Ambiente

E' POSSIBILE GUARDARE ALL'AMBIENTE CON OCCHI DIVERSI?

L'edizione 2005 del secondo Rapporto sulla sicurezza in Italia, realizzato dal Censis, testimonia quanto il problema ambientale sia ancora in molti casi irrisolto. Sono tanti purtroppo gli inquinanti nocivi, nonostante le molteplici azioni di tutela. Come era prevedibile, la quota più consistente delle aziende certificate a norma è al Nord

19 marzo 2005 | Ada Fichera

La condizione dell’ambiente in Italia attraversa un momento particolarmente articolato.
Se da un lato, infatti, molte aziende, anche con il supporto di alcuni progetti, come il “Responsabile Care” ed il “Set”, avviati dalla FederChimica (Federazione Nazionale dell’Industria Chimica) lavorano compatibilmente alla salvaguardia ambientale e alla salute dei cittadini; da un altro lato, la condizione attuale presenta ancora delle difficoltà e delle problematiche, più o meno gravi, che rimangono tutt’oggi irrisolte.

Il “Secondo Rapporto sulla Sicurezza in Italia” 2005, realizzato dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), testimonia che il problema della sicurezza ambientale in Italia è ancora aperto.
Infatti, alla richiesta di dare una valutazione complessiva sull'evoluzione della qualità dell'ambiente rispetto a tre anni fa, il 50,1% dei periti industriali interpellati pensa che sia rimasta la stessa, il 23,6% che sia migliorata e il 26,3% che sia invece peggiorata.

La ricerca è stata svolta come dicevamo dal Censis, ma per conto del Cnpi (Consiglio Nazionale dei Periti Industriali).
Lo studio ha riguardato il tema “Rileggere l'ambiente: la centralità dei ruoli tecnici. - Secondo Rapporto sulla sicurezza in Italia - ”, per il quale sono stati intervistati mille periti industriali italiani.
L'attenzione si è catalizzata, in primo luogo, sulle problematiche legate alla qualità dell'aria che respiriamo. A riguardo il 52,2% degli intervistati pensa che, nell’area in cui vive, ci sia un problema rilevante di inquinamento atmosferico, il 39,7% riconosce un inquinamento acustico ed il 36,6% elettromagnetico.
Sono invece avvertiti con minore urgenza, i rischi legati all'inquinamento idrico, disagio evidenziato solo dal 27,2%; segue per il 26,6% quello chimico; con il 23,7% l’inquinamento idrogeologico; e con il 23,6% quello luminoso.
Primario imputato, come principale causa di inquinamento del sistema, è, stando al giudizio del 47,7% degli intervistati, l’eccesso di traffico presente nelle strade italiane. A questo segue, l’irresponsabilità di comportamento dei cittadini (28,3%), il mancato rispetto delle normative in materia da parte delle imprese (19,6%) e un’eccessiva concentrazione di imprese che inquinano (17%).

Ma, agli italiani, interessa sul serio dell’ambiente, dunque della sua salvaguardia? O meglio, è una moda, un interesse che, come si usa dire, “fa tendenza”, oppure il nostro Paese riconosce realmente l’importanza di questo?
Nell’opinione dei periti industriali, la questione dell’ambiente, agli italiani, interessa davvero: il 72,5% pensa che sia cresciuto il numero di italiani che fa ricorso alla raccolta differenziata dei rifiuti e il 61,9% è orientato al risparmio energetico.

Le imprese, però, non la pensano sempre così. Infatti, gli intervistati dichiarano inoltre che, la questione della tutela dell'ambiente per le imprese, viene considerata, per il 40,6%, soprattutto un costo e, solo per il 19,2%, questa rappresenta un vantaggio.
La quota più consistente di aziende certificate a norma, ha sede al Nord (31,9% al Nord-Ovest e 22% al Nord-Est); il 33,7% al Sud e il 12,5% al Centro; anche se, queste due aree del Paese, tra 2003 e 2004, hanno assistito all’incremento più consistente del numero delle certificazioni (del 66% circa contro il 41,5% del Nord-Ovest e il 37,5% del Nord-Est), con dinamiche particolarmente significative nelle Marche (+85,7%), in Sardegna (+85,2%), Puglia (+82,9%) e Lazio (+79,6%).

Un’analisi più dettagliata a livello provinciale, mostra una situazione molto articolata, con livelli di incidenza delle aziende certificate, ogni mille, estremamente eterogenea; con punte in alcune aree del Sud, come Campania e Basilicata.
Positivo, inoltre, anche il giudizio della maggioranza dei testimoni sulla riduzione, avvenuta in questi anni, dei consumi di emissioni inquinanti e materie prime (55,8%), e sul risparmio energetico (55,7%).

Comunque, gli italiani sembrano tutt’altro che disinteressati all’ambiente.
Lo conferma una notizia battuta dall’Ansa, il 14 marzo scorso, che annuncia che l’inquinamento spaventa gli italiani più degli organismi geneticamente modificati.
Da un’indagine, condotta dal centro ricerche Observa, risulta che i cibi geneticamente modificati sono considerati pericolosi dal 14% degli intervistati, mentre il pericolo numero uno e' l'inquinamento prodotto dal traffico, che spaventa ben il 48%; seguito dall’elettrosmog, considerato pericoloso dal 27%.

Sarebbe un bel passo avanti, a tal punto, se oltre ad interessarsene, gli italiani provvedessero, nelle piccole azioni quotidiane, ad occuparsene di più, aiutando di certo l’ambiente, ma soprattutto, rendendo più civili e più vivibili le città in cui del resto viviamo tutti noi.

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