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Spettroscopia iperspettrale, un nuovo alleato per la diagnosi precoce della flavescenza dorata della vite
Una ricerca condotta in Toscana dimostra come la spettroscopia iperspettrale possa individuare la flavescenza dorata della vite già nelle fasi pre-sintomatiche, offrendo uno strumento innovativo per il monitoraggio in campo e il supporto alle strategie di gestione della malattia
07 luglio 2026 | 16:00 | R. T.
La flavescenza dorata rappresenta una delle fitopatie più gravi della viticoltura europea. Causata dal fitoplasma Flavescence dorée phytoplasma (FDp) e trasmessa principalmente dalla cicalina Scaphoideus titanus, la malattia è soggetta a misure di lotta obbligatorie in numerosi Paesi, Italia compresa, a causa del suo elevato potenziale di diffusione e delle pesanti ripercussioni produttive ed economiche.
Il riconoscimento delle piante infette si basa prevalentemente sull'ispezione visiva eseguita da tecnici e viticoltori, un'attività che richiede tempi elevati e che può risultare poco affidabile soprattutto nelle prime fasi dell'infezione, quando i sintomi non sono ancora evidenti. Per questo motivo, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di tecnologie in grado di individuare precocemente la malattia, migliorando l'efficacia del monitoraggio fitosanitario.
Lo studio: la spettroscopia iperspettrale applicata alla diagnosi della malattia
Un gruppo di ricercatori ha valutato l'efficacia della spettroscopia iperspettrale come strumento rapido e non distruttivo per identificare la flavescenza dorata direttamente in vigneto.
La sperimentazione è stata condotta in un vigneto di Sangiovese situato in Toscana, caratterizzato da un'incidenza della malattia superiore al 75%. Le misure sono state effettuate a livello fogliare acquisendo dati spettrali nell'intero intervallo compreso tra 400 e 2.400 nanometri, una finestra che consente di raccogliere informazioni dettagliate sullo stato fisiologico della pianta.
Diagnosi prima della comparsa dei sintomi
Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca riguarda la capacità della tecnica di identificare le piante infette ancora prima della comparsa dei sintomi visibili.
L'analisi dei dati ha consentito di riconoscere l'infezione da fitoplasma con un'accuratezza superiore al 70%, dimostrando che le alterazioni fisiologiche indotte dalla malattia possono essere rilevate attraverso la risposta spettrale delle foglie prima che diventino evidenti a occhio nudo.
Questa caratteristica potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella gestione della flavescenza dorata, permettendo interventi più tempestivi e una maggiore efficacia delle attività di contenimento.
Valutazione della gravità dell'infezione
Oltre all'identificazione precoce, la spettroscopia iperspettrale si è dimostrata efficace anche nella classificazione dello stato sanitario delle foglie.
Il sistema ha distinto con un'accuratezza prossima all'80% le foglie asintomatiche da quelle con sintomi lievi e da quelle maggiormente compromesse, evidenziando il potenziale della tecnologia anche per stimare il livello di severità della malattia e monitorarne l'evoluzione nel corso della stagione vegetativa.
Cosa accade alla fisiologia della vite
L'analisi delle firme spettrali ha inoltre permesso di approfondire gli effetti della flavescenza dorata sul metabolismo della vite.
I parametri fisiologici stimati indicano una riduzione dell'efficienza fotosintetica già nelle prime fasi della stagione vegetativa, seguita da un'accelerazione dei processi di senescenza fogliare. Tali alterazioni possono compromettere la capacità produttiva della pianta e influenzare negativamente la qualità delle uve, confermando che gli effetti della malattia si manifestano ben prima dell'espressione dei sintomi visibili.
Uno strumento di supporto alla diagnosi
Gli autori sottolineano che la spettroscopia iperspettrale non è destinata a sostituire le analisi molecolari, che rimangono il metodo diagnostico di riferimento per la conferma dell'infezione.
La tecnologia potrebbe tuttavia diventare un prezioso strumento di supporto per il monitoraggio fitosanitario, consentendo di individuare rapidamente le piante sospette da sottoporre successivamente ai controlli di laboratorio. In prospettiva, l'integrazione della sensoristica iperspettrale con le tecniche di agricoltura di precisione potrebbe rendere più efficiente la sorveglianza dei vigneti e contribuire al contenimento della diffusione della malattia.
Le prospettive della ricerca
I ricercatori evidenziano la necessità di ampliare le sperimentazioni coinvolgendo vigneti con livelli di infezione inferiori e varietà di vite differenti rispetto al Sangiovese.
Particolare interesse riveste lo studio dei vitigni a bacca bianca, nei quali la flavescenza dorata determina l'ingiallimento delle foglie anziché l'arrossamento tipico delle varietà a bacca rossa. La validazione della metodologia in contesti agronomici diversi rappresenterà il passaggio fondamentale per favorirne una futura applicazione operativa nella gestione fitosanitaria del vigneto.
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