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NON SOLO PER MIGLIORARE IL PROFILO DEL VINO, L’IRRIGAZIONE DELLA VITE SI DEVE UTILIZZARE ANCHE PER GARANTIRSI UNA BUONA VENDEMMIA. IL CLIMA CAMBIA, FORSE OCCORRE RIVEDERE MOLTI DISCIPLINARI DI PRODUZIONE

L’elevato costo per la realizzazione e la gestione di un impianto irriguo sono giustificati dall’alternarsi di stagioni anomale, o molto aride o molto piovose. In tali situazioni l’irrigazione può venire in aiuto del viticoltore, ma, attenzione, occorre cautela e professionalità per evitare effetti indesiderati, come aumento di sostanza secca, grossolanità al palato e povertà di aromi fini

26 maggio 2007 | Lorenzo Brugali

L’irrigazione della vite è una pratica agronomica che si adotta in molte zone viticole mondiali con lo scopo di sopperire a stress idrici ripetuti nel tempo e nelle zone tipicamente caldo-aride. La pratica di irrigazione, intesa solo come irrigazione di “soccorso” viene ammessa nei disciplinari di produzione per tutto il periodo vegetativo della vite esclusa la fase che va dall’invaiatura alla maturazione laddove l’irrigazione viene intesa come “forzatura” in termini quantitativi ma anche in termini qualitativi.
Proprio a riguardo occorre sapere che non è facile regolare l’apporto idrico alla pianta durante la fase di maturazione.

Un contributo per meglio capire come regolare l’apporto idrico alla vite è venuto dialogando con Bertolacci, responsabile del Lni (Laboratorio Nazionale di Irrigazione) con sede presso l’Università di Pisa.

- Un commento sulla diffusione degli impianti idrici nei vigneti d’Italia e suo uso in funzione proprio della qualità poi dei vini
In molte zone d’Italia si sta diffondendo l’ausilio degli impianti idrici sia in termini di aumento qualitativo ma anche, oramai sempre di più, per sopperire alle esigenze idriche che negli ultimi anni sono molto altalenanti con annate piovose e annate siccitose. Studi in itinere dell’università di Pisa evidenziano come zone vitivinicole storiche quali la Val d’Orcia hanno apportato l’uso di acqua nei propri vigneti anche se devo riconoscere che il costo sia d’impianto ma soprattutto di funzionamento sono molto elevati. Di solito sono agronomi specializzati a gestire i vari impianti proprio per non avere effetti indesiderati come aumento di sostanza secca, grossolanità al palato e povertà di aromi fini.
In altre zone come Val di Cornia, ed altre D.O.C. “minori” gli impianti irrigui non hanno trovato diffusione proprio per l’elevato costo di gestione visto anche la realtà di piccole aziende produttrici”

Sapendo che il fenomeno fisiologico correlato all’irrigazione è la traspirazione, il saper dosare bene l’apporto idrico alla pianta diventa una condizione assolutamente fondamentale per non entrare in una condizione lussureggiante dove la pianta beneficiando di un surplus idrico produce più sostanza secca sia in termini di germogli, tralci, fogli e grappoli e quindi alla produzione di uva per ettaro.
Agronomi specializzati giocano proprio sul rapporto condizioni ottimali/ stress idrico intendendo quest’ultimo come quella situazione dove l’acqua diventa un fattore limitante per le normali funzioni della pianta.
Per stabilire un’influenza positiva dell’acqua in termini qualitativi vengono presi in considerazione i dati analitici più significativi in fase di fermentazione quali zuccheri ed acidi ma anche polifenoli e peso medio del grappolo:



Evidenziano come un buon equilibrio idrico produca in termini di vini dei prodotti ricchi in polifenoli, morbidezza (meno acido malico) ed elevata gradazione, buona acidità.

Praticamente parlando occorre portare le piante prossime ad uno stress idrico forzato ma anche naturale, visto il clima pazzo attuale, per poi reintegrare l’optimum di acqua con irrigazione programmate e ben gestite.

Ed allora è facile intuire come in zone viticole provviste di impianti irrigui sia altrettanto facile ottenere ottimi vini che però vengono prodotti anche in zone dove l’irrigazione non è prevista.
Verissimo, ma questo è fortunatamente dato da estati caldo aride seguite da mesi con buon apporto idrico (Settembre piovoso) che mitigano il clima e non fanno arrivare le piante in stress idrico con punti di appassimento irreversibili.
Fino a quando arriveremo al limite di acqua non ci saranno grossi problemi i quali compariranno quando le piogge si concentreranno in determinati periodi dell’anno, con quantitativi massimi di 600 mm/annui, con autunni piovosi solo per i mesi di Ottobre e Novembre, con primavere tardive aride e calde; un po’ quello che sta accadendo quest’anno.
Prima si pensava ad impianti irrigui cosiddetti “qualitativi” ma credo sia venuto il momento di rivedere i nostri disciplinari di produzione per inserire normalmente l’uso dell’acqua, laddove sia possibile farlo

Da sottolineare, in ultimo, che anche in Francia recentemente, il governo francese ha autorizzato la pratica dell'irrigazione dei vigneti fino al 15 agosto.
Nel caso delle AOC, l'irrigazione resta comunque fortemente regimentata, non essendo possibile attuarla per più di 2 mesi ed essendo vietato il "goccia a goccia".

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