Ambiente

IN SERIO PERICOLO I DELFINI E LE BALENE DEL MEDITERRANEO, ALLARME DELL'ISTITUTO TETHYS

Beniamini nei documentari televisivi e amati da tutti, i cetacei che vivono nei nostri mari sono in realtà poco conosciuti, poco studiati, e ancor meno tutelati. Eppure c'è chi si occupa di loro, nella speranza di salvarli dall'estinzione

28 gennaio 2006 | C. S.

Delfini e balene del Mediterraneo sempre più in pericolo, esposti a minacce che vanno dalla morte nelle reti al degrado dell’ambiente, dalla scarsità di prede causata dalla pesca eccessiva al rumore. Beniamini nei documentari televisivi e amati da tutti, i cetacei che vivono nei nostri mari sono in realtà poco conosciuti, poco studiati, e ancor meno tutelati. Chi si occupa di loro? Tra le diverse realtà italiane che hanno a cuore la sorte di questi mammiferi marini e si battono per la loro tutela spicca l’Istituto Tethys.

Fondato il 31 gennaio 1986, Tethys ha appena raggiunto il traguardo dei vent’anni di attività. Venti anni durante i quali biologi e naturalisti appassionati hanno portato uno straordinario contributo alla conoscenza e salvaguardia di questi animali. Basandosi esclusivamente sull’autofinanziamento, Tethys ha generato una delle maggiori banche dati sui cetacei del Mediterraneo e circa 240 contributi scientifici. L’Istituto è stato il primo a concepire e proporre la creazione del Santuario Pelagos, sulla base di informazioni dettagliate ottenute in mare. I dati raccolti nel corso di campagne di ricerca svolte sin dal 1990 nel bacino Corso-Ligure-Provenzale (l’attuale Santuario) hanno contribuito a dimostrare che la balenottera comune – che con la balenottera azzurra è il più grande animale vivente - è endemica nel Mediterraneo, si trattiene cioè in queste acque senza migrare altrove. Tethys ha svolto studi a lungo termine sui tursiopi dell’Adriatico settentrionale a partire dal 1987, e su delfini comuni e tursiopi nel Mar Ionio orientale dal oltre un decennio. I metodi di ricerca utilizzati dai biologi dell’Istituto sono estremamente vari e comprendono telemetria, studi di popolazione e utilizzo dell’habitat basati su transetti lineari e dati telerilevati, l’uso combinato di binocoli laser e GPS per tracciare e registrare gli spostamenti dei cetacei, ricerca bio-acustica, foto-identificazione, studio del comportamento, prelievo di biopsie cutanee per analisi genetiche e tossicologiche, e ricerche storiche. Tethys possiede archivi fotografici sui cetacei comprendenti più di 60.000 immagini, che hanno permesso l’identificazione di oltre 1.300 individui diversi appartenenti a sette specie di cetacei del Mediterraneo – dall’immenso capodoglio al simpatico grampo, dallo strano globicefalo al misterioso zifio. Tethys gestisce anche una vasta raccolta di letteratura scientifica sui cetacei e la tutela dell’ambiente marino, una biblioteca che attualmente comprende circa 16.000 titoli. Fra i molti contributi scientifici prodotti spiccano le due ampie revisioni scientifiche sulle popolazioni mediterranee di balenottera comune e delfino comune. Oltre a proporre la creazione del Santuario Pelagos, Tethys è sempre stato molto attivo sul fronte della tutela, anche a livello internazionale. In seguito a una proposta presentata nel 2003, la popolazione mediterranea del delfino comune è stata classificata dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) come “Endangered”, ovvero a rischio di estinzione, nella Lista Rossa delle specie minacciate. Quest’anno, il lavoro di Tethys ha contribuito a classificare il sempre più raro delfino comune nell’Appendice I della Convenzione sulla Conservazione delle Specie Migratrici (Bonn Convention o CMS) – il che attribuisce a questo cetaceo un’altissima priorità di tutela (che si spera si traduca presto in azioni concrete per la sua salvaguardia). Insomma, vent’anni di battaglie, sconfitte, sacrifici e vittorie che hanno portato i cetacei del Mediterraneo un po’ più al centro dell’attenzione, ci hanno permesso di sapere come vivono e cosa li minaccia, nella speranza che tutto questo permetta agli animali di continuare a vivere nei nostri mari per molti anni ancora.







Info: Istituto Tethys, tethys@tethys.org, link esterno

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