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Produttività e risparmio idrico: per la viticoltura del futuro i portainnesti M

Produttività e risparmio idrico: per la viticoltura del futuro i portainnesti M

I nuovi portainnesti sviluppati dell’Università di Milano ottimizzano l’utilizzo dell’acqua, resistono agli stress e riducono, in media, del 30% i consumi idrici, senza ricadute negative su produttività e efficienza fotosintetica

12 agosto 2022 | T N

In una delle estati più calde e siccitose degli ultimi 150 anni, arriva dalla ricerca scientifica una buona notizia per i vigneti: nuovi portainnesti che ottimizzano l’utilizzo dell’acqua, resistono agli stress idrici e riducono, in media, del 30% i consumi del prezioso elemento. Sono i “portainnesti M”, frutto del progetto di ricerca dell’Università di Milano supportato dalle imprese vitivinicole riunite in Winegraft, che offrono una prima risposta concreta ai cambiamenti climatici e al tema della water footprint nel vigneto per una diversa sostenibilità, anche economica, della viticoltura.

Portainnesti M: risparmiare acqua senza perdere produttività

I risultati della sperimentazione avviata da alcune aziende in varie regioni italiane, su diversi vitigni innestati con gli M, hanno portato a scoprire una eccezionale capacità di resistenza allo stress idrico di questa nuova generazione di portainnesti che, grazie ad un utilizzo biochimico più efficiente dell’acqua, mostrano un consumo nell’intero ciclo vegetativo minore del 25-30% rispetto ai portainnesti tradizionali, a parità di condizioni pedoclimatiche e di vitigno, senza perdere in quantità e qualità produttiva.

“La capacità di resistere agli stress idrici e quindi mantenere vigoria con carenza d’acqua è ottenuta attraverso due strategie diverse dai portainnesti M2 e M4 – illustra Attilio Scienza, studioso di viticoltura di fama mondiale e animatore del progetto di ricerca – Il primo ha un’ottima capacità di esplorare il suolo, anche in profondità, riuscendo ad accedere a riserve idriche che altri genotipi non riescono a raggiungere, combinato ad un minor vigore indotto alle viti e pertanto un minor fabbisogno idrico. L’M4, invece - continua Scienza - ha mostrato meccanismi di maggior efficienza nell'uso dell'acqua, in particolare in condizioni di stress idrico. Le piante innestate sull’M4 riescono ad avere un'attività fotosintetica elevata anche con poca acqua, senza dissipare la risorsa, ma aumentandone l'efficienza d'uso. Insomma, minori consumi di acqua per elevati standard produttivi sia in quantità che qualità”.

I controlli che il team di ricerca di Milano sta portando avanti ormai da oltre 15 anni in alcuni dei principali areali viticoli di Lombardia, Toscana e Sicilia sui "portainnesti M" impiantati con diversi vitigni (tra cui Chardonnay, Sangiovese e Cabernet s. e Nero d'Avola e Cabernet) confermano, anche quest'anno, come "questi portainnesti - afferma Lucio Brancadoro, docente e ricercatore della facoltà di Milano - inducono la vite ad un uso attento dell'acqua, quasi parsimonioso, che consente di non interrompere l'attività fotosintetica anche in condizioni di stress elevato. Risultano M4 e M2 i più efficienti in tal senso, e mostrano rispettivamente in Franciacorta e in Chianti Classico un'attività fotosintetica superiore del 35% e del 20% rispetto ai più comuni portainnesti, ma anche l'M1 e l'M3, seppur più adatti a climi freschi, ad oggi stanno dando risposte più che soddisfacenti".

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