico, Mare Ionio e Mediterraneo Occidentale). Un rapporto che evidenzia come l’Italia sia uno dei paesi più ricchi al mondo di biodiversità, contando 6.700 specie di flora vascolare e oltre 58.000 faunistiche, in presenza purtroppo di grandi fattori di pressione antropica come cambiamenti climatici, inquinamento, abusivismo edilizio, spreco di risorse idriche, con gravi danni reali o potenziali ai danni della biodiversità, del suolo e del paesaggio.

Nella classificazione degli ecosistemi, diciannove di essi vengono considerati ad alto stato di conservazione, diciotto a medio e trentasei a basso stato. Tra questi ultimi, riferibili al 14% della superficie nazionale, gli ecosistemi a struttura forestale della Pianura Padana, quelli delle fasce costiere e sub costiere, gli ecosistemi legati agli ambienti d’acqua dolce e quelli forestali in territorio di pianura e collinare. All’interno del Rapporto vengono inoltre individuati da parte del Comitato redattore, una serie di obiettivi da perseguire nel breve e medio periodo, finalizzati al rafforzamento del sistema delle aree protette di terra e mare e alla attuazione delle disposizioni riguardanti i cosiddetti “appalti verdi”, effettuando anche una valutazione dei costi per la collettività derivanti dal consumo di risorse naturali e dall’inquinamento.

In occasione della presentazione del rapporto, il commento del Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, secondo il quale, “questo Rapporto non è solo il risultato di un grande impegno scientifico per ‘misurare’ il nostro Capitale più prezioso, ma è anche un grande salto di qualità culturale che viene chiesto al Paese: associare all’ambiente italiano non solo la parola ‘conservazione’ ma anche l’idea che un vero sviluppo si può determinare solo con una corretta gestione delle nostre risorse naturali. L’introduzione degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES) nell’ultimo Documento di Economia e Finanza rafforzano ancora di più la visione di un Paese che sa di poter crescere puntando sul suo patrimonio unico di biodiversità, risorse naturali ed ecosistemi“.

Il Comitato ha individuato infine una serie di raccomandazioni, con obiettivi da perseguire nel breve e medio periodo: adottare un piano d’azione per il Capitale Naturale, renderlo centrale per la predisposizione delle misure del DEF (Documento di Economia e Finanza) e del PNR (Piano Nazionale di Riforma), in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 e della Strategia di Sviluppo Sostenibile, integrarlo nella contabilità pubblica e nella contabilità privata, rafforzare il sistema delle aree protette di terra e mare, attuare le disposizioni riguardanti i cosiddetti “appalti verdi”, includendo nelle valutazioni i costi per la collettività derivanti dal consumo di risorse naturali e dall’inquinamento.

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