Mondo Enoico
Il vino è un investimento, quello italiano è una rendita certa
Meno dell'1% della produzione vitivinicola mondiale può essere definito fine wine, quindi destinato non a essere degustato ma invecchiato e considerato un investimento per il futuro
27 ottobre 2022 | C. S.
Nell'ultimo anno il valore dei grandi vini di pregio nazionali è cresciuto del 15,4%, come fa sapere Oeno Group, leader nel settore di questo genere di investimenti, in occasione della due giorni Be.Come 2022 dedicata a Siena ai vini d'eccellenza.
"Sono tre i fattori primari che conferiscono valore al vino e lo proteggono dalle perturbazioni dei mercati - ha spiegato il direttore di Oeno Group Justin Knock MW, - l'altissima qualità, la rarità e l'alta domanda per una produzione mondiale limitata visto che meno dell'1% può essere definito 'fine wine'. Tre elementi che consentono a questa forma d'investimento di essere considerata un bene rifugio, come l'oro o l'arte". Il trend positivo che porta sempre più persone a investirvi i propri capitali, fa sapere Oeno Group, spesso giovani tra i 30 e 40 anni, è confermato dall'indice Liv-ex 1000 che monitora l'andamento dei prezzi dei 100 dei vini pregiati più ricercati aumentato negli ultimi due anni del 36,7%.
Nel terzo trimestre 2022 i risultati migliori sono stati ottenuti da Champagne e Italia, rispettivamente con +8,7% e +3,7%. L'indice nazionale, che raccoglie 5 Super Tuscan e 5 produttori piemontesi, mostra un trend di crescita costante con un valore di mercato di +29% negli ultimi 2 anni e del 48% negli ultimi 5; a contribuire sono stati i dazi alle importazione imposti negli Stati Uniti dal 2019 al 2021. Anche la quota di mercato internazionale dei fine wines è salita dall'8,8% nel 2019 al 15,1% nel 2020 e al 15,4% nel 2021, stabilizzandosi all'11,8% nel 2022. La distribuzione dei territori vede ancora in testa la Toscana, che rappresenta il 57,7% del mercato, ma con il Piemonte cresciuto maggiormente nell'ultimo anno.
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